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Ladro di mail
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Titolo: Ladro di mail
Autore: Metello
Contatto:
Racconto n° 981
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Il foglietto ti era caduto mentre uscivi dall'ufficio di corsa come al solito. Lo raccolsi con l'intenzione di dartelo ma quando vidi di cosa si trattava ci ripensai. Era chiaramente il tuo indirizzo elettronico: Mara_33@.....
Lavoravamo uno di fronte all'altro da due anni ormai e non si era andati mai oltre un rapporto normale fra colleghi. Io, veramente, sarei voluto andare anche oltre ma il tuo atteggiamento non lo permetteva. Fredda e professionale, anche della tua vita privata si sapeva poco in ufficio.
Facevi parte dei sogni segreti di mezzo ufficio e certamente dei miei. Sposata da più di due anni. Alta magra, seni piccoli e prepotenti per l'aspetto aggressivo dei capezzoli che spingevano, in estate, contro la sottile maglietta che li ricopriva. La linea della schiena, dopo una rientranza sopra le natiche, sporgeva a disegnare un sedere dal profilo perfetto. Attraente e distante.
Ad ogni battuta dal sapore vagamente malizioso, dopo un lieve rossore, ti chiudevi in te come un riccio. Non sopportavi gli sguardi diretti.
Quel foglietto lo rigirai a lungo fra le mani e poi decisi: ti avrei scritto. Naturalmente non avrei detto chi ero.
Fu alla terza mail che rispondesti. Avevo ormai perso le speranze. Iniziò cosi una lunga corrispondenza.
Dopo una decina di mail cominciai a sentirti rilassata e a parlare di te. La confidenza aumentava ad ogni lettera e lentamente si arrivò all'argomento sesso. L'imbarazzo che in ufficio mostrava ad ogni complimento nascondeva una personalità molto complicata.
Sessualmente ti sentivi attratta da atmosfere forti, ti masturbavi spesso fantasticando su situazioni estreme. Il sesso con tuo marito non bastava per calmare le fantasie che avevi. Avresti voluto dargli di più, che ti proponesse cose più frizzanti.
Numerosi come numero, i rapporti con tuo marito erano, diciamo, monotoni, come svolgimento. Ricalcavano schemi ripetuti. Avevi orgasmi fortissimi ma la testa sognava sempre qualcosa di più. Più trasgressione.
Il rapporto anale era in cima ai tuoi desideri. Spesso ti facevi trovare in posizioni invitanti ma lui non osava mai andare oltre carezze e baci. Una specie di delirio invadeva il tuo corpo quando sentivi le sue labbra insinuarsi fra le tue natiche. Una sorta di timore di osare t’impediva d’essere più audace.
Conoscevo tutti i tuoi desideri ormai. Tu i miei. Ti avevo descritto nei dettagli cosa ti avrei fatto se ci fossimo incontrati. Facevamo l'amore fra noi con lunghissime lettere. Tu mi confessavi che ogni notte, fra le braccia di tuo marito, facevi l'amore con me.
Ogni giorno, uno davanti all'altra, alle rispettive scrivanie, ci scambiavamo emozioni. Ti proposi di incontrarci. Bello, ma difficile da realizzare, la tua risposta.
L'occasione si presentò. In ufficio ti fu proposto di seguire un congresso che interessava la parte specifica delle tue competenze. Il congresso si svolgeva a Bologna. Avresti passato fuori una notte.
M’avvertisti con una mail che c'era questa possibilità. Mi chiedesti se per me era possibile. Avrei voluto gridartelo che era possibile.
Presi un giorno di ferie e inventai una scusa con mia moglie per stare fuori la notte. Sarei venuto nella tua camera e tu mi avresti aspettato a luci spente (questo me lo chiedesti tu per evitare l'imbarazzo). Avrei trovato la porta aperta.
Il buio era totale ma, dopo essermi chiuso la porta alle spalle, mi abituai presto al buio. Stavi appoggiata alla finestra. In piedi. Mi avvicinai. Sapevo esattamente cosa fare.
Con una mano ti sfiorai il viso e con l'altra scesi in mezzo alle tue gambe. Alzai il vestito leggerissimo e, senza indugi, con un dito premetti contro il tuo sesso. Il tuo respiro aumentò e quando appoggiai le labbra alle tue ti sentii come cedere fisicamente. Sapevo cosa volevi. Niente tenerezze. Ti spogliai in pochi attimi e, senza staccare la bocca dalla tua, entrai con le dita dentro la tua figa bagnata.
Iniziai una lunga masturbazione.... Sapevo come toccarti… dove toccarti... me lo avevi spiegato tante volte. Ti sentii godere quasi subito. Subito ti spinsi in basso facendoti inginocchiare. Ero ancora vestito e mi aprii i pantaloni mettendo davanti alla tua bocca il mio sesso eccitatissimo. Con una mano sul capo ti attirai a me.
- Prendilo in bocca - Sentii come un irrigidimento. Avrà riconosciuto la mia voce?, mi dissi.
Mi ero ripromesso di non parlare, temevo riconoscessi la mia voce. Non ti diedi il tempo di pensare: prendendoti per i capelli, ti attirai a me e te lo spinsi in bocca. Iniziò così un lungo pompino che mille volte mi avevi fatto in modo virtuale.
Mi sfilai la camicia e feci scorrere i pantaloni e i boxer a terra. Ti feci alzare e ti portai verso il letto. Ti coricai a pancia in giù e affondai il viso fra le tue natiche.
Ti stavo trattando come una puttana, Ti stavo trattando come volevi tu.. Prima la lingua poi un dito entrarono in quel buchino tante volte violato dalle tue dita ma mai da un cazzo. Quando ti sentii rilassata entrai con due dita e ti massaggiai a lungo.
Appoggiai il sesso teso e duro all'ingresso del suo posto più segreto. Iniziai a spingere con determinazione. Sentivo che cedeva, si allargava... Con un colpo forte entrai completamente. Un urlo uscì dalla gola.
Mi fermai e decisi che ora era il momento... Allungai la mano sul comodino e accesi la luce. L'ano allargato dal mio sesso, spalancato... eri eccitante oltre ogni dire. Ti presi con forza per i capelli e ti feci voltare il viso su un lato, in modo che potessi vedermi in faccia:
- Ho sempre sognato d’incularti, troia - TI dissi quella frase con durezza, mentre ti schiacciavo col mio corpo e t’impedivo di muoverti.
La sorpresa per te fu forte e ti muovevi come una gazzella ferita. Rabbiosa. Ma io spingevo dentro il tuo sedere con colpi forti, decisi. E tenevo il tuo capo schiacciato sul letto.
Sentii il piacere irrompere improvviso in me come un'esplosione. Venni dentro di te e poi mi abbandonai pesante sul tuo corpo. Rimanemmo a lungo in silenzio.
"Quanto tempo abbiamo perso, potevamo farlo molto prima".
La tua voce ruppe quel silenzio. Seguì una risata di entrambi.
La notte fu lunga e noi dormimmo poco, anzi niente.