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La commensale
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Titolo: La commensale
Autore: Discipline
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Racconto n° 982
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È buio, una lampadina triste illumina l’ingresso del suo palazzo. Prima sento i passi, i tacchi a spillo che risuonano contro il freddo asfalto, poi vedo lei che mi viene incontro. Cammina con la testa leggermente reclinata in avanti, una cascata di capelli castani le copre quasi completamente il viso. Ad ogni passo dal cappotto esce una gamba affusolata accarezzata da calze in seta anni 50.
Seduta in macchina, lo spacco della gonna si alza fino a scoprire tutta la gamba sinistra e io vi appoggio la mano. La calza è ancora fredda a causa della temperatura invernale. La sua mano si appoggia sopra la mia come per fermarmi. Mi guarda dritto negli occhi per qualche secondo e poi, bruscamente, spinge la mia mano contro il suo sesso. Solo un sottilissimo strato di stoffa trasparente divide le mie dita dalla pelle del suo pube appena rasato. Fuori quattro amici sono fermi sul portone per salutarsi, i suoi occhi sono ancora puntati contro di me, quasi una sfida, che io raccolgo.
Sposto il perizoma e le mie dita fredde si fanno largo tra le sue labbra. Si slaccia il cappotto senza smettere di guardarmi, la leggera maglia di lana non riesce a nascondere l’effetto delle mie dita fredde nonostante l’aiuto del reggiseno. I capezzoli spingono contro la stoffa tesa dai suoi grandi seni.
Il suo sesso inizia ad inumidirsi, è eccitata dall’idea di farlo sotto casa dei suoi. Con una mano spinge sulla mia e con l’altra sbottona i miei pantaloni, si infila sotto le mutande e cerca di liberare il mio sesso. Quando ci riesce distoglie lo sguardo per la prima volta e abbassa la testa. Le sue labbra calde si aprono inghiottire il mio pene, due passanti guardano verso la macchina e cercano di capire cosa sta succedendo. Il buio protegge la nostra intimità. Tolgo la mano dalla sua figa e le alzo la testa, un cerchio rosso intenso come il suo rossetto è rimasto intorno al mio pene turgido.

All’ingresso del ristorante ci accoglie il solito cameriere anonimo che ci scorta verso il tavolo. Non so neppure io chi la nota per prima ma lei è la, sola nel deserto di una tavolo apparecchiato per sei, con gli occhi neri che si guardano in giro intimiditi e i lunghi capelli neri che le ricadono lisci sulle spalle a proteggerla dagli sguardi indiscreti dei presenti. Quando ci servono la prima portata le sue cinque amiche arrivano. La musica soffusa copre a stento le loro conversazioni.
Improvvisamente la donna si alza per andare in bagno e Manuela la segue. Non potrebbero essere più diverse, pur essendo tutte e due molto belle. Cinque minuti dopo Manuela torna dal bagno seguita, a breve distanza, dalla commensale sconosciuta. Ora i capelli neri le circondano il viso leggermente arrossato.
L’appartamento dove siamo diretti non è lontano e io mi godo la sorpresa camminando dietro Manuela e la sua nuova amica. Passeggiano abbracciate e la mano di Manuela scende a sfiorare i glutei della sua ultima conquista.
Scendo le scale interne dell’appartamento e mi siedo sul divano, Manuela e la sua nuova amica si sono fermate al piano di sopra. Accendo lo stereo, dalle casse la voce roca di Mark Knopffler si diffonde come un profumo per tutta la stanza. Riapro gli occhi quando sento i tacchi di Manuela sui gradini.
Attraverso la prima rampa della scala la osservo scendere, si è tolta la gonna e compare alla fine delle scale coperta solo dal suo splendido completo intimo nero semitrasparente, le gambe ancora inguainate dalle calze in seta e due manette rosa in mano. Dietro di lei la ex commensale solitaria è completamente nuda, il corpo snello, il seno appena pronunciato e le lunghe gambe fanno da contraltare alle forme generose di Manuela.
Mentre mi spoglio loro si baciano e si cercano con le mani, conquistando un'intimità che io dovrò riuscire a rompere per godere a pieno della serata. Sono in piedi alle spalle della nuova amica, le bacio la pelle vellutata delle spalle, con le mani accarezzo i piccoli seni e il ventre piatto. Manuela continua a baciarla con passione, le loro lingue si cercano. Manuela spinge la sua amante sulle spalle e lei si abbassa piano, bacia i grossi seni, succhia i capezzoli induriti dall’eccitazione, scende con la lingua fino a raggiungere le gambe divaricate di Manuela che inizia a baciarmi, il mio pene turgido perso nei capelli neri della nuova amica.
Adesso sono tutte e due girate verso di me, in ginocchio giocano con il mio pene, Manuela lo prende in bocca e poi, dopo averlo inumidito un po’, lo porge alla sua amica che, quasi fosse timida, lecca il glande prima di convincersi a prenderlo in bocca. Si danno il cambio e lo spettacolo di vederle con la lingua percorrere contemporaneamente il mio pene dalle palle al glande mi eccita al punto da non riuscire quasi a resistere.
Manuela è sdraiata sul grande divano marrone, le braccia tese oltre la testa, il seno vince la forza di gravità e si erge sopra il suo torace, che si muove ritmicamente ad ogni respiro. Le gambe divaricate accolgono la testa della sua amante che, a carponi, la penetra con la lingua mentre io da dietro mi muovo adagio dentro di lei. Il mio pene scorre lentamente dentro di lei e le fornisce il ritmo con cui leccare la figa di Manuela.
Il colore della pelle sulla faccia di Manuela cambia insieme al ritmo del suo respiro quando, più velocemente di quanto mi sarei immaginato, la lingua della sua amichetta la porta all’orgasmo. Mi sdraio sul divano, Manuela si impala sul mio pene e si muove lentamente, faccio sedere la commensale sopra di me, il suo sesso sopra la mia bocca. Le sento baciarsi sopra di me. Poi i mugugni della nostra amica si trasformano in grida, la sua figa si contrae ritmicamente sopra la mia faccia.
Manuela ammanetta la nostra compagna di giochi e la fa inginocchiare davanti al divano, le mani distese lungo la schiena. Le lunghe gambe divaricate terminano in due glutei ben modellati, tenuti aperti dalle mani di Manuela che, in ginocchio di fianco a lei le sta leccando la piccola rosa dello sfintere. La sua lingua cerca di penetrarle l’ano ma non ci riesce, allora ci prova con un dito e finalmente ha successo. La lascio fare per prepararmi la strada.
Con la mano guido il mio pene verso l’ano della nostra amica pieno della saliva di Manuela. Premo adagio, poi sempre più forte. Man mano che aumenta la pressione lo sento allargarsi, poi, improvvisamente, penetro. Lei emette un grido di dolore, Manuela la bacia sulle guance e le accarezza i capelli. Mi muovo molto lentamente e ogni tanto lei geme.
Sfilo il pene dal suo ano e lo infilo nella bocca di Manuela che lo succhia con passione fino a quando non mi sposto per rientrare nel culo tondo della commensale. I miei movimenti sono un po’ meno delicati, lei si sta abituando ad avermi dentro. Mi alterno tra la bocca di Manuela e quel magnifico culo. Ogni volta Manuela, dopo avermi insalivato il pene, divarica i glutei della sua amica e le allarga l’ano con un po’ di sadismo.
Ammanetto Manuela allo schienale del divano e trascino la sua amica sotto di lei. I tacchi alti delle scarpe che ancora indossa slanciano le gambe di Manuela che terminano in un sedere morbido e forse un po’ abbondante, sotto di lei la sua amica, le braccia ancora immobilizzate dietro la schiena, le sta leccando la figa. Io mi avvicino, separo i due emisferi del suo culo e le infilo un pollice inumidito con la mia saliva nello sfintere. Gioco dentro il suo ano per un po’ poi ci infilo anche l’altro. È lei a chiedermi di penetrarla, quasi che aspettare che io le faccia male penetrandola sia più doloroso della penetrazione stessa.
Dentro il suo culo il mio pene arriva al culmine del piacere, lo sento pulsare e poi sono percorso da una scarica elettrica mentre vengo nel suo ano.
Apro le manette di Manuela che prende le chiavi e si allontana con la sua amica. Sdraiato sul divano, esausto, la vedo salire le scale dietro di lei, ancora ammanettata, e carezzarle i glutei. Dal suo sorriso capisco che loro due continueranno a giocare anche senza di me.