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Lorella - Una nuova vita
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Titolo: Lorella - Una nuova vita
Autore: DRoberto2
Contatto:
Racconto n° 984
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Signori, potreste non credermi, ma quella sera io rientrai a casa, senza riuscire a connettere un a frase sensata. Lorella, la mia migliore collaboratrice si era mostrata un’amante inaspettata.
Uno per tutta la vita si aspetta di vivere una situazione del genere, e poi ecco, che il sogno più erotico si concretizza in realtà! Quella notte stentai ad addormentarmi, e il mattino seguente ero quasi convito che gli eventi della sera prima non fossero mai avvenuti.

Ore 9.30
Ero nuovamente entrato nel mio ufficio. Avevo quasi paura ad entrare, anche perché non sapevo come Lei avrebbe reagito. Poi la intravidi, dietro la sua scrivania, sollevò la testa, mi accennò un saluto e mi fece un sorriso! Il mio cuore ebbe un tonfo, quanta era bella! Non poteva essere vero che io l’avessi avuta, come ogni uomo desidera: non amore, ma sesso!
Io non mi comportai in modo differente. Ricambiai ma non feci altro.
Mi portai al mio posto, chiusi dietro di me la porta, e mi sedetti. Avevo difficoltà a concentrarmi! Ma quando guardai in basso vidi lo slip strappato della sera prima semi nascosto dalla scrivania.
Mi affrettai a raccoglierlo. Me lo passai fra le dita e mi misi ad osservare la trama del tessuto, ma essendo un “ridicolo” perizoma c’era molto poco da osservare.
Aprii quindi il cassetto e lo infilai dentro, era un bel ricordo e non lo avrei mai voluto dimenticare.

Ore 11.00
Incontro con il cliente. Presentazione del progetto. Partecipanti alla riunione, io, Lorella (in qualità di assistente)…

Ore 13.15
La riunione si protrae ad oltranza. Il cliente è un rompi cz… è deciso a farci le pulci. Ma io ho metà del mio cervello dedicato a pensare a Lorella ed alla sera prima.
Lei invece è efficiente, come si suole dire “sul pezzo”. Parla di numeri, di soluzioni, di architetture è fredda. La sua bellezza è innegabile, ma è nascosta da quella sua professionalità che la fa sembrare un’entità astratta. La sua intelligenza è brillante, ma quella del cliente no.
Il suo abito, diverso di quello della sera precedete, è sempre molto sobrio ma anche molto elegante ma senza esagerare. Una camicia a fiori in seta color panna, con una gonna a tubo molto aderente e con una spaccatura che potenzialmente potrebbe arrivare molto in alto, ma è invece frenata da bottoni al ginocchio. Oggi ha invece il reggiseno, che ha il pregio di esaltare il suo bel seno, e la gonna aderente fa intravedere, in alcuni movimenti, uno slip standard. Oggi è vestita in modo convenzionale, ma per quel cliente (più giovane di me) è fin troppo!

Ore 14.00
Sono sfinito, la trattativa non si vuol chiudere. In compenso lui (il cliente) ci prova! Lo vedo, è ammirato dalla bellezza di Lorella, e lei se ne accorge, e conoscendola sarà molto infastidita di questo. Lei vuole essere apprezzata, sul lavoro, per la sua bravura professionale, e non per i centimetri di pelle che mostra.

Ore 14.30
Lorella si arrabbia ed è contrariata. Il suo naturale ottimismo sta cominciando a cedere. La commessa o la perdiamo o la prendiamo a condizioni capestro. Il nostro progetto è in forse. Il lavoro di 3 settimane in fumo! Ma a questo punto lei si azzittisce, si stropiccia il naso e chiude gli occhi per estraniarsi. Poi dice:
- Signori, mi dovete scusare dieci minuti. E se il mio capo è d’accordo, mi assento per aggiornare alcuni appunti!
Ma quali appunti, non avevamo concordato alcuna alternativa, e poi le decisioni le prendo io. Ma a questo punto contraddire un collaboratore è pericoloso od il cliente potrebbe avere la sensazione di cattivo coordinamento.

Ore 14.45
La riunione continua, a tono ridotto, in attesa che lei torni. Ora rientra. Sembra tutto normale. Ma poi comincio a notare alcune cose differenti:
Il viso. Si è completamente ritruccata, su quegli stupendi occhi neri, si è passata della matita blu mare ed un ombretto dello stesso colore.
Le labbra sono di un rosso fuoco che fanno del suo viso il centro dell’attenzione della sala, con i suoi capelli neri raccolti sulla nuca al fine di mostrare il suo sensuale collo.
E poi ha esagerato con il profumo, Mi stordisce, ma non sono il solo. Anche il cliente ne rimane folgorato, e per qualche secondo sia io che lui restiamo in silenzio.
Lorella si avvicina, ed io noto, e forse non solo io, che anche qualche cosa del suo abbigliamento è cambiato. Non ha più il reggiseno, sotto la camicetta si intravede il suo seno muoversi liberamente e non ha neppure il top sotto ad aumentare la copertura.
La gonna con lo spacco è ora più profondo in quanto ha aperto altri bottoni, e lei non perde occasione di volgersi verso il cliente e fargli vedere le gambe. Ma poi intuisco, si è tolta anche gli slip. Ma che cosa ha intenzione?
Ha rotto ogni inibizione, sono 4 anni che lavoro con lei. Non la conoscevo sotto questo aspetto. Si muove sempre più vino al cliente, è dolce ed ammaliante. Porta la discussione fra lei e lui, e fa come se io non esistessi. Divengo un muto spettatore.
Gli pone nuovamente la prima ipotesi di contratto, anzi ha anche aumentato, a nostro favore, alcuni aspetti economici. Gli mostra le carte e si avvicina a lui. Si posiziona alla sua sinistra, dove ha lo spacco, e fa in modo che questo si apra sempre di più. Vedo le sue calze fino all’elastico dell’auto reggenza!
Si china sul tavolo, mostrando il suo sedere “imperiale” e contemporaneamente lasciando che la sua camicetta si apra di quel che basta finchè lui possa vedere.
Il cliente è completamente alla sua mercé, lo gestisce come un burattino. Lui cede sotto ai suoi ammiccare, ai suoi gridolini “scemi”, cede ai suoi messaggi di sesso!
Io sono eccitato, e mi sembra di impazzire. La vorrei prendere lì.
Il cliente cede di schianto, accetta di firmare il contratto. Lo firma.
Lorella è soddisfatta. Ci sediamo quindi insieme per definire le ultime formalità del contratto. Lorella si siede di fronte a me, il cliente è posto a capo tavola! Ma quando siamo lì a definire le ultime formalità sento il suo piede (di Lorella) toccare la mia gamba.
Io le sorrido, ma continuo a parlare con lui, che non capisce che cosa sia successo e come sia giunto alla chiusura del contratto.
Intanto il piede, scalzo, di Lorella continua a toccarmi l’interno coscia. Il mio pene sembra esplodere e temo contemporaneamente che qualcuno ci possa vedere, e che peggio, lui il cliente se ne possa accorgere.
Allora sposto la sedia più sotto il tavolo, per portare il mio busto contro lo stesso e cercare di nascondere quanto succede sotto. Cattiva idea. Il piede di Lorella ora arriva direttamente sul mio pene e lei non si lascia perdere l’occasione. Comincia a spingere sempre più. Io non resisto e non capisco se sia più folle lei od io, faccio in modo di aprire la patta dei pantaloni e lasciare che alcune dita del piede di lei si intrufolino nei pantaloni.
Mi sembra quasi di venire. Io comincio a parlare in modo “fesso” e sperare che lui se ne vada al più presto.
Lui si alza, io sono in difficoltà. Lorella ritrae il piede! Cerco di coprire il tutto, allacciandomi la giacca!

Ore 15.30
Rientro nel mio ufficio. Sono contento di aver chiuso un buon ordine, ma eccitato per il comportamento di Lorella. Troppo eccitato, devo “liberarmi”.
Alzo il telefono, e chiamo Lorella che nel frattempo era tornata al suo posto:
- Vieni subito!
Lei, dopo qualche secondo si affaccia alla porta del mio ufficio.
- Mi hai chiamato?
- Certo!
Lei entra e fa per chiudere la porta.
- No lascia aperto!
- Ok - fa lei con una voce quasi indifferente.
- Ma sei folle? – faccio io, non arrabbiato, ma preoccupato.
- Perché? – Fa lei in modo innocente, spalancando i suoi splendidi occhioni neri di una bellezza senza tempo.
- Ma non eri tu che non volevi essere valutata come donna, ma come persona? Mi hai sempre rimproverato di una mia forma di discriminazione sessuale, confondendo la gentilezza e cavalleria per altro.
Lei rimane silente e poi esplode:
- Non ce la facevo più! Era una trattativa senza senso. Quel deficiente non avrebbe mai capito le nostre ragioni. Io ritengo che sia un buon contratto, per noi, in termini economici e per lui in termini di ritorno d’investimento. Lui è un manager tanto quanto un salumiere. Ci affettava il progetto come si può affettare una pezzo di prosciutto. Lui non è in grado di capire e l’unico strumento a lui accessibile alla sua testa, sono i suoi genitali. E quindi l’ho trattato come si aspettava che il suo archetipo di donna sia: scema e puttana.
- E quindi hai voluto essere scema e puttana! Mi deludi!
- Guarda Roberto, che l’importante è essere consapevoli. Io non sono scema, ma se lo faccio non vuol dire che io lo sia. Puttana forse, la mia faccina brava (e bella) ragazza non mi ha mai permesso di soddisfare alcuni desideri, che penso, molte donne possono avere. E poi tu non me lo hai chiesto. Non mi hai sfruttata. L’ho scelto io. Io sarò puttana, ma io per scelta... lui invece non potrà mai scegliere di essere intelligente e soprattutto non ha potuto impedire che il suo pene potesse decidere al suo posto.
Io rimango senza parole. La sua lucidità mi colpisce. Non concordo con lei. Ma è una sua scelta. Io mi alzo e mi porto alle sue spalle. Intanto sento arrivare Samantha nel corridoio che precede il mio ufficio:
- Ingegnere, vuole che le apro una pratica per il nuovo ordine?
- Si certo, mi prepari gli incartamenti e me li porti per la firma.
- Ok, mi dia qualche minuto.
Io resto alle spalle di Lorella, mi avvicino sempre più fino a toccare una spalla con la mano.
- Tu Lorella mi piaci, ma che senso aveva toccarmi anche con il piede?
- Mi piaceva, mi piace trasgredire, come ti ripeto per troppo tempo sono considerata una brava ragazza, e lo sono, ma questo non mi deve impedire che anche io posso e voglio trasgredire. Da ragazza, giovane di neppure 19 enne, ho avuto unp splendido ragazzo. Ci toccavamo, ma senza mai arrivare al dunque. Io lo avrei scopato 10 volte al giorno e fatto pompini ogni volta che me lo avrebbe chiesto. Io lo amavo, desideravo dolci amplessi e furiose sveltine, lui invece non andava mai oltre. Ma io lo amavo ed avrei atteso il momento di scatenarci. E sai come è finito?
- No.
- Un giorno, dopo la scuola, sono andato a casa sua, per fargli una sorpresa,e ho trovato la porta aperta e sono entrata. In camera sua l’ho trovato mentre si scopava la mia migliore amica a pecorina sulla scrivania! Ma non l’aveva neppure spogliata, le aveva sollevato la gonna, spostato sul lato quelle insignificanti mutandine bianche e se la stantuffava furiosamente, forse in un rapporto anale. Quella maiala!
- E tu?
- Io sono rimasta senza parole!
Mentre Lorella parlava io comincia ad abbracciarla, e mentre lei appoggiava dolcemente la sua testa sul mio braccio, io allungavo le mie mani sul suo seno, prendendolo e stringendolo. Lei sussultò ma continuò a parlare, come se si fosse aperto un antico vaso di pandora, che forse lei stessa voleva nascondere, ma ora era giunto il momento di svuotare.
- Io ero sconvolta ed inferocita, ma contemporaneamente ero eccitata nel vedere quel deficiente con i pantaloni calati, con il suo bel culo (e ti assicuro che un culo così se ne vedono pochi in giro) al vento mentre il suo pene entrava e usciva dal retro di Paola. Lui, nel vedermi tentò di fermarsi, ma Paola lo bloccò nel suo tentativo di uscire, e lui venne. In quel momento mi sarei messa a piangere ma era tanto l’amore per lui ed il desiderio di averlo che avrei anche accettato un rapporto a tre. Anzi è sempre stato un mio recondito desiderio. Ma lei, la bagasciona, disse subito “Lorella cosa puoi pretendere, se non gliela dai lui in qualche modo dove sfogarsi”
- Hai capito la crocerossina – le dissi.
Ed intanto invitai Lorella ad alzarsi, e sempre cingendola dalle spalle le cominciai a toccare i fianchi e da quella abbondante spaccatura della gonna sul lato sinistro, che aprendo tutti i bottoni arrivava fino al giro vita chiuso da un elastico, potevo arrivare ai sui glutei. In quel momento potei confermare la mia ipotesi che si era tolte anche le mutande. Le percorrevo la fessura delle natiche fino ad arrivare al suo sesso che era completamente bagnato ed eccitato. Ma Lorella non fece nulla per allontanarsi. Allora le chiesi:
- Ma almeno questa Paola era bella?
- Non era bella, non era brutta, semplicemente era normale.
- E poi?
- E poi nulla, lui rimase senza parole, e fu Paola ad investirmi di parole che per me suonavano come pugni nello stomaco in quanto anche amica: “Tu non ti concedi, non sai neppure fargli una sega od avere un rapporto orale. Francesco (così si chiamava quello stupido) è un uomo che desidera fare sesso almeno tre volte al giorno e tu sei così miope che non hai neppure capito che da tre mesi, io e lui scopiamo almeno una volta al giorno anche nei cessi del Liceo”.
“Ma tu sei la mia migliore amica,” le dissi piangendo per il doppio tradimento. “Tu e Francesco siete ciò che amo di più, perché mi fate questo.”
Io mi avvicinai a lui e gli toccai una guancia. E lei, che nel frattempo si era sistemata alla meno peggio la gonna, si inginocchiò di fronte al mio ragazzo, gli prese in mano il suo grosso pene, sporco dal rapporto precedente e con lo sperma ancora gocciolante, e disse: “Cara amica, io ho provato a dirtelo in questi mesi, i ragazzi hanno bisogno di cose concrete e non delle tue carezze, non se fanno nulla” e quindi senza dire altro cominciò a fargli una pompa sotto i miei occhi. Se lo ficcava fino in gola, e per spingerselo ancora più a fondo gli prendeva i glutei e se lo tirava a se. Lui dopo un primo disorientamento le infilò le mani sui capelli e cominciò a muoverle la testa per fare una scopata violenta, ed ancora una volta, benché io fossi in loro presenza, riprese ad avere un’erezione violenta e maestosa ed ebbe una eiaculazione così abbondante che dai lati della bocca di Paola ne uscirono molti rivoli. Vuoi sapere la morale?
- Dimmi!
- Io non penso che sia normale essere come Paola o me, secondo molti canoni comuni si potrebbe dire che sono una puttana. È vero, lo sono. Ma non lo faccio per soldi, o per potere, lo faccio perché mi piace, e questo rende la mia coscienza pulita.
Io ero eccitato dal suo racconto, dal fatto che fosse quasi nuda ora nel mio ufficio, con la porta aperta e che da un momento all’altro potesse arrivare la mia segretaria Samantha. Il mio pene spingeva dai pantaloni e premeva su i suoi glutei.
- Ma tu ora vuoi sentirti “puttana”.
- Si, mi piaci, mi piace fare sesso con te.
- Accetteresti di farlo ora?
- Ora?
- Si qui, certo nella stessa posizione che il tuo ragazzo scopava la tua amica.
- E se viene Samantha od altri?
- È questo il bello!
- Scopami, ti prego.
Io senza farmelo ripetere due volte la spinsi violentemente sulla scrivania, lei appoggiò le mani sul bordo, incurvò la schiena e mi mostrò il suo sedere imperiale.
Io estrassi il mio pene ormai esplodente e spostai la sua gonna di lato e feci per penetrarla nella sua dolce vulva
- No Roberto, non li!
Io capii, puntai quindi sul suo ano e la penetrai senza complimenti. Ero nelle sue viscere. Con una mano le toccavo i glutei e con l’altra cercavo di raggiungere il clitoride. Anche lei era molto eccitata dalla situazione. Io aumentavo continuamente il ritmo e cercai, volutamente, un rapporto violento, egoista, senza “rispetto”.
Lei cominciò a godere, e a dire, senza poter gridare.
- Si ti prego, fottimi, prendimi, io sono tua.
Io spingevo e stantuffavo violentemente, in quel veloce e feroce amplesso le dissi:
- Ma se tu sei una vera puttana godereccia mi devi togliere un altro grillo.
- Dimmi, dimmi quello che vuoi.
- Io voglio fottermi anche Samantha, e tu mi devi aiutare a raggiungere questo obiettivo.
- Certo, quello che vuoi.
Io continuai sempre più veloce, finchè venni dentro di lei al solo pensiero di quello che avremmo fatto insieme con Samantha. Ed anche lei venne, questa volta insieme.
Finito l’amplesso, lei rimase un po’ in quella posizione poi cominciò a sistemarsi la gonna e la camicia, ma io ancora con il pene di fuori le dissi:
- Cara Lorella, il lavoro non è ancora finito.
E senza dire altro la feci inginocchiare e l’invitai in malo modo a proseguire con la bocca. Lei ubbidì, e con le sue dolci labbra e la sua morbida lingua prese a pulire il mio pene.
- Non ho più 19 anni per avere un secondo amplesso ora! Ma ora dovresti sentirti soddisfatta.
- Certo – mi disse Lorella, - è quello che voglio, ma che gli uomini che ho amato (ed amo) non hanno voluto mai capire.

Ore 16,20
Lorella era ancora intenta a leccarmelo quando sentimmo i passi veloci di Samantha nel corridoio. Senza dire una parola, Lorella si sedette sulla sedia cercando di sistemarsi il più velocemente possibile. Io mi portai dietro la mia scrivania, e mi sedetti: con i pantaloni e le mutande calate, ma nascosto dalla mobilia.
- Ingegnere – disse Samantha – questa è la documentazione richiesta. Se non c’e’ altro, io oggi io mi prenderei un’ora di permesso.
- Bene, ci possiamo vedere domani.