|
|
|
Franco e Maria
|
|
|
Titolo:
Franco e Maria |
Autore:
Babele |
Contatto:
|
Racconto
n° 998 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Franco era il figlio unico dei proprietari del pastificio "Erre", un bel ragazzo dal carattere d'oro e gran lavoratore pur se dipendente della sua stessa azienda, Franco era portato ad esempio per figli non proprio perfetti. Lo avevo conosciuto ad una festa privata in casa di amici comuni, e con lui la sua fidanzata Maria, miope, occhialuta laureanda di un paio di anni "più vecchia" del bravo rampollo degli "Erre". Maria era la classica "gatta morta" che non noti, non vedi e non senti finchè non te la ritrovi tra le balle, perché allora ti deve salvare la fortuna! Avevamo fatta amicizia in fretta ritrovandoci sovente a ciarlare insieme nello svolgersi della festa durante la quale avevo sentito il dovere, per motivi di cortesia, di fare qualche ballo con la insignificante Maria mentre invece mi era piaciuto molto stare a colloquiare con Franco. Mi sentii sepolto sotto una montagna di disagio quando, ballando un lento con Maria (Franco ballava poco, a lui non piaceva, a Maria invece tanto) incominciò a stropicciare bellamente e volutamente il pancino contro il mio cazzo che si indurì subito... ma non si fermò mica qui perché mi baciò e leccò più volte il collo in prossimità del lobo dell'orecchio destro prima che lo slow avesse termine! Ci rimasi così male, imbarazzato, imbambolato come uno scemo che non seppi che fare o pensare tanto da dovermi in seguito defilare il più possibile dalla assalitrice per evitarmi di dover invitare quella troppo intraprendente Maria lì. Quando, a festa finita, me ne andai, avevo ricevuto l'invito per quindici giorni dopo e proprio a casa di Maria, invito che accettai su insistenza di Franco. Vi partecipai con la mia ragazza e da quel giorno entrai nel giro delle amicizie di Franco e Maria, gruppo che organizzava festicciole dall'uno o dall'altro ogni quindici giorni. Fu così che imparai in fretta che Franco era innamoratissimo e gelosissimo di Maria, mentre lei innamorata lo era "forse", fedele sicuramente meno. "Gelosia ed il suo coltello" li battezzai perché Franco era giusto il ritratto comportamentale della gelosia vera mentre Maria era, con il suo "modo di fare", il coltello piantato in lui a mulinare ed a squarciare sempre più la dolorosa ferita che sanguina costantemente nei portatori di tale patologia. Li vidi impegnati, ognuno nel suo proprio ruolo, festa dopo festa. Lei sceglieva un cavaliere e cominciava ad invischiarlo nelle sue lussuriose ed esplicite voglie, lui somatizzava la gelosia facendosi venire un mal di stomaco sempre più violento e dolente finchè dovevamo interrompere (soprattutto Maria) di ballare per dedicarci al "recupero" della salute minata di Franco. Tutti sapevamo tutto e ci adattavamo alla bisogna. Quando Maria ed il suo solitamente incolpevole partner si erano raffreddati, il mal di stomaco di Franco scompariva e riprendeva la normalità, una verità che mi sembrava una barzelletta. Quella volta che ci andai da solo alla festa non avevo pensato al "pericolo" che potevo correre, Maria mi ghermì subito e cominciò a "lavorarmi" di brutto, le sue cosce fasciavan la mia per frusciare su di essa con i peli pubici, il suo pancino roteava sul mio uccello la sua mano tirava la mia dentro la scollatura della sua camicetta su tette smilze, la sua lingua mi vezzeggiava lobi e collo, la assai insignificante Maria era una botte ricolma di erotismo sfrenato e mi stuzzicava in tutti i modi senza alcun risparmio o ritegno. Ed ecco manifestarsi il classico mal di stomaco di Franco del quale non avrei voluto essere mai il colpevole e proprio mentre mi veniva piantato nell'orecchio l'invito, o meglio la minaccia: - Ti aspetto martedì alle cinque a casa mia, se t'azzardi a non venire è meglio che tu faccia un corso full immersion per talpa perché ti strappo i coglioni ovunque ti trovi e me li faccio al tegame con burro, salvia ed aglio! - Il sorriso finale della minacciante non dava adito a scappatoie, passai i giorni tra dubbi, voglie e rimorsi, tra l'altro poi, fisicamente, non valeva niente quella lì, e perché avrei dovuto fare un torto così grande ad un bravo e buon ragazzo come Franco?, ad un mio stimato amico? Fui da lei alle cinque e cinque. Maria era insignificante anche nuda, ma a letto fu solo sensualità, voluttà, erotismo e piacere supremo allo stato puro e tanto bastò per farmi dimenticare l'amico ed il torto che stavo consumando a danno suo e della sua legittima gelosia. Maria, eri nel ghetto delle insulse, hai scalato e raggiunto il podio della Dea. Franco, ti ho commiserato dal primo minuto che ti ho conosciuto "per colpa di Maria", ti invidierò - per merito di Maria - finchè "lui mi tirerà"!
|
|
|
|