Faber  |
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Lui la chiamava zarina, da sempre.
Dall'inizio dei loro giorni.
La chiamava così anche se la storia della giovane donna era un po' diversa da quella che quel modo di chiamarla poteva lasciare pensare, e nessuna parentela, nemmeno indiretta, la legava ai Romanov. Il fatto di chiamarla così era na... |
| Il treno da San Pietroburgo |
Faber  |
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Era arrivata da San Pietroburgo in serata.
Dopo un viaggio estenuante durato quasi una settimana. Vestita da uomo a tratti, i capelli nascosti sotto un cappello di foggia marinara, vecchio e scolorito, i pantaloni di tela ruvida a righe, simili nel disegno al manto dei materassi negli ostelli dove... |
Faber  |
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Nemmeno dette uno sguardo alla busta sigillata con la ceralacca.
Che infilò sotto la blusa, nascosta tra la camicia e la pelle prima di salire sul cavallo che gli veniva porto. Dopo le prime ore di corsa sentiva il sudore del collo del cavallo staccarsi a gocce e sferzargli il viso.
Cavalcava vel... |
| L'uomo, il nastro rosso e il fantasma |
Faber  |
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Ne aveva sentito la necessità assoluta.
Di liberarsi.
Di lei, una volta per tutte.
Perché era da troppo, troppo tempo davvero, che ritornava. E ogni volta per lui alla fine era un nuovo, mutuato, immutabile tormento.
Insinuante, saliva come nebbia alle campagne, lambendogli prima solo di strisci... |
Faber  |
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Quando comperai Rebecca, ricordo ancora il giorno della scelta, anche perché, benché ci fosse un'offerta assai scarna quel giorno, e si sarebbe fatto in fretta a valutare ogni schiava in vendita, non valutai né soppesai nemmeno altre scelte.
Mi colpì subito.
Non solo per la bellezza.
L'aria selva... |