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Racconto n° 1339
Autore: Donar Altri racconti di Donar
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Diario dal Sahara, un viaggio tra le grandi dune del deserto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle La Terra dell'Arcano - Prima Era Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Friends, amici come prima Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Escort, un gioco che può cambiare la vita
 
 
Donne in competizione
La natura è competizione. Le sue creature sono in competizione, da sempre, per la propria sopravvivenza, per la vita! Gli umani non fanno eccezione, anche se hanno evoluto il termine. L'hanno sottoposto a regole sociali, tentato perfino di modificarne l'essenza nel corso dei secoli, complice cultura, religione, costume!

La premessa, per introdurre una recente storia, seguendo una riflessione che rischiava di venir annientata da pudore, perbenismo, e da tutte le considerazioni ricevute da una società che adesso dichiara tutti i suoi limiti di sopravvivenza...

Un amico insegnante, presso un Istituto Tecnico, mi ha chiesto la disponibilità a praticare delle lezioni ad una 5a classe, in occasione degli esami di maturità, per spiegare i meccanismi dei mercati e l'evoluzione della finanza.

Mi sono lasciato coinvolgere solo per 2-3 ore il sabato mattina. E dopo le formalità delle presentazioni e le informazioni sugli alunni, ho iniziato le mie lezioni.

Davanti alle novità, anche gli allievi più svogliati ed indifferenti osservano e studiano i personaggi con cui avranno a che fare. Dovevo spiegare e mostrare ad una classe mista di 25 alunni, a maggioranza femminile, come funzionano i mercati, come si possono interpretare e, tramite computer, come realizzare strumenti di controllo sui fondamentali e sull'analisi tecnica.

Al solito avevo l'attenzione delle femmine, molto meno dei maschi, ma disponibile e tollerante come voglio considerarmi, consentivo a chi non aveva intenzione di seguire, di fare altro...

Ai primi banchi le solite - secchione - sorridenti, ammiccanti, esuberanti perfino, ad ascoltare le lezioni che non avrebbero mai letto in alcun libro, poiché frutto della mia personale esperienza professionale.

Una ragazza in particolare mi colpiva, per la sua devozione, e spesso, spiegando, indugiavo su di lei. Una bella figliola, 19 anni, con i segni della femminilità accentuati da forme prosperose. Come le altre compagne, indossava jeans trasandati, e t-shirt attillatissima, di un paio di taglie almeno sotto la propria, a mostrare con generosità ombelico e creste iliache...

Dovevo ovviamente, restare indifferente, poichè distante di qualche generazione, dal mondo di questi ragazzi, dei quali avrei potuto esser babbo piuttosto che fratello maggiore...

Da qualche lezione, Jessica, si presentava con minigonne generose, che non passavano indifferenti, con le battutacce dei maschi ed i commenti delle compagne, ammirate le amiche, sdegnate le invidiose.

Avrei potuto interpretare il suo umore dal colore del perizoma, che regolarmente mi mostrava ogni sabato mattina. E l'esibizione le riusciva facilmente, ogni volta che l'osservavo. Non solo, ma veniva nascosta agli altri compagni perchè seduta al primo banco, proprio davanti a me.

Ecco la sfida: un maschio adulto, maturo, single senza vocazione, provocato da una bimba che poteva essergli figlia. Quali i progetti della ragazzina? Non avrei potuto favorirla nemmeno volendo. Ero disabilitato per qualsiasi valutazione, né potevo raccomandarla poiché escluso dalle riunioni dei docenti, dunque qual'era la strategia?

Unica conclusione quella fatta in premessa: messaggi semplici e senza troppa malizia che una femmina ripeteva come natura consentiva! I suoi istinti erano, in questo caso, per l'uomo maturo, per quel gioco infinito che rende gli uomini vittime e le donne complici e consapevoli. Ero l'oggetto della sua seduzione. Le mie riserve, per la cultura e l'educazione ricevuta, ma soprattutto perché non ero mai stato bersaglio del corteggiamento di una donna.

Conflitti e perplessità mi inseguivano ogni volta che entravo in classe, cercando con lo sguardo la provocatrice delle mie lezioni. E fu proprio un sabato mattina del maggio scorso, che la vidi a gambe divaricate, senza mutandine, con intenzioni ben definite: voleva il mio consenso su di lei!

Il testosterone, l'ormone galeotto dei desideri, nei maschi provoca gli istinti più violentemente che nelle femmine. Inutile dire che non restavo indifferente, ma non volevo mostrarlo agli altri, mi preoccupavo soprattutto delle confidenze con la compagna di banco, che di sicuro le avrebbe propagate...

Avevo ancora un paio di giornate, i ragazzi avrebbero dovuto riepilogare dimostrando i risultati della mia esperienza. Non li avrei più incontrati, quanto meno non nell'ambiente scolastico. Ma fu ancora la mia tentatrice a provocare: - Mi scusi, prof - mi strillò inseguendomi nei corridoi dopo la campanella, - potrei avere delle lezioni private da lei? -

Ecco fatto! Adesso ero coinvolto, come uomo, come insegnante, ed ogni risposta sarebbe stata una confessione: - Jessica, che altro vuoi sapere che già non sai? -
Cercavo di prenderla alla larga, per trovare una via di fuga. Aveva occhi grandi, era lì davanti a me, disponibile, invitante, e tutta la sua malizia era definita, dichiarata. È questa l'origine delle masturbazioni mentali, quando vorresti far discutere la logica con le emozioni.

- Vieni pure quando vuoi - le dissi, senza nascondere l'imbarazzo, porgendole il mio biglietto. La lasciai soddisfatta a guardarmi, mentre abbandonavo la scuola. Non volevo pensare ancora a quella sbarbina, dovevo liberarmene, dopo aver denunciato a me stesso tutte le mie debolezze.

Una folla, una marea, i censori nella mia testa. E se fosse tua figlia? Era il commento più ragionevole che mi assillava. Ma non dovresti insegnare piuttosto che subire i capricci dei ragazzi? Se coloro che ti hanno investito di fiducia e di responsabilità, immaginassero il tuo compiacimento per le smorfie di una ragazzina, che giudizio potrebbero emettere? Geloso della mia dignità, della serietà che mi aveva introdotto nell'ambiente, adesso invece dovevo indulgere con me stesso.

Solo per essere stato l'oggetto delle provocazioni di una giovinetta, che avevo subito e non respinto, ero in conflitto, in lotta con la mia coscienza. Cercai di sorridere, di non pensare e soprattutto di convincermi che non sarebbe successo altro...

- Prof, posso venire stasera? Vorrei preparare una tesina per gli esami, sulle sue lezioni, mi aiuterebbe? - Questa la telefonata, cui confermai l'appuntamento. Automaticamente scattò la preparazione per la visita: una sistemata all'appartamento, rifornimento di bibite, salatini e succhi di frutta nel frigo. Normale comportamento per l'ospitalità che concedevo a qualche amante occasionale.

Ma non si trattava della visita di un'amante, di un'allieva piuttosto! E non abbandonavo l'idea che si stava definendo: una lezione certo, ma non sui mercati, di sesso appunto, mentre autocelebravo le mie prerogative di maschio esperto. E l'idea mi stava stimolando, eccitando perfino...

Si fece attendere oltre l'orario previsto, ma si presentò più casta e pudica di come si era lasciata osservare a scuola. Un po' di rimmel, un leggero colore alle palpebre, un profumo invadente, accattivante e gradevole. Mi aspettavo un'alunna capricciosa, da poco maggiorenne, si era presentata una donna ben curata e ben vestita. Molti luoghi comuni si stavano sgretolando, le stereotipo femminile era per ciò che conoscevo, donne dai 40 ai 50 anni. Ma nulla sapevo delle ragazze d'oggi ed il confronto con quelle dei miei 18-20 anni, era davvero improponibile.

Ci sedemmo davanti al computer, ma si alzò quasi subito scusandosi per un istante. Ritornò con il leggero pull in mano, poco protetta da una maglietta generosamente scollata, mostrando il ricamo del reggiseno, ma soprattutto le indovinavo due capezzoli rigidi che puntavano la mia attenzione.

- Prof, lei mi sta osservando - disse distogliendosi dal monitor - Si Jessica - le risposi - sono 3 mesi che mi mostri il tuo intimo, conosco il colore di tutti i tuoi perizomi - , le risposi senza emozioni. Sapeva il fatto suo e non c'era verso di metterla in difficoltà, io ero a disagio anche se cercavo di nasconderlo.

Mi guardava, sorridente, si offriva, il suo volto era proteso verso il mio, voleva esser baciata, indugiavo, per l'ultima difesa a tutte le mie ossessioni. Sfiorò il mio braccio, ed il contatto divenne una pressione indescrivibile, mi stava sollecitando. Arrivò alla mia mano, sentivo la sua sopra il dorso, mi accarezzava la leggera peluria delle falangi, percorrendo le venoline azzurre nervose, fino alla punta dei polpastrelli.

Ci stavamo osservando, lei come una donna matura, io come un bambino eccitato, lusingato dai suoi desideri, senza capire più la differenza fra una ragazza, una donna, una femmina in delirio... Ancora i fantasmi di un maschilismo sciovinista, come se 40 anni di differenza fra le donne del dopo guerra e le ragazze degli anni 80 non avessero provocato l'auspicata rivoluzione dei sessi. Ed è per questo che i retaggi della vecchia cultura oggi impauriscono gli uomini nei confronti diretti...

Non saprei dire se mi decisi io a baciarla o fu lei a sfiorarmi le labbra, ma dovevo insegnarle proprio nulla. La bocca poco aperta, si propose con la lingua che assaggiava ed aspirava la mia, semmai era più frenetica, più aggressiva, ma era già la donna che ogni uomo desidera, io soltanto mi ostinavo a vedere una bambina. Mi sosteneva la nuca con la sinistra, la destra più audace, accarezzava il mio petto.

In preda all'eccitazione più sfrenata, le stavo accarezzando i glutei sopra i pantaloni, sentivo l'orlo del perizoma, ne definivo il perimetro di copertura, cercavo di recuperare il colore ai ricordi, in realtà ero incapace di dominarmi.

Jessica s'impadronì velocemente del mio sesso, lo stringeva e lo strizzava eccitata, simulava a bocca aperta il piacere d'averlo dentro di lei, producendosi in mille smorfie, ad ogni movimento impresso dalla mano. Cercai di sollevarla per convincerla a guadagnare la camera, ma si oppose, prese la mia destra invece e se la portò dentro i pantaloni, aperti abbastanza per farsi toccare.

Mi ribellavo alla sua volontà, volevo esser io ad imporre le regole. Si sfilò la maglietta, si slacciò il reggiseno, facendomi esplodere in faccia due seni consistenti, eretti e profumati. Mentre affondavo la bocca nei suoi capezzoli, la sostenevo dietro la schiena. Con la mano le frugavo il pube, accarezzandole il sesso, senza alcuna difficoltà per divaricarla, meravigliato per l'umore che stava producendo, dimenticando, nell'immancabile confronto, che una ragazza produce 2-3 volte il lubrificante di una 40nne.

Mi masturbava a denti serrati e labbra aperte, con violenza, mentre stava ansimando per sfogare il piacere che anch'io le procuravo... Distesa sulla poltrona, a seno nudo, con i pantaloni e le mutandine a mezze gambe, aveva il mio sesso nella sua destra. Anch'io ero seduto, con la testa sui suoi capezzoli, la mano impegnata sul monte di Venere, fra la clitoride, l'orifizio e le ghiandole escretori. Mi meravigliai quando cominciai a eiaculare, cercando di scusarmi per la precocità dell'orgasmo. Sorrise forte provocandomi ancora: - Sei vecchio prof, immaginavo che saresti venuto alla svelta... -

Cercavo di giustificarmi per una certa astinenza... Mi accarezzò invece, con un gesto fra l'indulgente ed il comprensivo, senza permettermi altri commenti. Mi scossi al suono del suo cellulare, era un amico, forse il ragazzo di turno, cui fece mille moine, molti sorrisi e tutte le carinerie che si raccontano i fidanzati...

Si scusò dicendo che doveva andare, che era stato bello, che ...bla... bla... bla...

Ero stato violentato da una ragazzina, da una 19nne, una - figlia - , che continuavo a rifiutarmi di vedere come una donna...

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