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Racconto n° 300
Autore: Melissa Lilymarleen Altri racconti di Melissa Lilymarleen
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Social Game, la tentazione che viene dal Web Escalation, una corsa verso la trasgressione assoluta. The Best, il gioco delle parti Luxury, un incontro pericoloso Infedele, le verità nascoste. Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto My Story, il coraggio di affrontare la verità Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione
 
 
Gigolò
-Quanto zucchero?-
-Due per favore- gli ho dico voltandomi.
Estraggo il cellulare insieme al foglietto consumato e appallottolato dentro la tasca interna della borsa e lo osservo per qualche istante.
Compongo il numero.
Lui dietro di me continua a preparare il caffè, un pretesto per vedermi, forse per l'ultima volta.
-Pronto?- accento nordico, sembra.
-Pronto, ciao- mi sono sentita in diritto di potergli dare del tu, senza nemmeno conoscerlo.
-Con chi parlo?- la sua voce è potente.
- Sono Marlene. Ho preso il tuo numero dall'annuncio che compare sul giornale.-
Lui si avvicina a me e mi cinge il busto con le mani mentre poggia le labbra umide sul mio collo teso. Il sole rosso filtra dalle persiane mezze aperte e il caldo è asfissiante, si insinua in ogni parte del corpo e rende pesante e stancante qualsiasi movimento.
Le sue labbra percorrono la mia pelle agitata ed imperlata da piccole gocce di sudore e sento la punta del suo naso sfregare contro i miei capelli freschi di parrucchiere.
-Ah, chiami per l'annuncio- dice lo sconosciuto al telefono
-Sì, chiamo per l'annuncio- rispondo inclinando un pò la testa per favorire i baci del mio amante.
-Dimmi, cosa vuoi sapere- sembra molto formale
-Descriviti- esclamo quasi imponendoglielo.
-Alto 1.86, capelli corti castani, occhi neri, fisico ben fatto, spalle tornite, sedere sodo...Dicono che assomigli tanto a quell'attore...-
-No, non m'importa a chi somigli- lo interrompo -la descrizione sembra abbastanza soddisfacente-
Il mio uomo continua a baciarmi imperterrito il collo (chissà da quanto tempo lo desiderava dopo che per qualche mese mi sono negata a lui, indignata) e io mi sto un pò sciogliendo sotto quei baci.
-Quanti anni hai?- chiede quello al telefono
-E' importante?- chiedo a mia volta
Indugia un pò e risponde: -No, non è importante...-
-Bene. Per me lo è.- dico
-Trentotto appena compiuti.-
Sono soddisfatta, gli chiedo la tariffa.
La bocca che deliziava fino a pochi istanti fa il mio collo si è di colpo fermata e sento il respiro del mio amante bloccarsi.
-Trecento- risponde
-Lire?- chiedo
-Euro-
-Biglietto compreso?-chiedo ancora.
-No, biglietto escluso. Arrivo da Genova.-
-Biglietto più una notte in albergo trecentocinquanta euro-
La bocca dietro di me è ancora immobile ma adesso riesco a percepire il respiro, sebbene fioco.
-Quattrocento- dice ancora
-Vada quattrocento- cedo -Ti va bene la settimana prossima...? Martedì, che ne dici? Ti va bene martedì?-
-Sì, mi va bene. Verrai tu all'aereoporto?- chiede ancora con quella strana e controversa formalità.
-No, prenderai un taxi. Ti dirò poi dove farti condurre-
-Va bene...-
-D'accordo allora. Ciao...ti chiami?-
-Vittorio-
-Allora ciao Vittorio, a presto-
-A presto...ehi, Marlene, ti farò impazzire.-
Sorrido:-Staremo a vedere-
Il cellulare scivola nuovamente dentro la mia borsa e il bigliettino finisce dentro il cestino che sta di fianco a me.
Finalmente mi volto, gli sorrido. Lui sembra alquanto stordito, mi chiede:-Chi era?-
Sorridendo ed ancheggiando mi dirigo verso il bancone su cui aveva poggiato la tazzina del caffè, lo bevo tutto d'un sorso e con uno scatto esclamo:-Scopami-
Il letto è due stanze più avanti, io cammino davanti a lui, il suo sesso sfrega duro ed eccitato contro le mie natiche evidenziate dalla gonna stretta e leggera, resa ancora più stretta e leggera dal sudore e dal caldo, forse dalla tensione e dalla voglia di scopare.
I suoi occhi sono cerchiati, vogliosi, famelici. La sua fronte è lucida e sudata, la camicia sembra essere di troppo, la cravatta stringe un nodo alla sua gola, ma non è quello che lo fa smettere di respirare: è la mia eccitazione, è il corpo vivo e prorompente che si tende davanti ai suoi occhi, sono le mie cosce nude e abbronzate, i miei seni gonfi, le mie labbra turgide.
Mi siedo sul bordo del letto e poggio la mia schiena sulle lenzuola fresche e bianche che riescono a darmi un pò di refrigerio. Sta in piedi davanti al letto, davanti le mie cosce indecentemente aperte e al mio sesso colmo di desiderio; estrae ciò che la sua virilità ha reso duro e corposo e lo indirizza verso la mia tana calda e spumeggiante.
La gonna arrotolata sui fianchi, le scarpe ai piedi, il perizoma spostato da una parte, le mie mani sui miei seni che sfregano contro la maglietta.
-Chi era, eh? Chi era al telefono?- ringhia
Il suo sesso mi riempie e mi fa sussultare, riesce ad entrare completamente dentro di me senza rinunciare ad un minimo di pelle, ad un minimo di piacere che arriva. Mi sento riempita e sono soddisfatta di averlo, sono soddisfatta di avere fra le cosce un uomo che sta godendo, che godeva già da prima al solo pensiero di possedermi a quel modo. Le sue mani afferrano i miei fianchi con brutalità, il mio collo si inarca e protendo il mio sesso sempre più verso di lui alzando un pò il bacino.
Urlo di piacere, mi mordo le labbra e le fiamme dell'orgasmo invadono tutto il mio corpo così come i flussi del suo sperma invadono le mie cosce nere ponendosi in netto contrasto con esse. Rimango tanto tempo sul letto, a quel modo. Lui è spossato ma ha trovato le energie per fare una doccia. Mi ricompongo, lancio un'occhiata furtiva al box in cui l'acqua scroscia e vado via, chiudendo la porta delicatamente.

Il martedì successivo.
-Sono nella stanza numero 206, ti aspetto- sono più rilassata della settimana scorsa. Solo adesso mi rendo conto di essere stata troppo fredda e scortese.
-T'immagino bella, sai?-dice probabilmente cogliendo la mia disponibilità.
-Non è un'idea completamente sbagliata...- sorrido
-Sono in ascensore, sto per salire-
-Va bene. Lascio la porta socchiusa-

Sento i suoi passi, cammina lentamente. Buon segno: un uomo che cammina lentamente è un uomo discreto e riflessivo, che sa gustarsi sapientemente i piaceri. Schiude piano la porta ed entra pronunciando un -Permesso?- serio ed irresistibile.
Gli sorrido e gli vado incontro, porgendogli la mano.E' davvero molto bello, sembra una scultura dell'età ellenica: forte, possente, armoniosa.
Lui sembra sorpreso, non si aspettava di trovarsi di fronte ad una donna molto giovane e me lo dice persino.
-Qual è l'età media delle tue clienti?- chiedo curiosa
-...All'incirca quarant'anni, la media. Poi, ci sono le eccezioni. Le rare eccezioni- dice annuendo.
-Ti dispiace?- gli chiedo
Scuote la testa e sorride mostrandomi i suoi meravigliosi denti bianchi.
-No affatto, anzi. A quanto pare queste eccezioni sono soddisfacenti...-
Tendo le labbra, questa volta sorrido nervosamente e scrollo un pò le spalle.
Richiudo mestamente la porta e vado a sedermi sulla poltrona davanti la larga finestra.
Lui è dietro di me e poggia una mano sui miei capelli, accarezzandoli.
Passano molti minuti, il silenzio sembra non imbarazzare nessuno dei due ma accompagna i nostri pensieri. Fuori la finestra il mondo scorre veloce, le auto strombazzano ma non riesco a sentirne il suono; le luci della città sembrano lucciole immobili, morte e imbalsamate,attaccate all'oscurità della notte, ogni cosa sembra scorrere normalmente, ma non il tempo. Non qua dentro, in questa stanza. Poggio una mano esile sul vetro freddo della finestra e la lascio scivolare, come se perdessi improvvisamente le forze.
-Ti pago per fare l'amore- gli dico piano
-Sono qui per questo, Marlene- dice con il mio stesso tono di voce
-No- sussurro girandomi verso di lui -ti pago perchè tu, questa notte, mi ami.-
Mi guarda con occhi smarriti, da cerbiatto impaurito, da bambino tenero ed indifeso.
Probabilmente anche io ho la stessa espressione, ma non me ne curo. Quando si paga qualcuno non è importante curarsi di ciò che potrebbe pensare.
E' un uomo abituato a fare ciò che le donne gli chiedono o gli impongono di fare. Probabilmente mai nessuna gli ha chiesto di essere amata e probabilmente adesso andrà via, sentendosi denudato.
Mi spoglia delicatamente invece, mi guarda negli occhi mentre le sue dita sfiorano impercettibilmente la mia pelle. Avvicina il suo respiro ai miei seni, fa scorrere le sue labbra su tutto il mio corpo mentre questo si inarca sotto le sue mani; con gesti di chi ti considera il suo privatissimo tesoro, mi adagia sul letto e mi bacia le labbra con una delicatezza infinita. Le sue labbra scendono, il suo volto affonda fra i miei seni, sul mio ventre, fino ad incontrare il punto più caldo ed amabile, quello che si trova fra le mie cosce. Gli accarezzo i capelli, sento il mio corpo abbandonarmi... Risale e sussurrando ad una distanza brevissima fra le mie e le sue labbra dice:-Ti amo- e lo dice mentre affonda piano dentro di me, mentre il suo corpo si incrocia con il mio.
Ci fondiamo l'uno all'altra, lo avvinghio a me mentre una lacrima solca il mio viso e un tenero sorriso apre il suo volto: siamo all'unisono.
Si muove piano, si muove fragile, si muove come colui che ama.
Fremo, il respiro è affannato, come il suo. Il piacere mi percorre inesorabile e continuo, denso e discreto allo stesso tempo. La mia voce è spezzata e anche la sua mentre mi dice morendo:-Ti amo...-

Dorme. Il suo volto è sereno, probabilmente sta sognando un mondo fatto da clienti come me. Bacio la punta delle mie dita e sfioro la sua fronte liscia e salda. I soldi sono sul comodino, sto per andarmene quando lo sento chiamare impastato dal sonno:-Marlene...-
-Si?- dico piano
-Stai attenta piccola...-
Richiudo la porta e con essa un mondo fatto di speranze.

Melissa Lilymarleen

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