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Racconto n° 3722
Autore: Amelia Altri racconti di Amelia
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Sacrificium, la sfida degli dei. Veleno, scorre dentro il sangue e ti porta via. Turquoise, paradiso e inferno senza via di uscita. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Tribe, tre enigmi per un solo mistero. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Tentazione, un peccato senza tempo. Suspect, il gioco degli inganni. Sex e Money, l'ombra del sospetto.
 
 
Come il mare
Sorgi dal mare, dio-dea, creatura evanescente.
Sei di una bellezza commovente, estrema, quasi dolorosa.
Ti gusto con gli occhi della pelle, a lungo, come a volerti ritrarre usando solo il mio sguardo bagnato di desiderio impaziente, scomposto, famelico, arrogante.
Ti muovi con la grazia spontanea e assoluta di un gatto, ridi con frivolezza mentre domi la folta criniera, una cascata di onde ramate, mentre nelle tue iridi giocose si addensano nubi dense di pioggia estiva, liberatoria e seducente.
Bevo il tuo respiro, mi nutro del miele ambrato delle tue spalle lucide, dune nel deserto scolpite dal vento, del tuo sguardo naufrago, delle tue risate cristalline, del tuo perenne fuggire.
Come il mare, sei. Come il mare, vivi.
Tumultuoso burrascoso pulsante libero selvaggio impetuoso vorticoso.
Ti gonfi gorgogliante e ti addobbi di spuma effervescente, poi ti abbatti su di me e mi stordisci ed è come morire, rinascere e morire.
Sei risacca che risucchia, scirocco caldo che inquieta, libeccio che mi fa urlare, spuma bianca sull'onda di un orgasmo travalicante.
Dormo quando te ne vai, narcotizzo la mia vulnerabilità, l'urgenza e la fame febbrile con cui ti abbraccio e ti bacio e vorrei divorarti.
Sai, ho imparato a svegliarmi la notte. Veglio il tuo sonno. Così posso donarti la dolcezza da cui fuggi, cavallo indomito. E ti parlo, e ti racconto la vita che vorrei fosse la mia e la tua, e incollo ogni lembo di pelle a te, cullata dalle mie stesse parole, mentre lacrime salmastre ti baciano il volto.
Ti dico del mio vagare per mesi in sordide arnie, trasportata da fonemi indecenti in squallide terre di confine. Ma con la sensazione di non essere sola.
Sì, perché anche allora avevo dentro un'energia inesauribile, una luminosità iridescente. Sentivo il mare dentro, sai? Il ruggito dell'onda divorante e l'estasi della calma distesa blu cobalto, i riflessi smeraldini, le trasparenze dell'anima.


A te, Aa.


Amelia

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