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Racconto n° 3810
Autore: Amelia Altri racconti di Amelia
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Social Game, la tentazione che viene dal Web Escalation, una corsa verso la trasgressione assoluta. The Best, il gioco delle parti Luxury, un incontro pericoloso Infedele, le verità nascoste. Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto My Story, il coraggio di affrontare la verità Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione
 
 
L'amore è fame
Sapevo che l'avresti fatto prima o poi, mio angelo nero, mio demonio angelico.
Gli orgasmi dolorosi, la furia assoluta con cui mi prendevi ieri, la tua anima danneggiata e sporcata.
Ora mi guardi con l'espressione confusa e smarrita di un animale. Un cucciolo sanguinante, scorticato, stremato. Mi spingi contro la parete usando solo il peso morto del tuo corpo. Ti tocco. Le mie mani sono disperate e artiglianti. Sei forte, più di me, ma i tuoi muscoli sono creta ora fra le mie braccia. Mi infili la lingua in bocca e la spingi fino in fondo alla gola, quasi a soffocarmi. Il tuo bacio sa di rabbia, di dolore. Conosco questi sapori. Sono gli stessi della mia bocca, gli stessi della mia vita. Puzzi. Di sangue, di sporco, di fumo. Imbratti la mia camicetta di grumi di sangue rappreso. E piangi, finalmente, tirando su col naso.
E io per la prima volta non sono la tua puttana ma tua madre. Io, raffinata donna matura dei quartieri alti. Tu, ruspante ragazzo di periferia. In comune: un padre assente, una madre debole e una smania patologica di fare sesso, sempre e comunque. Una fame atavica di contatto di pelle, di carne, di corpi. Io ricordo l'odore di cuoio della poltrona bordeaux e il suo frustino. Tu la cinghia, le urla di mamma e quelle mani rozze e callose. Io da grande il mio l'ho perdonato; tu, da grande, il tuo lo hai ucciso. Oggi.
Inizio a leccarti. Le mani, il collo, il volto. Sapore metallico di sangue tuo e di lui, la bestia.
Vedo la mia immagine riflessa nello specchio. I miei occhi hanno una profondità terrificante, intinti in un desiderio così pressante da sconfinare nel dolore. La voglia mi svuota la testa come una droga. Ti mordo aggiungendo sangue vivo al liquido nauseabondo che mi riempie la bocca. Sapore dolce, succulento come la carne. Mi inginocchio, ti calo i pantaloni e affondo il viso fra le tue cosce, ti succhio e mi strofino come un'ossessa sulla tua gamba. Con due dita ti entro dietro e premo con foga. Ti voglio smembrare, ti voglio mangiare, morsicare con i miei denti avidi. Ti lecco e mi riempio del tuo cazzo fin quasi a vomitare. Voglio impalarmi su di te, voglio vedere il tuo sperma che mi tracima dalla fica. Uno spasimo ti squassa. E io t'ingoio l'anima.
L'amore è fame.

Amelia

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