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Racconto n° 3817
Autore: Strega Altri racconti di Strega
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Sapore di Donna
Il burro si arrendeva al fuoco sciogliendosi amorevolmente, imbrunendo la delicata pelle lattea, mentre un lieve odore già si diffondeva nell'ariosa cucina.
Non le capitava da diverso tempo di ospitare una persona a cena, un uomo poi; aveva sempre avuto grande rispetto della sua casa e quindi raramente aveva permesso che un uomo ne conoscesse l'odore.
Troppo intimo, rivelatore.
Mangiare sulla terrazza, circondati dal verde della vite americana, lei di solito la usava per le pigre colazioni della domenica.
La cipolla finemente tritata perché donasse il colore del sole alla spuma fiammeggiante, adesso anche le sue mani odoravano di terra, era così eccitante cucinare.
Friggeva dolcemente fondendo l'odore corposo della cipolla e quello rotondo del burro, un po' di riso da tostare che subito si scuriva bagnandosi della morbidezza di un cristallino brodo di pesce.
Il fuoco una magia purificatrice, trasformava singoli elementi in un solo ed unico miracolo, le sue mani e la fantasia erano un mezzo.
Le piaceva muoversi libera in cucina, doveva avere spazio e non esisteva tempo, nessun misurino; non serviva, si affidava all'istinto che in quel campo si era rivelato spesso infallibile.
Sua mamma era sempre stata una cuoca comune, lo erano tutte le donne, costrette per anni alla - schiavitù del fornello - , lei non aveva mai cucinato se non lo desiderava davvero, era un rito e come tale andava rispettato ed aspettato.
Ancora un po' di brodo ed il riso cominciava a liberare l'amido creando la generosa crema.
Sua nonna invece doveva somigliarle molto.
Un mito nato intorno a questa donna che cuoceva il pane e urlava in piazza - Scappate, scappate, le streghe sono tornate! - .
Un fuoco d'artificio colorato di mille sfumature e lei così piena di contraddizioni aveva sempre immaginato di aver ereditato la dolcezza e la caparbietà di quella donna mai conosciuta.
Ridusse il fuoco, bagnando ancora copiosamente gli splendidi chicchi biondi.
Nell'acqua fresca affondavano le conchiglie perlacee, le avrebbe aperte ed annusate ad una ad una.
Alcune, le più grandi, le avrebbe servite insieme al bianco agrumato che Lisa, sua sorella, le aveva regalato l'estate prima.
Era famosa, fra gli amici, la sua ricca cantina.
In fondo era nata in una terra ricca di viti, aveva ammirato il succo ambrato fin da piccola e sapeva bene riconoscere i profumi e sapori che esso con un solo sorso poteva regalare.
Un veloce colpo di coltello e la conchiglia rivelava l'anima succosa e profumata, affondò il naso voracemente.
:- L'ostrica ha il profumo più intimo di una donna...- e le sue mani scorrevano veloci sulle cosce tese, mentre succhiava rumorosamente gli umori della conchiglia.
Ne riempì un vassoio che poi ripose in frigo, le altre le lasciò scivolare staccandole dal guscio nell'olio già sfrigolante.
Imbiondirono appena e l'odore spregiudicato di mare invase la casa.
Profilo delicato, piccole gocce di sudore sul collo, le spalle nude.
Le piaceva cucinare emozionandosi ed ora aveva voglia che il profumo di mare invadesse il suo corpo.
Raccolse i lunghi capelli neri in una coda improvvisata, lasciando che alcune ciocche le incorniciassero il volto.
Sciolse il grembiule avorio che le cingeva la vita, e sfilò quasi contemporaneamente la gonna di leggera viscosa nera; bagnò i frutti di mare con il vino agrumato, lo stesso che avrebbe servito prima del pasto e mentre evaporava tolse l'ultimo indumento una canottiera nera di microfibra.
Le goccioline profumate di mare si posarono sul seno libero, scivolando sui capezzoli rosa.
La paletta di legno per mescolare il riso quasi cotto, infilò poi con un gesto istintivo il grosso cucchiaio fra le labbra leccando la delicata crema con la lingua.
Le rosse fragole nel lavello, ne prese una e delicatamente la strofinò sulle labbra arrossate di desiderio del suo sesso, adesso anche le fragole avrebbero avuto l'odore di mare; ripeté il gesto per ognuna provando ad affondarle sempre di più nell'intimo odore, le dispose in due coppe di vetro, naturali e gustose.
Accese la luce in cucina, il sole non bastava più.
Tolse dal fuoco le ostriche e le unì velocemente al cremoso riso, appena un po' di fuoco ed avrebbero fatto l'amore creando un risotto meraviglioso.
Il pentolino antiaderente per sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente, l'avrebbe usato sulle fragole forse o sul suo ombelico e chissà magari poteva tornare utile per tante cose.
Infilò il dito nella crema nera saggiandone il calore e la densità, si sporcò entrambi i capezzoli, ancora il dito per passarlo sull'addome e la pancia fino al pelo del pube; adesso sapeva come l'avrebbe usato, si sarebbe vestita di cioccolato.
Sulle natiche e generosamente sotto le ascelle, sulle cosce e i piedi, mentre si addensava formando una seconda pelle.
Prese poi il pentolino e vi immerse il sesso morbido di peli e carne rosa.
Chissà se lui avrebbe apprezzato?
Spense il fuoco sotto il risotto e ripose le pentole sporche nella lavastoviglie; niente terrazzo, avrebbero cenato in casa.
Voleva essere mangiata.
La porta...
La tovaglia candida di leggera fiandra, le candele velocemente e al centro le ostriche e il vino freddo.
Ancora la porta...
:- Viola?-
I piatti di porcellana e le posate.
:- Si?!-
:- Aprimi Viola -
Si affacciò alla finestra che dava sul pianerottolo.
:- Benvenuto- gli sorrise.
Gli occhi di lui si posarono sul seno tondo e nudo che spuntava dietro alla sottile tenda.
:- Aprimi tesoro!-
Scivolò piano il sipario, lei nuda e coperta solo di vellutato cioccolato si offrì ai suoi occhi.
:- Dio mio,vuoi farmi morire?-
:- Prima mangiamo- scherzò lei
Lo prese per mano e lo condusse alla tavola.
Un bacio sulla bocca e la lingua nella carne voluttuosa dell'ostrica.
:- Siediti sul tavolo tu, apri le cosce e lasciami guardare, voglio dissetarmi di te.-
Viola salì sul tavolo e si sedette con le cosce aperte in modo che lui ammirasse il suo frutto voglioso mentre ingoiava le ostriche vive.
:- Un po' di vino?-
:- Voglio te!- affondò la faccia fra le sue gambe bevendo lunghe sorsate di desiderio.
Riemerse dopo qualche secondo lasciandola tremante.
:- La prossima portata la servo io - disse lui mostrandole la lingua coperta dai suoi umori.
Prese la pentola del risotto ancora fumante e con il cucchiaio lo dispose sul corpo nudo di lei.
Il calore del riso sciolse il cioccolato che iniziò a colarle sulle gambe, la bocca di lui gustava i sapori lentamente.
La lingua sui capezzoli turgidi, i denti che affondavano sulle delicate ascelle, la lingua ancora sull'ombelico.
:- Sei il tuo piatto migliore Viola.-
:- Sono il mio unico piatto!-
Aveva una ciotola in mano adesso e con due dita teneva una succosa fragola.
:- Voglio tutto e subito!- urlò
:- Ho fame, fame.. fame..- continuava
Infilò il frutto nel sesso palpitate di Viola che ora ansimava, lei strinse poco le gambe e restituì alla bocca di lui un succo rosso e salato che bevve avidamente.
:- Voltati Viola.- ordinò
Lei ubbidì mostrando le natiche nere di cioccolato.
:- Uhm.. cioccolato e fragole..-
Sentì le mani di lui divaricare rudemente le natiche lasciando a nudo il buco delicato e tondo, la fragola bagnata dalla sua saliva serviva forse per ammorbidirlo, la passava sul sedere quasi spremendola, facendo in modo che il succo colasse sulla carne viva del suo buchino.
Non era più la fragola adesso a spingere ma il suo sesso che forte infrangeva le barriere, spezzando il fiato di lei che affondava il viso sulla chiara tovaglia.
:- Delizioso il tuo cioccolato tesoro..-
:- Davvero delizioso..- ripeté
Continuò ridendo e mangiando fragole al cioccolato finché velocemente prese il suo viso fra le mani e la voltò
:- Apri la bocca Viola.-
Viola lo guardò negli occhi mentre le fitte dolorose lasciavano il posto ad un sottile piacere, lei non aveva mangiato...
:- Apri la bocca ed assaggia la mia essenza che sembra miele ma è veleno..-
Rise ancora mentre il succo dolce e salato scendeva nella bocca di Viola colando copiosamente sulle labbra, placando finalmente ogni suo appetito.


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