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Racconto n° 4125
Autore: MariaGiovanna Luini Altri racconti di MariaGiovanna Luini
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Escalation, una corsa verso la trasgressione assoluta. La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Black Earth, la terra oscura della vita Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio My Story, il coraggio di affrontare la verità Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere Suspect, il gioco degli inganni. The Best, il gioco delle parti Perfidia, il desiderio oltre la ragione
 
 
La fine. E il suo inizio.
Non ricordo quando sia cominciata. La storia del sesso con altri uomini, intendo, non la relazione con Luca: il nostro inizio fu quasi poetico, in un grande giardino alla periferia di Roma dove sua moglie e mio marito decisero di accompagnarci nell'agosto d'afa.
Non ci eravamo mai visti. Fu un gioco di sguardi sopra fiori stanchi e accaldati, poi un leggero sfiorarsi e uno scambio rapido di numeri di telefono scarabocchiati su tovagliolini di carta sporchi. E qualche sospiro inspiegabile, con gli occhi in cerca di un bacio reciproco senza motivo, senza preparazione. Senza previsione. Ci incontrammo il giorno dopo: inventò una chiamata dall'ufficio nel pieno delle ferie, raccontai che la casa editrice chiedeva con prepotenza un parere sulla copertina del libro. Quando fummo insieme l'imbarazzo durò pochi istanti. Non ci fu bisogno di parlare: non sapevo chi fosse, avevo le poche informazioni scambiate al telefono la mattina, ma mi lasciai baciare e spogliare subito, con il vestito leggero che cadde sul pavimento e le sue mani che afferrarono le mie natiche nude (sono nuda, sotto, sempre) stringendo fino a lasciarmi lividi scuri. Lo trascinai a passi rozzi e smozzicati gemendo per il desiderio, sedetti su un tavolo basso ricevendo con sospiri e grida la saliva sui seni, sul collo, tra le gambe: afferrai la sua testa e sentii la lingua penetrare, baciare, succhiare, e i denti mordere strappando dolore che mi confondeva la vista, poi gli chiesi di prendermi. Come non mi era mai successo. Dissi:
- Non resisto, prendimi.
Perché il corpo bruciava.
Si alzò e mi afferrò di nuovo le natiche, con quella stretta che adesso conosco, entrò senza dolcezza. Con la stessa brutalità di uno strappo, una lacerazione dell'anima. Urlai e venni prima ancora che iniziasse a muoversi, poi gli orgasmi piovvero come raffiche di temporale e mi confusero i ricordi, e fui solo sua. In una lotta interminabile e potente di corpi che si facevano male, si respingevano, aggrovigliavano, confondevano, amavano.
Amavano, sì. Perché l'amore nacque in quella stanza dove toccammo il letto solo per ritrovare un precario equilibrio in giochi di possesso e perversione che fino a quel pomeriggio avevo solo immaginato.
Per mesi ci vedemmo ogni settimana, nello stesso motel. Nella stessa stanza. Poi si presentò a un appuntamento con la chiave di un monolocale e i nostri amplessi passionali sudati rumorosi (e i miei sogni romantici) ebbero un tetto fisso nel centro di Roma. Con vista sulle strade strette e pettegole e il cielo che riempiva gli occhi.
Finché.
Finché un giorno propose di giocare.
- Se invitassimo un'altra donna?
Buttò lì con noncuranza, accarezzandomi i capelli. Lo guardai provando a capire se fosse serio: avevo il suo sperma tra le gambe, il corpo era privo di reazioni, completamente rilassato, ma la mente aveva sentito qualcosa nella voce. L'ombra di una richiesta concreta.
- Dici sul serio?
Si passò una mano tra i capelli.
- Sì. Una volta ogni tanto, per divertirci. Solo se ti va.
Rimasi in silenzio: sapevo di essere molto gelosa, spesso possessiva, così immaginai Luca tra le braccia di un'altra donna, davanti a me. Il corpo reagì in maniera imprevedibile: l'idea di lui che strappava gemiti di piacere a una donna giovane e bella sul letto del nostro monolocale fece contrarre i miei muscoli pelvici, e i capezzoli diventarono turgidi. Ne fui stupita: mi stavo eccitando. Notò la mia reazione e rise.
- Sembra che l'idea non ti dispiaccia
Osservai i miei seni, che sembravano strizzati dalle sue dita vogliose e crudeli. Sentii che mi bagnavo.
- Forse.
Non ero sicura che condividere Luca con un'altra donna mi trovasse d'accordo: era contrario a ciò che conoscevo di me stessa. Eppure continuai a pensarci tutta la sera, a casa, e non riuscii a scrivere: mi masturbai a lungo nel bagno e chiesi anche a mio marito di scoparmi in piedi, nel mio studio, con la mente fissa su Luca che penetrava un'altra donna davanti a me.
- Va bene, proviamo
Glielo dissi con un sms nel pieno della notte, rispose subito:
- Fantastico! Ci vediamo domani pomeriggio
Capii che aveva già in mente la donna da coinvolgere: pensai che fosse un'altra amante, una che frequentava e forse era più disinibita di me. Attesi il pomeriggio successivo con ansia e qualche momento di crisi: mi aveva chiesto di aggiungere alla nostra relazione, che per me non era solo sesso, un'estranea con la quale condividere il letto. Forse significava che era stanco, oppure annoiato. Forse voleva mettere insieme due donne che ugualmente desiderava, con la scusa del gioco. Non riuscii a capire bene quale fosse il mio stato d'animo, anche se il corpo sembrava fare storia a parte, con picchi di eccitazione indomabile e repentine necessità di autoerotismo: per i miei ormoni non esisteva alcuna remora, il pensiero di una donna da guardare e toccare e offrire a Luca perché la scopasse non era altro che puro godimento.
Quando arrivò il momento rimasi affascinata dall'amica che aveva portato: si chiamava Laura, era alta e snella e amava molto che una donna la baciasse. Mi mise a mio agio e la prima parte del nostro incontro fu un lungo scambio saffico che mi diede un piacere inatteso, pieno, brutale. Non so quanto tempo passai con la testa tra le sue gambe e la lingua incapace di saziarsi del suo sapore. Quando Luca si alzò dalla poltrona sulla quale aveva assistito ai nostri baci irruenti gli dissi:
- Scopala!
E notai sul suo viso il ghigno di chi era riuscito a ottenere esattamente ciò che sperava. Mi sdraiai supina, feci stendere Laura su di me leccandole i seni e la sorressi mentre Luca, penetrandola da dietro, le dava colpi sempre più forti. Poi accolsi il suo sperma in viso, con il sapore noto che si mescolava a quello appena conosciuto di Laura.
Andò avanti mesi: ogni tanto Luca arrivava nel nostro monolocale con Laura, e io partecipavo con gioia a questi incontri a tre. La incontrai anche da sola, due o tre volte, ma a lui non lo dicemmo mai.
Fino a quando, dopo una passeggiata al Colosseo in una notte di primavera, Luca disse:
- Adesso vorrei che provassimo con un uomo
Dall'inizio della nostra storia erano passati almeno due anni, e, se l'esperienza bisessuale con Laura era stata accettata con sereno compiacimento, la proposta di un uomo fu più difficile da comprendere. Desideravo Luca, non avevo in mente di tradirlo e forse ne ero incapace: il coinvolgimento fisico, emotivo, mentale era talmente forte che faticavo a concedermi a mio marito nelle rare occasioni di intimità, non credevo avrei potuto eccitarmi con un uomo sconosciuto. Non seppi cosa dire.
- Dai, voglio guardarti. Voglio essere il tuo padrone e ordinare a lui di farti ciò che desidero
Lo disse con una voce carica di aspettativa: non sentii il mio corpo reagire come era successo quando mi aveva proposto un gioco con una donna, ma l'idea che mi sottomettesse addirittura concedendomi a un altro uomo mosse qualcosa nella mia testa. Accettai pensando che il suo piacere sarebbe stato uno stimolo sufficiente per coinvolgere anche me. Se lui godeva, per me andava bene. Mi avrebbe sicuramente amato di più. Mi avrebbe amato come io lo amavo, forse.
Forse.
Non preannunciò l'incontro: per qualche tempo continuammo a vederci da soli, con il sesso che non riusciva mai ad annoiare e l'amore non dichiarato che riempiva i silenzi. Poi, una sera in cui mio marito era in viaggio per lavoro, arrivò al monolocale con un giovane biondo con gli occhi azzurri e il corpo statuario.
- Ecco Michele!
Disse, stringendo le palpebre mentre mi fissava.
Michele mi porse la mano, imbarazzato: sapeva, o forse solo percepiva, che per me era la prima volta. Chiacchierò del più e del meno senza accennare a toccarmi, finché Luca cambiò tono di voce.
- Michele, prendila adesso. Spogliala.
Michele gettò uno sguardo per controllare la mia reazione: avevo sentito una fitta di eccitazione appena la frase di Luca mi aveva raggiunto. Feci un passo avanti, un po' incerta per la verità, prendendo la mano di Michele e posandola sul mio seno. Sorrisi.
- Toglimi i vestiti.
Sussurrai, notando al margine del campo visivo la mano di Luca che iniziava una lenta masturbazione.
Fu quella sera, quindi, che tutto cominciò. Con Michele che prima mi accarezzò lieve poi, con la guida perentoria e crudele di Luca, mi penetrò brutalmente dietro, eiaculando dopo lunghi minuti di violenti colpi per dilatare una profondità che non avevo mai concesso a nessuno.
Fu l'unica volta che, quando fu tutto finito, Luca disse: - Ti amo, tesoro - .
Dopo Michele ci fu Stefano.
Dopo Stefano, Antonio.
Dopo Antonio, tre giovani di una squadra di pallavolo che Luca aveva conosciuto in palestra: riuscii a farmi penetrare da due di loro succhiando l'altro, mentre Luca impazziva di piacere.
Ecco.
Questo è il racconto del nostro gioco, più o meno. Non posso dire che sia la storia di noi, almeno non per me: quella è fatta di amore, parole, confidenza, incontri solo nostri che sono stati la maggioranza, e liti per gelosia. La gelosia del sentimento che scattava improvvisa per una banalità e trascinava a valle i detriti di due matrimoni che non potevamo mettere in discussione.
Fino a ieri.
Quando Luca se ne è andato.
Ci siamo incontrati come al solito, nel nostro monolocale. Mi ha spogliata senza una parola, ed è entrato dentro di me senza accarezzarmi: ha accolto i miei orgasmi ansimando, accarezzando il mio corpo e spingendosi sempre più dentro, baciando i miei seni con lievi morsi rapidi. Poi è venuto, ed è crollato sul mio corpo con brevi sospiri frettolosi. Non mi ha guardata negli occhi. E' rimasto fermo finché un crampo mi ha costretto a chiedergli di spostarsi: allora si è alzato e si è vestito lentamente, con i miei occhi attoniti addosso.
- Che cosa fai?
Ho chiesto.
- Questa è l'ultima volta.
Ha detto facendo il nodo alla cravatta, senza guardarmi.
Ho pensato che fosse uno scherzo.
- Dai, smettila.
Allora ha alzato gli occhi.
- Sono stanco, non voglio vederti più. E' finita.
Gli ho creduto. Il suo viso non mentiva. Il mio respiro si è bloccato.
- Ma...
Ha alzato una mano.
- Non parlare, non serve. Sapevi che sarebbe successo
Ho pensato di chiedergli se amasse un'altra ma la bocca non si è aperta: deve avere capito, o forse aveva preparato prima il discorso.
- Non ho un'altra donna. A parte mia moglie, intendo. E' solo che ho avuto tutto ciò che la mia fantasia chiedeva, e ora se resto con te non c'è che la noia.
E' uscito dopo avermi dato un bacio leggero e avermi chiesto di lasciare le chiavi del monolocale alla portineria del suo ufficio, in una busta bianca.
Sono rimasta a guardare la porta chiusa.
Per un po' ho voluto dire a me stessa che mi lasciava per amore: ero troppo importante per lui, non poteva più reggere una storia parallela con la moglie e con me.
Volevo cancellare il ricordo delle sue ultime parole.
Poi sono stata in silenzio anche con il cuore, guardando il cielo che riempiva la finestra e ascoltando le voci della strada.
E forse ho capito.
E' stato tanto tempo fa che ho sbagliato. Quando ho pensato che regalandogli il gioco l'avrei tenuto con me per sempre.
Invece quel giorno la fine era cominciata.

MariaGiovanna Luini

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