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Racconto n° 4142
Autore: MariaGiovanna Luini Altri racconti di MariaGiovanna Luini
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Come se non facessero altro
Gli occhi, ha notato quelli. Deviano rapidi a destra, verso i suoi seni, poi ritornano in fretta sui fogli bianchi coperti di grafici che tiene in mano, picchiettandoli ogni tanto sul bordo del tavolino beige della prima classe. E' salito con lei, si è seduto e ha visto tutto: libro, computer, taccuino, giornali. E scollatura: ha affondato gli occhi nella piega morbida e alta dei seni senza nascondere l'interesse, poi ha alzato lo sguardo e le ha sorriso.
- Buongiorno.
Gli ha risposto con un sorriso, e per fare posto al suo caricabatteria ha inclinato il computer. In modo che vedesse cosa c'era sullo schermo. E l'uomo alto, sui sessanta, con la barba sale e pepe e la giacca di un vestito grigio su una camicia azzurra, non ha mancato di rispettare le attese: fingendo di badare ad altro ha puntato le iridi nere e fosche sullo schermo, e le ha lasciate scorrere su immagini e parole. Ha percepito il lieve sussulto con una soddisfazione rarefatta che non ha voluto mostrare, ha finto di continuare a leggere e di non notare che l'uomo controllava due o tre volte il nome del sito internet, le frasi del racconto erotico che riusciva a cogliere, e la sua fotografia. Lei, in primo piano, con un sorriso pochissimo torbido e una maglia variopinta, qualche mese prima. Un'immagine che qualcuno ha colto e presto sarà stata cambiata perché non le appartiene più.
Comunque. L'uomo ha guardato e riguardato, per essere sicuro. Poi ha appoggiato la schiena indietro e rilassato le gambe in avanti, aggiustandosi i pantaloni con le dita.
- Si sta abituando all'idea, si chiede se scriva la mia vita. Cerca di immaginarla - .
Le reazioni degli uomini si assomigliano tutte. Aprono gli occhi un po' di più, poi strizzano le palpebre e chiedono:
- Ma scrive la sua vita?
Intendendo con - vita - ciò che racconta, il sesso e le situazioni e i giochi neanche troppo sottili con corpi e nomi che cambiano spesso.
- Si scrive ciò che si conosce.
Se la cava così, e li lascia immaginare. Perché è questo che vuole, che si pongano domande e cerchino risposte nelle cose che scrive. Magari sfiorandosi di nascosto con gli occhi fissi sulla sua fotografia.
- Le dispiace?
Il suo braccio le passa davanti per connettere alla presa di corrente il computer piccolo e grigio che ha tolto da una valigetta nera, di quelle che regalano ai congressi. Il gomito le sfiora i capezzoli, preme sul sinistro poi si sposta in avanti come se il gesto fosse stato casuale.
- Mi scusi.
Non vuole scusarsi veramente. L'ha detto per sottolineare che si è accorto di toccarla, e probabilmente l'ha fatto di proposito.
- Niente.
Risponde, lasciando le spalle indietro e abbassando lo sguardo sui capezzoli inturgiditi, che sporgono dal tessuto marrone e un po' trasparente della camicetta e dal pizzo del reggiseno. Anche lui guarda lì: le sopracciglia folte si piegano sugli occhi scurissimi, le mani grosse con le unghie corte e rosicchiate si abbandonano sulle cosce e contraggono le dita. Porta una fede d'oro alla mano destra.
- E' lei?
Chiede l'ovvio, indicando con un gesto breve della testa la fotografia sul computer.
- Sì.
- Scrive?
- Sì.
- Interessante, cosa scrive?
- Romanzi, racconti.
- Erotici, vedo.
- Non solo, ma sì. Mi piace scrivere l'erotismo.
- Solo scriverlo?
Sorride. Prevedibile. Peccato.
- Dipende dal contesto.
- Capito. Quale contesto le piace?
Sposta il viso, lo guarda fisso.
- Che domanda è? Il contesto si crea, non si decide a priori.
- E' vero.
Tace. Preme un pulsante sul computer. Il braccio si appoggia al tavolino, la mano si inclina e le mostra il palmo. Qualcuno parla forte al cellulare, la distrae. Prende il libro che ha appoggiato davanti a sé e lo sfoglia, la spalla sinistra si rilassa e gli si avvicina: sente il tessuto leggero della giacca grigia contro la camicetta marrone. Anche lui si muove, si inclina a destra e si appoggia. La parte alta delle loro braccia aderisce completamente, ma non si guardano. E non parlano, non serve.
- Beve qualcosa, signora?
Il carrello passa veloce, entrambi scuotono la testa. I suoi occhi sono nel libro, ma non sa cosa sta leggendo. Intravede una penna sottilissima, segni a inchiostro medio sui fogli con i grafici e la posta elettronica aperta sul computer di lui. E sente il respiro, soprattutto, che accelera all'unisono e muove le braccia incollate l'una all'altra. Guarda in basso, alla sua sinistra: l'uomo è robusto, i pantaloni sono seminascosti fino alle cosce, ma ha divaricato le gambe e la cerniera si riesce a vedere. E' tesa. Le fa venire la voglia di allungare una mano. Le piacciono gli uomini eleganti e infedeli. Vorrebbe toccarla, quella cerniera tesa, senza sentire le sue parole; lo vorrebbe in silenzio mentre la fa scendere piano con due dita, insinuandosi con i polpastrelli nel tessuto di cotone nero dei boxer, sotto. Perché sono neri, ne è sicura. Neri e morbidi, senza apertura davanti. Da abbassare per infilarci le mani e lasciare lì, a metà, per premere da sotto con l'elastico e gonfiarli, quei testicoli nascosti che le sembra di vedere.
La sua mano si muove, adesso. Dal tavolino si sposta di lato, lentissima ma decisa. Percorre un arco quasi perfetto fino alla sua coscia, si ferma, la tocca e va più su. Tra le gambe. E resta lì, con le dita ferme infilate a coppa in mezzo alle sue gambe. Non tenta di raggiungere il clitoride, non fa altro. Pesante ma senza spigoli o gesti bruschi, rimane immobile e si fa sentire. Per provocarla.
Lo sente, sente il proprio respiro. Si è bloccato insieme alla mano e adesso arranca, con la gola chiusa e il calore che sale dalle gambe al torace, ai seni, al collo. Non lo vuole, ma apre di più le cosce. E lui non si muove.
- Cosa vuoi?
Sussurra roco, gli occhi improvvisamente piantati nei suoi. Non hanno luce e neanche colore. Sono neri, e basta. Non sembrano cattivi, solo vuoti.
- Continua.
Anche lei è roca. Un uomo semiaddormentato qualche sedile più in là li osserva riflessi nel finestrino. Finge di tenere gli occhi chiusi ma segue i gesti, e la mano ha già raggiunto l'inguine, lo accarezza impercettibilmente mentre l'uomo seduto accanto a lei sorride e resta ancora fermo.
- A fare cosa? Cosa devo continuare?
C'è qualcosa, nella voce. E nello sguardo. Il desiderio si fa fuoco liquido, vorrebbe che le sue dita strappassero il tessuto rosso dei pantaloni. Lo guarda ancora: la cerniera è tesa, come prima, la mano sinistra stuzzica il sesso con la punta dell'indice e del medio.
- Dai.
Si muove, finalmente. Piano, beffardo, infila la mano giù, tra le cosce che lei ha aperto e che non vuole nascondere agli occhi dell'uomo che li guarda riflessi nel finestrino. Ha infilato la mano in tasca, quell'uomo, i pantaloni hanno onde che si muovono avanti e indietro.
- Sei calda.
Riceve il suo sguardo ma non si muove dalla sua cerniera. Due dita lunghe, grosse, stanno penetrando decise lo spazio stretto ai lati delle piccole labbra: arrivano al centro di lei, fingono di premere per entrare e ritornano indietro, schiacciandola e strofinandosi brutali contro di lei. Poi stringono il clitoride. Lo trovano senza errori, lo afferrano violente e strizzano, infliggendole stilettate intollerabili di piacere.
Ha un tocco perfetto, il corpo strappato al sonno troppo presto lo vorrebbe prendere e divorare con le unghie piantate nella schiena. Allunga la mano sinistra verso la sua cerniera, mentre le dita sono di nuovo al centro e non se ne vanno, fanno forza per aprirla ed entrare, e ruotano lente e cattive massaggiando le piccole labbra, il clitoride, il perineo.
Con il respiro corto, raggiunge i suoi pantaloni.
- No, ferma!
La voce la blocca, è quasi un urlo. L'uomo che li guarda attraverso il vetro spalanca le palpebre e lo fissa, poi, lentamente, sorride.
- Non toccare, baby. Guardare e non toccare.
La rabbia è solo un istante, una specie di vento che la colpisce in volto e passa oltre. Improvvisamente, ha capito. Le dita abili che trovano il punto e si muovono come se non facesse altro ogni giorno. Come se non facessero altro. La cerniera tesa, sempre uguale. Gli occhi vuoti, forse cattivi. E il sorriso dell'uomo con la mano in tasca, che ha capito prima di lei.
Lo guarda, sono fermi. Vede mogli e amanti ostentate agli amici, invidiate da chi non conosce il suo segreto. Vede un portafogli aperto e i fogli con i grafici proiettati su un muro. Vede attici e quadri, e l'ammirazione della gente. Vede flirt iniziati e lasciati a metà per vent'anni. Vede scuse tirate fuori per giustificare il sesso che non risponde. Vede i boxer neri, e morbidi, su cui si fermano mani che tentano. Per riuscire solo ogni tanto.
Lo vede. E capisce. La tensione sulla cerniera dei suoi pantaloni non può aumentare. E non le permetterà di toccare.
Mentre lui sistema il computer nella borsa nera presa a un congresso e si allontana in fretta il treno sta arrivando a Milano.

MariaGiovanna Luini

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