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Racconto n° 4238
Autore: Madamesnob Altri racconti di Madamesnob
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Perfidia, il desiderio oltre la ragione OmOsapiens, una storia di ordinaria follia. Sex e Money, l'ombra del sospetto. Libero Arbitrio, il tempo dell'intrigo. Il Sabba, notte di fuochi sul lago delle streghe. Thunderstorm III, l'epilogo inaspettato Charlotte, il profumo dell'oblio. Veleno, scorre dentro il sangue e ti porta via. Encanto, il fiore delle due ombre Mannequin, il successo e la riconoscenza
 
 
Oblio metallico
Metallo. E' sangue? Passo la lingua sui denti, ma scivola via senza controllo. E' la guancia? Sì, c'è una pozza di saliva che sa di ferrei propositi in frantumi. Mi accorgo solo ora che i capelli sulla nuca tirano da tempo, lo percepisco, ma ancora non sento dolore. Ho davvero bevuto troppo. Sento il corpo che sguscia, prima si muove in cerca di libertà, poi cede e si accoccola in calde e strette pressioni. Manca il fiato, ancora metallo senza dolore. Mi sforzo di pensare alla pelle, di ridarmi un confine; comincio dalle mani: dove sono? Un muro mi graffia le dita fredde. Il mio smalto, lo sto rigando di sicuro. L'altra dov'è? E' calda, c'è pelle morbida a stringerla: un'altra mano. Chi sei? Cerco di snebbiare i pensieri, ma dietro gl'occhi galleggia una patina bianca priva di luce, spenta. E' un uomo, è lui a schiacciarsi sulla mia schiena... nuda. Dov'è il vestito? Riprovo con la pelle: anche le gambe son nude, freddo il culo, incendiate le cosce dentro. Qualcosa mi lega le caviglie, ma non cado; non riesco a comprendere dove sta il mio punto d'appoggio, le spalle ciondolano umide. Improvvisamente la nebbia si dirada: è il vestito a legarmi i piedi. Provo a sollevarne uno per liberarmi, perdo la scarpa e sento la superficie gelida ma rassicurante, piana, del pavimento. Ho di nuovo un confine, ora mi vedo, seppur da fuori. Il vapore sul collo è fiato, quel corpo forte è premuto sul mio e le sue mani grandi mi avvolgono. Non mi sta scopando, ma il suo cazzo vaga duro sul mio culo, s'infila e si sfila nella piega in un tormento infinito. Libero la mano intrecciata alla sua e uso la parete per spingermi verso di lui. Il suo cazzo entra come burro mentre io cerco di concentrarmi, di ricordarmi il suo viso. Niente da fare. Eppure quest'onda fluida che mi sale dal ventre è talmente dolce... s'inerpica sul mio ventre e si allarga calda sotto il seno che ondeggia lieve; la pelle si sveglia intorpidita, si solleva fino alle clavicole mentre l'orgasmo esplode nell'oblio dei pensieri. Un respiro di fuoco mi circonda, per un attimo sono sospesa in un'atmosfera immobile poi, tutto cola.



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