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Racconto n° 4326
Autore: Zenzero Altri racconti di Zenzero
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Tre sul divano
Elvira aveva invitato una collega d'ufficio bisognosa di compagnia per qualche sua delusione che non mi andava di indagare.
Era stata una cena piacevole. Noi due briosi e Ilaria che ci seguiva al traino.
Indubbiamente avevamo bevuto parecchio e ancora adesso sorseggiavamo del cognac accomodati sul divano. Ilaria, seduta tra noi, rideva con una certa sguaiatezza ad ogni nostra battuta. Voleva mostrarsi allegra nonostante i suoi i dispiaceri e a me andava bene così. Buttava la testa all'indietro, scrollava i capelli e faceva vibrare la gola in una specie di nitrito. Ecco, mi ricordava una cavalla. Non una puledra docile, semmai una giumenta nervosa, ancora da sellare.
All'ennesimo scoppio esagerato di risa io ed Elvira la guardammo a lungo, poi ci scambiammo una breve occhiata d'intesa. Non c'era nulla di preordinato tra noi e mai in precedenza avevamo vissuto esperienze del genere, ma era stupefacente quanto poco bastasse a me e a lei per intenderci. Un solo sguardo ed era come avessimo pattuito un accordo nei minimi dettagli.
Ilaria prese in mano la sua coppa ma Elvira la fermò e le accostò il proprio bicchiere alle labbra, bisbigliandole con voce di velluto:
-Bevi dal mio, è più buono.
-Ma se stiamo bevendo la stessa cosa, anche se non ricordo più cosa!- fece in tempo a ribattere prima di essere quasi forzata a bere dal bicchiere dell'amica.
-Senti che gusto più intenso ha, se appoggi le labbra dove c'erano le mie.
Ilaria rise per darsi un tono e un rivoletto biondo le scivolò via da un lato della bocca. Elvira allungò un dito sul suo collo a raccogliere le gocce sperse di cognac. Le riportò in un percorso inverso e lento fino alle labbra. Accostò il polpastrello alla bocca di Ilaria, fissandola negli occhi, come aspettasse da lei un gesto preciso.
L'amica rimase perplessa, poi leccò il dito con qualche imbarazzo.
Io mi limitavo a gustare gli approcci sfrontati della mia donna che, ne ero certo, stava agendo soprattutto per farmi felice.
Elvira con lo stesso dito seguì il profilo del volto d'Ilaria che si abbandonò sui cuscini, incerta tra rifiuto ed euforia. Intervenni io avvicinandole il mio calice alle labbra.
-Non so se faccio bene a bere ancora.
-Bevi tranquilla, cavallina assetata.
Lei mandò giù una sorsata poi protestò ridendo nervosamente:
-Non sono una cavalla.
-Lui ti ha chiamato così per simpatia.
-Ma a me non piace.- insistette lei, quasi piagnucolando.
-A me dice puledra, quando mi si avvicina con l'intenzione di...- le bisbigliò Elvira all'orecchio.
-E tu?
-Io faccio finta di nitrire e di scrollare la criniera, così iniziamo a giocare.- le rispose ammiccando.
Ilaria era a disagio, sembrava combattuta tra il lasciarsi coinvolgere e stare sulle sue. Non chiese altri dettagli. Come prima, non sapendo cosa fare, rise, mettendo in mostra una dentatura esuberante. La osservai meglio: non solo la risata, anche la bocca aveva qualcosa di cavallino. Forse ne era cosciente e fu solo una questione di coda di paglia che le fece dire con voce impastata:
-Non voglio essere scambiata per una cavalla. Sono una donna.
-E anche bella- aggiunse Elvira, accarezzandole una guancia.- Stasera sono il tuo angelo custode, ti difenderò io da questo bruto che si crede un domatore di cavalle e invece è solo un uomo.- Caricò le ultime parole di ironico disprezzo.
La ragazza si accoccolò nell'incavo della spalla dell'amica. La mia donna si chinò a sfiorarle in un bacio fuggevole le labbra umide.
-Ho sonno, vorrei addormentarmi qui tra le tue braccia.- mormorò Ilaria.
-Noi donne se vogliamo possiamo fare a meno degli uomini. Dormi mentre ti cullo.

Elvira la teneva tra le braccia, approfittandone per carezze sempre più esplicite.
Non mi sentivo estromesso, anzi mi sentivo profondamente legato a Elvira, vedevo la nostra complicità in ogni suo gesto apparentemente rivolto all'altra donna. Dovevo solo aver pazienza, aspettare che lei mi cuocesse a punto il bocconcino.
A Ilaria piacevano quelle carezze, le parole sussurrate, i baci femminili sul collo e il calore profuso dall'amica.
-Se devo essere un animale, vorrei essere una gatta.- disse strusciando una guancia sul braccio di Elvira. Ma quando la sua mano s'infilò nello scollo della camicia e si strinse attorno a un seno per un istante smise di ronfare. Aprì gli occhi con un'espressione stupefatta.
-Ma?
-Sstt, dormi serena e lascia che ti coccoli.- le mormorò Elvira mordicchiandole un orecchio e muovendo delicatamente le dita attorno al capezzolo.
Ilaria sorrise rassicurata da quelle poche parole che pure non avevano nulla di rassicurante e si abbandonò tra le sue mani. Era uno strano dormiveglia il suo, teneva gli occhi chiusi, ma quando Elvira le insinuò la lingua in bocca lei rispose con calore al bacio.
Era venuto il momento: incominciai ad accarezzarle le cosce sopra i jeans attillati, prima seguendo il contorno morbido del culo, poi davanti, con decisione. Sentii la figa palpitare sotto le mie dita. Non so se Ilaria pensasse che fossero le mani dell'amica a palparla o adesso accettasse di buon grado la mia partecipazione, fatto sta che si mise a ondeggiare il bacino in modo quasi osceno.
Elvira nel frattempo le aveva liberato i seni e glieli leccava e succhiava con tocchi lievi e precisi. Ilaria ansimava e le passava le dita tra i capelli. Aveva ancora gli occhi chiusi. Aiutai la mia compagna a sfilare la camicia alla nostra preda. La volevamo nuda.
-I jeans no.- bofonchiò Ilaria accorgendosi del nostro armeggiare.
Aprì gli occhi all'improvviso e mi guardò come da un altro mondo. Prima che potesse aggiungere altro Elvira si avventò sulla sua bocca. Pantaloni e mutandine vennero via senza altre proteste.
Devo dire che la ragazza da nuda ci guadagnava, era decisamente più ben fatta di corpo che di faccia. Elvira si mise a percorrerla tutta con labbra socchiuse da cui faceva saettare sapientemente la lingua. Scese dalla gola ai seni e da questi alla pancia indugiando sul pube finchè Ilaria schiuse spontaneamente le gambe. Si tuffò tra le sue cosce come una lesbica incallita sebbene i suoi gusti fossero ben altri.
Ilaria ormai mugolava di piacere. Ogni tanto tentava senza molta convinzione di allontanare la mia bocca che le succhiava un capezzolo, come fossi una mosca molesta, ma era troppo eccitata da Elvira che la leccava a fondo, per poter badare davvero a me.
E quando a Elvira sembrò che l'amica fosse ormai avviata per un viaggio senza ritorno, si stese di traverso con la testa appoggiata a un bracciolo e l'attirò a sé.
Ilaria in ginocchio si chinò su di lei a frugarla e spogliarla: in primo piano avevo il suo bel culo che ondeggiava e la figa che occhieggiava umida e schiusa. Non ci pensai due volte. Mi calai i pantaloni e la inforcai. La presi alla sprovvista, cercò di ribellarsi ma ero già saldamente dentro.
-Noo, lui non lo voglio!- protestò mentre la pompavo inesorabile.
Elvira la baciò in bocca e le bloccò la testa. Sempre tenendola ferma le bisbigliò:
-Buona cavallina, fatti montare da brava.
Ilaria si mise a piangere, singulti rumorosi che la scuotevano tutta con il risultato di eccitarmi ancora di più. E intanto tra le lacrime ansimava in un affanno crescente. Aveva la testa in confusione e il corpo in delirio. Forse ebbe un orgasmo, soffocato dal pianto. Io andai avanti a cavalcarla come un forsennato e ogni tanto le davo pacche sonore sui fianchi. Lei si dimenava, non so se in goffi tentativi di sottrarsi o per una tardiva voglia di esserci, fatto sta che l'effetto su di me era fantastico. Elvira, distesa sotto di lei, aveva gli occhi incollati ai miei. Quando si accorse che stavo per godere mi afferrò una mano intrecciando le sue dita alle mie. E mentre mi svuotavo dentro la sua amica mi gridò un ti amo pieno di passione, scossa dai miei stessi sussulti. Ci protendemmo uno verso l'altra per scambiarci l'unico bacio della serata. Tra noi Ilaria, esclusa e persa tra piacere e pianto.




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