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Racconto n° 4469
Autore: Morgause Altri racconti di Morgause
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La giarrettiera magica
Un pomeriggio, in casa di amici, conobbe Dorotea, la bella donna di cui tutti parlavano, dai capelli lunghi e neri come la pece e gli occhi verdi dal taglio obliquo.
E subito scoprì, con raccapriccio misto a eccitazione, di aver incontrato il suo assassino, quello che prima o poi tutti ci troviamo di fronte.
Iniziò a desiderarla subito, con un'ansia spasmodica che gli avvelenava i sensi e la vita impedendogli di respirare se solo pensava a lei.
Tentò in tutti i modi di conquistarla, la inondò di fiori, gioielli, e quant'altro potesse desiderare una donna: nulla servì a fargli raggiungere lo scopo.

Era la prima volta che una femmina gli resisteva con tanta ostinazione.

Alta e maestosa, avvolta in lunghe vesti di stoffe preziose, si rifiutava anche di riceverlo, lasciandolo fuori, nella strada come un mendicante ad aspettare un gesto di invito che ne era sicuro non sarebbe mai arrivato.
Le sue erezioni, al solo pensiero dei riccioli bruni che dovevano ricoprirle il pube come un triangolo di setosa pelliccia, diventavano sempre più frequenti.
E il finirsi da solo era umiliante, ma in nessun sesso femminile che non fosse il suo avrebbe potuto riversare il seme.
Più lei insisteva a rifiutarlo, più lui si accaniva a desiderarla.
Ridendo calpestava la sua dignità, riduceva in briciole il suo orgoglio di maschio; intuiva che se non fosse riuscito ad averla la sua virilità sarebbe finita in cenere.

Così, ridotto alla disperazione, andò da Maryan la strega, una maga potente che operava infallibili incantesimi.
Maryan viveva nella palude dentro una palafitta; ricoperta di vesti stracciate, aveva strani occhi viola, da pazza, simboli incomprensibili disegnati sul corpo con l'henné e intorno alle braccia teneva attorcigliati due serpenti di fiume.
Le chiese di operare una magia, la più potente che conoscesse, per far sì che la bella orgogliosa cedesse finalmente alle sue voglie.
-Ricordati- mormorò la strega - a volte gli Dei ci puniscono concedendoci quello che desideriamo di più al mondo-
-Io voglio lei, Dorotea, e sono disposto a tutto, pur di averla-
-Allora, se il tuo desiderio è veramente così forte, ti darò la giarrettiera bianca; piacerà molto alla tua Dea, con questo fiocco di seta candido come la neve, come la sua pelle.
Quando la indosserà io opererò la mia magia -

Detto questo lo congedò e l'uomo non si accorse che i serpenti, accarezzando con la lingua fredda e sottile le labbra della Maga, ridevano alle sue spalle.
Ritornò con il dono alla porta di Dorotea; stranamente questa volta fu ricevuto e fatto accomodare nello stesso salotto dove aveva visto passare tanti ospiti durante i suoi appostamenti.
Lei arrivò altera e sdegnosa come sempre; lui, tremando, estrasse dalla tasca la giarrettiera bianca e gliela porse in silenzio.
La donna lo guardò con aria interrogativa, poi:
-Volete forse che la indossi di fronte a voi? Siete audace signore, davvero, bene eccovi accontentato-

Alzò una gamba appoggiando la punta del piede ad una bassa seggiola e lui intuì la perfezione, sotto il candore delle calze.
La sua erezione fu immediata e dolorosa tanto era tesa la pelle sul sesso eccitato.
Poi Dorotea prese dal tavolo la giarrettiera e la fece scivolare lentamente lungo la gamba fin sopra il ginocchio.
L'uomo non seppe resistere e si gettò su quella gamba e sul fiore di seta mormorando parole senza senso.
Allora la donna lo respinse con malagrazia e sfilato il candido eccitante ornamento glielo gettò addosso prima di scomparire per la stessa porta dalla quale era entrata.

Rimase lì, con l'impalpabile oggetto in mano, finchè non ricordò le parole di Maryan, la strega:
-Opererò la mia magia attraverso il fiore di seta-
Così, spinto da un impulso incontrollabile, passò più volte la giarrettiera attorno al fallo eretto strofinandola con insistenza sulla carne congesta perché vi restasse il suo odore.
In questo modo la sensazione di piacere divenne intollerabile, dovette masturbarsi e venne quasi subito bagnandosi con l'abbondanza del suo seme.
Il nastro candido come per magià non si sporcò.
Si ricompose ripulendosi alla meglio e, preso un foglio di carta dallo scrittoio, vergò queste parole, sicuro che le sue sofferenze d'amore fossero finite:
-Ho avvolto la giarrettiera sul mio sesso che spasima per voi; vi ho lasciato il mio odore e quello del mio seme che avrei voluto spargere nel vostro ventre.
Voi non potrete fare a meno di indossare il mio dono e quando lo farete
io lo saprò perché il fallo si indurirà:smanierete per me anche se sarò lontano chilometri.
Ora sono certo che sarete mia, nè io nè voi potremmo più evitarlo, neppure se volessimo-
Sul foglio, che appoggiò in bella vista sul tavolo, lasciò il bianco fiore di seta.
Infatti, dopo circa due ore, sentì una violenta fitta di piacere all'inguine e seppe che Dorotea in quel preciso momento si era infilata la giarrettiera.
Allora corse da lei; la donna venne ad aprirgli, smaniosa ed eccitata, e fecero l'amore come a nessuno dei due era mai capitato prima.
Dorotea si perse in un mare di piacere che la lingua, la bocca e il sesso instancabile dell'uomo sapevano procurarle.
Lui era finalmente arrivato al suo Paradiso, quello che aveva tanto sognato, perché lei era veramente il massimo che un uomo potesse desiderare.

Ma giorno dopo giorno Dorotea continuò ad indossare la giarrettiera magica, non ne aveva mai abbastanza dell'uomo che la penetrava in ogni orifizio con tanto vigore.
Così in breve tempo lui si ammalò di consunzione e morì .
Le ultime parole che sentì, prima di sparire nel Grande Buio, furono quelle di Maryan la Strega:
-Attento, a volte gli Dei ci puniscono concedendoci quello che desideriamo di più al mondo-




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