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Racconto n° 4985
Autore: Amarillide Altri racconti di Amarillide
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Negli occhi, nel ventre
Ti guardavo ancor prima di averti vista, diamante dai riflessi color ambra: riaffioravi come trasportata dai flutti nel sonno, a pelo d'acqua, il frastagliato piano opaco della mia mente. Dinamica, mutavi le tue sembianze, modulavi la voce, nell'immaginario che Morfeo riservava a Te: eri uno spicchio di luna, una caviglia flessuosa, che accendeva la mia voluttà, una mano che agitava le dita sinuose disegnando gesti precisi, come filamenti di alga marina... E ancora un ombelico voragine, fondo e invitante, in cui immergermi fino a sparire.
Ti desideravo negli scorci che il mio stesso inconscio, laborioso nel sogno, raffigurava.
Talvolta mi lasciavo persuadere che le lenzuola fresche d'estate mi avvolgessero come prosecuzione delle tue braccia, piene; mi ingannavano il sonno lieve, infuocato da uno splendido tormento: Tu.
Ma una notte, in preda ad un fuoco incontenibile, il cuore impazzito nel petto, come una farfalla contro una gabbia di cristallo, ruppi l'incantesimo: Ti scorsi. Ad occhi aperti, vigili, voraci.
In piedi, Magnifica vestale di Diana, indossavi una camicia da notte di pizzo blu, come unico lazzo di stoffa a nasconder le tue meraviglie. Immobile, supina, guardavo esterrefatta la mia Fantasia diventare concreta; quella che divampava incendiandomi la mente, gli occhi, il ventre.
Ti avrei divorata.
Eppure non seppi che sussurrare un banale ma sentito - Sei qui.
Sorridevi, placidamente, e accostandoti al mio letto, abbandonavi con gesto disinvolto la camicia da notte, svelandoTi a me; inerte mi soffermavo sulla linea delle tue spalle, sul ripido pendio del tuo seno, sulla conca del pube, sul delta appena accennato: la mia bocca un fiore tracimante limpida rugiada. Mi inondava le labbra.
Credevo avrei raggiunto l'estasi solo nel contemplarTi nel tuo fulgore. Mi sbagliavo.
Scostando le lenzuola, ti sedesti sul mio pube; mi bastò incrociare il tuo sguardo, per chiedere un tacito assenso. Le mie mani colsero la coppa del tuo seno pieno, mentre ondeggiavi, massaggiandomi con la tua fica nuda, liscia, appena velata di umori: i miei che si mescolavano ai tuoi, un intimo elisir che sgorgava, in gocce, come pistilli dal cuore della corolla, gonfia, pulsante di eccitazione; mi divampava in viso, spezzando il respiro, facendosi greve, nel petto, come un gemito soffuso intrappolato in gola. L'orgasmo ci colse all'unisono, irradiandosi come una scossa da un'unica fonte, ripercuotendosi nel vibrare dei nostri sessi, delle gambe intrecciate, fino alla punta della lingua.
E di nuovo caddi, sfinita, in un sonno fondo.

A Te:
Vorrei mi conoscessi nei dissidi interiori
Violenti, a squassare la veglia
La volta tersa del sonno
Quando il tormento ha il tuo volto
Un susseguirsi di ombre
Sagome, timbri, lo schiocco
Del mio schiudere
A torace aperto
A Te il mio cuore.




Amarillide

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