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Racconto n° 5025
Autore: Silverdawn Altri racconti di Silverdawn
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Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto Oppium, la via della perdizione assoluta. Destiny, un incontro avvenuto per caso Escort, un gioco che può cambiare la vita Remember, fantasmi dal passato. La Terra dell'Arcano - Prima Era Veleno, scorre dentro il sangue e ti porta via. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba Timeline, i viaggiatori del tempo
 
 
Fuoco
Ultimo appuntamento di una giornata pesante, non vedo l'ora di tornarmene a casa. Poltrona, camino, un libro... quello di ieri l'ho finito... ne ho uno nuovo. Per cena, non so... mi fermo a comprare qualcosa? Adesso suono, dopo ci penso.
- Sono luca, l'arredatore, per la cucina... ho parlato con suo... padre? -
- Marito, mio marito... ma è fuori, salga, ultimo piano. -
Già... marito. Scemo che sono... ma la voce di lui sembrava da vecchio, quella di lei, da ragazzina... maledetti apparecchi. Ultimo piano, con l'ascensore... la porta è dischiusa, la luce accesa... fuori è anche freddo! Il mio camino, m'aspetta a casa, fortuna! Scosto la porta, chiedo permesso, entro... bell'ambiente, bei mobili, bei quadri... difficile trovarli tutti assieme. C'è anche un caminetto, acceso... davanti al tappeto. Lei no, non c'è mica... arriva da dietro.
- Mi scusi, ho messo il gatto in bagno, altrimenti non ci dà tregua... -
Mi volto distratto, allungo la mano... mi esplode negli occhi: un sogno; bellissima, sguardo felino, capelli corvini, corti o raccolti. Vestita semplicemente, un maglioncino, nemmeno attillato, un paio di jeans, ballerine ai piedi. Semplicemente travolgente, senza trucco, o leggero, sorriso sincero. Mi accompagna in cucina, passando un breve disimpegno. Su una parete, quasi nascosta un grande foto, di lei, mi rapisce: bianco e nero, posa sensuale, una maglia scollata, le gambe nude, i piedi nudi, gli occhi socchiusi, un bacio al fotografo.
- Che bella foto! Non la dovrebbe tenere nascosta, dovrebbe metterla più in luce, più... non saprei... dove si vede, insomma... -
- Le piace? Me la fece mio marito, ma ero più gnocca! Adesso... -
- Mi pare fatta ieri, sinceramente... -
- Dieci anni fa... avevo diciotto anni. -
- Non è possibile... sembra... sembra averli anche adesso! -
Ed era vero, non mentivo, non volevo far nulla di strano... prender le misure in cucina. Mi ci trascina, in quella cucina, mi siedo, mi devo sedere. Cerco di raccogliere quel poco me stesso che mi rimane, cerco gli attrezzi, voglio parlare, parlare di mobili, di cucine, di piano, di fornelli... lei mi parla di lei... calabrese, vissuta a Roma, trasferita quassù da quando il marito ha trovato lavoro in una ditta... dirige, da poco, alcuni mesi appena, una ditta che produce non so cosa, non ricordo... da pochi mesi... molto sola, senza amici; qualche collega del marito, lei casalinga, la casa è grande... legge molto. Parliamo di libri, sarebbe meglio il fornello, il forno, il lavello... va bene! Di libri... tanto c'è tempo! Dopo, magari, mi faccio una pizza, Filippo è vicino a casa... gusti raffinati, non legge mica Liala! Solo che guardarla negli occhi non è così semplice... sono fuoco rovente, magnetici, dolci. Si tolga il giubbotto, mi dice, si metta comodo... ma è necessario darsi del lei? No, non è necessario. Il mio nome è Maria Adelaide, Lale per gli amici. Per gli amici? Siamo già amici? Come ti leggo? Che, poi, la domanda verrebbe diversa ma... non la vuole una cucina nuova? Questa si nota che è stata spostata... piani tagliati a seghetto, pezzi quasi scomposti, spazi non sfruttati... no, parliamo di lei, parliamo di me... dei miei passatempi. Vigliacco... lo so che non devo, che è un'arma illecita, avendo sentito i discorsi di prima, ma che armi mi restano? Son mica un fusto! Non son palestrato, non sono manco bello... mi piace scrivere...
- Davvero? Scrivi? Che genere di cose scrivi? Dove le pubblichi? -
- Scrivo poesie, racconti, perfino un romanzo... ma senza successo... -
La modestia è un'arma illecita pure quella?
- Mi piacerebbe molto leggerti... trovo qualcosa anche in rete? -
- In rete sì, in rete ho diverse cose, magari poi ti passo dell'altro in email... -
Intanto l'email, che non fa male... al cellulare ci arrivo?
- Adesso mi sono messo a scrivere anche racconti erotici... -
Ma allora te la cerchi di esser sbattuto di fuori... patacca!
- Adoro l'erotismo... ho letto molte cose, fra i classici, soprattutto... -
- Ci sono siti raffinati, dove pubblicare... cerco di non essere volgare... -
- A volte serve anche quello, certe cose di Bukowsky o di Miller sono grandiose solo così come sono... se le addolcisci non fanno lo stesso effetto. -
Come i suoi occhi, come il velluto della sua voce, un po' bassa, mezzosoprano direi; come le sue movenze dentro il maglione, da gatta... no, da pantera. Pantera domestica, ma sempre pantera. Mi farei mangiare, da questa pantera, senza nemmeno protestare tanto.
- Ti sto facendo fare tardi? Ti aspettano a cena? -
- No, vivo solo... mi aspetta un camino e un libro... -
- Niente TV? Niente gatto? -
- No, la TV l'ho abbandonata da tempo... preferisco i libri. -
- Scusami... mio marito non torna, stasera... se vuoi fermarti a cena... -
A cena... magari! Ma sì, vediamo dove andiamo a finire... ti aiuto? Cucinare insieme... bella trovata! Cucinare, parlare, strusciare... ma non sono io che struscio... sei tu? Invertiamo i ruoli? Sono vecchio, capisco... sei pantera, lo sai! Altro che - quando ero più gnocca - , forse allora non lo facevi. No, tu lo facevi già. Le conosco, quelle come te! Non è l'età, è un fuoco di dentro, che arde. Si legge, si legge anche nella foto... guardavi lui, l'amavi, adesso non so, forse l'ami ancora, forse non l'ami più. Ma lo sguardo è quello, adesso lo raccolgo io... prima, dopo, domani, fra dieci anni... non so, non importa. Mi faccio bastare anche questo soltanto, questi pochi contatti e il tuo fuoco di dentro, che scalda, scalda, scalda. Quasi pronta la cena... pochi tocchi ancora, apro il vino, mi verrebbe un'idea, una voglia...
- Che ne dici di un picnic sul tappeto, davanti al camino? -
Come hai fatto? Come ti sei inserita nei miei pensieri? Sei strega, pantera, fuoco, vulcano... solo la luce del camino? Lasciamo questa accesa... lasciamo... l'anima a qualcuno che ne faccia qualcosa. No, non è vero, non sei solo corpo, per quanto sublime... ci siamo già scopati la mente, ci siamo già dati... quel cretino del corpo deve ancora capire, ma non ha scampo! Mangiare? Mica semplice... bere, più facile... ti imbocco? Lo prendi? Ne ridi? Allora riprovo! Lo vuoi fare a me? Ma certo! Ma ti prendo la mano, dopo.... non la ritrai... non me la porti mica via, la mano... la lasci nella mia. La bacio, delicato, sul dorso e mi mangio i tuoi occhi... quelli sì! Quelli hanno un sapore, un odore, nutrono, dissetano... non saziano mai. Mi passi un boccone dalle tue labbra... potrei anche morirne. L'ingoio intero, ti trascino in un bacio, accogli la lingua con sussulti, ansimi, trepidazioni. Cosa c'è, cosa ho trovato? Chi sei, come ti chiami? No, quello lo so... un'ora fa non lo sapevo. Ti stringo, ti reclamo, ti voglio... tolgo il vassoio da in mezzo ai piedi. Sento ogni tua vibrazione sottile, sento la pelle coperta di vesti, che cerca di emergere, bramosa di dita, di labbra, di fiati. Non resisto, m'infilo sotto la maglia. Fremi più forte, sospiri d'incanto. Mi faccio più ardito, salgo... non trovo nulla, solo il tuo seno, libero, pieno, capezzolo turgido, piccolo. Ancora più ardito, lo sfilo dal braccio, resti appesa alla maglia, scollarti dal bacio sarà più complicato... sfilo anche l'altro, ti resta una sorta di sciarpa che immagino buffa, che non vedo, che non posso vedere, come non vedo il tuo seno, non vedo i tuoi occhi, puntati nei miei, troppo vicini, non li vedo, li sento... presbite, ma nemmeno con gli occhiali, potrei vedere... quel che vedo sono i tuoi pensieri, liberi, erranti, sdoganati di tutto. Avevi un marito? Avevi amanti? Stasera ti doni, senza ritegno! Gli altri? Vedremo...
Finalmente ti stacchi dalla mia bocca, sorridi, mi scarichi addosso uno sguardo assassino e sfili la maglia dal collo. Non ho fatto in tempo a vedere la buffa sciarpa formata dalla maglia. Confesso: ero rapito dal seno, sorretto dal gesto, ancora più bello. Nemmeno quando ti scendono le braccia cala molto, un seno perfetto, come l'avevo immaginato guardandolo con le mani... si son sciolti i capelli, non lunghi, non corti, corvini, cornice divina attorno al tuo viso... senza parole. Mi togli la giacca, mi assali il panciotto, ti aiuto con la camicia e con l'ascot e resto nudo, dalla vita in su, come te... non sono bello, lo dicevo prima... non importa... vuoi la mia pelle, vuoi sentirtela addosso. Sinceramente, lo ripeto, mi lascerei mangiare, non solo usare. Dentro la tua bocca ci affogo, adesso meglio di prima. Va bene, il primo bacio è sempre il primo... me lo ricorderò, ma il secondo! Ho preso più confidenza, più slancio, non avevo timore neppure al primo ma potevi anche fuggire, ritrarti, colpirmi. Adesso sei mia, come io sono tuo. Mangiami, nutrimi, bevimi, dissetami. Io volevo anche star un po' calmo, lasciare il tempo al tempo, crogiolarmi della parte superiore di te ma... ma tu scendi, cerchi la cinta, la sciogli... aspetta, mi tolgo le scarpe! No, non posso? Son senza lacci, mocassini... aspetta! Li scalzo! Restare in mutande... coi calzini? Aspetta... mentre faccio manovre a trovare il modo di slacciare anche il tuo jeans, con l'altra mano afferro la calza, la mia calza... una via! Dammi tempo... ho bisogno di tempo... il tuo fuoco è prezioso, ma... ma come te lo dico? Lascia fare qualcosa anche a me. Ecco, staccati, hai capito! Non occorre che ti alzi, riesco a toglierli anche se sei distesa... che incanto! Una mutandina bianca, di cotone, semplice, quasi infantile... le cosce... che cosce! Le calze, autoreggenti. Autoreggenti? Sotto un paio di blue jeans? Raffinato, non credevo... porti solo queste, nemmeno il collant? E le parigine, quelle sì, ma non mi aspettavi... quelle erano quasi più sexy... non toglierle, tienile addosso... senza alcun pudore, riprendi la posa della tua foto... a seno nudo, però! Da svenire. La scatto anche io, una tua foto, nel cervello, non la dimenticherò mai... gli occhi, il bacio, il sorriso, il tuo seno... le mutandine? È ora che te le tolga? No! Vuoi in cambio almeno i miei pantaloni, d'accordo... pronti. Resto in mutande, non indago come sta quel signore, spero mi faccia un regalo anche lui... spesso, alla prima occasione si sente un po' timido... non indago. Mi avvicino, ti bacio, ti carezzo tutta, incontro l'elastico che t'è rimasto, m'impegno e lo calo, mentre ti bacio... m'aiuti, ti muovi... tranquilla. Naturale, che ti lasci spogliare, ma è sempre una bella cosa, sapere che non ti opponi. Non è che non mi fido, ho capito... ma è sempre una conferma, un premio. Vorrei, ma non so se gradisci... vorrei tanto ma se tu t'offendi? No, sei Femmina Regina, sei Fuoco davvero. Allora lo faccio, raccolgo lo slip, mi stacco da tuo bacio, dalla tua bocca, pochi centimetri appena, e me lo porto al naso, m'inebrio di te. La tua risata è cristallina, sensuale, infantile, dolce. Un altro premio. T'accompagno a distenderti sul tappeto, invasa della luce rossiccia del fuoco, di riverberi, di vibrazioni, ti bacio ancora, poi ti abbandono. Il mento, la gola, la clavicola, il seno. No, non ti muovere, soltanto io... baci, carezze, fiati... la tua pelle risponde, il tuo respiro anche. Scendo! Pancia, ombelico, più a destra, più a destra, evito il pube, guardo il tuo vello, tumulto di spasmi, attese, emozioni.
Scendo! Cosce, sopra le cosce, le mani ai ginocchi, dietro... le fletto, le allargo... Scendo! Interno di coscia, vorticare di baci, il profumo mi assale, mi travolge! Salgo! Mordo la coscia, una alla volta... mordo e bacio, lecco, talvolta. Non solo l'odore, anche la vista... labbra carnose, scure, pulsanti. Rasate di fresco, fin sopra al clitoride, anche attorno al pube, forse, ma quello è villoso, scuro, setoso. Non faccio quasi a tempo ad appoggiare le mie labbra alle tue che ti sento partire per altri universi. Speriamo che i muri siano ben isolati, che i vicini siano piuttosto lontani... dovrebbero essere tutti partiti, per non sentirti! Non dico al pian terreno ma forse anche nel condominio davanti! Chi se ne frega, non possiamo mica star qui a regolare il volume, abbiamo da fare! Ti mangio, ti bevo... ritorni a cantare. Hai una voce stupenda, l'ho già detto, da mezzosoprano! I tuoi spasmi durano a lungo, li raccolgo, li succhio, li godo. Sono miei, i tuoi orgasmi sono i miei, e io li voglio! Te ne cavo un altro mentre implori ma da qui, da qui sotto, con l'altra bocca, mi dici . Sfiancata. Raccolgo gli ultimi spasmi delicatamente baciando le labbra, carezzando il clitoride col naso, carezzando un coscia e un seno... Salgo! Pancia, ombelico, stomaco, torace ansimante, seno tremante, capezzolo allegro, veramente allegro... ti lascio riprenderti. Seno, gola, mento, mandibola, guancia, lobo. Sussurro qualcosa, non ricordo cosa. Ridi. Scendo! Scendo alla bocca, adesso sei più tranquilla, ansimi ancora ma senza troppo affanno. Mi cerchi le mutande... sarà giusto? Non ho più indagato... se quel signore non si fa trovar pronto? Che figura ci faccio? Indago... posso stare tranquillo, pare ci sia... puoi toglierle, se vuoi. Non aspettavi il mio consenso, ci mancherebbe. Lo so. Che meraviglia. Il tuo fuoco sulle labbra è stupendo, il tuo fuoco sulla lingua è divino, ma sentirsi avvolgere dal fuoco, sprofondare nel fuoco, cullarsi di fuoco! Che sensazione!
Di tutto l'amplesso potrei scrivere un libro, due libri, tre volumi, un'enciclopedia! Non ora, sorvoliamo... giungiamo a subito dopo un tuo bellissimo orgasmo, uno dei tanti che mi hai regalato.
- Adesso è ora che ti prepari, sai... non dentro, ti prego! -
- Non dentro, certo, appena fuori, sul pancino... -
- No... ti voglio sulla mia lingua! -
Che detto, anzi scritto, così sembra facile... ma sentirselo dire?
- Mi pare volgare... non l'ho mai fatto, dai... -
- Non è per nulla volgare, ti voglio sulla mia lingua, e dopo ti dico perché... -
- Ma non so neppure come mettermi! -
- Ti aiuto io... fidati... -
Mi fa mettere in piedi, davanti al camino, un poco traverso... vedo l'ombra sul divano, anche un po' di pancetta... ce l'ho sempre avuta... e tu ti poni davanti a me, quasi in preghiera. Seduta sui talloni, le ginocchia lontane, le gambe spalancate le mani a sorreggere i seni (a sorreggerli? E che bisogno c'era? Due tette da infarto, cosa sorreggi?) gli occhi di fuoco, il sorriso malandrino, la lingua di fuori. Starei qui un paio di giorni ad ammirarti.
- Adesso devi farti venire da solo, guardandomi negli occhi! -
Mi ci affogo, nei tuoi occhi ma... da solo? Con te che mi guardi? Non lo so mica se ce la faccio! Ce la devo fare, mi devo impegnare, in qualche film mi pare di averlo visto... tu sei paziente, diciamo che aiuta... pare davvero che preghi, ma io non mi sento santo per niente. Con un ultimo sforzo, guardandoti gli occhi e il seno appena sotto e, meraviglia, il ciuffo del pube, arriva! Nemmeno così esplosivo, pensavo più corposo, ma arriva... buona parte davvero sulla lingua, qualche goccia sul viso, non colpisco gli occhi (meno male) sempre aperti, sempre ridenti, malandrini... lo prendi, me lo lecchi, lo baci, senza mai smettere di fissarmi; poi, strofinandolo sulla guancia mi dici. Mi parli:
- Grazie, Luca... si vede che non l'avevi mai fatto... non l'avevo mai fatto nemmeno io, nemmeno mai bevuto. A volte il sapore, ma mai bevuto, ingoiato... un regalo bellissimo, quello che mi hai fatto... dormi con me? -
- Dovrai cacciarmi a pedate, per farmi uscire di qui! -

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