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Racconto n° 5107
Autore: silverdawn Altri racconti di silverdawn
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Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Madame, i segreti di una signora per bene. Dugi Otok, oltre il flusso della marea. Escort, un gioco che può cambiare la vita Rebel II,  la conferma di ogni sospetto Black Earth, la terra oscura della vita God save the Queen, una sola Regina per l'Europa. Remember, fantasmi dal passato. Mannequin, il successo e la riconoscenza Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto
 
 
Phoenix Arizona
Guardando in basso vedeva il riflesso della luna sulle acque del mare, immenso e nero come i suoi pensieri. Al suo fianco Angelica pareva molto tranquilla, s'era messa la mascherina, forse dormiva davvero. Ci aveva provato a dormire, ma non le era riuscito. Attilio le aveva portate in aeroporto, nel tardo pomeriggio. Avevano decollato con il sole che non era ancora tramontato, un breve volo, uno scalo a Parigi che non aveva mai visto, un altro aereo, due ore dopo. Le sarebbe piaciuto vedere Parigi, magari con Attilio. Ma uno scalo di due ore, a che serviva? Aveva anche pensato di poterci tornare, a Parigi... magari col marito. Attilio aveva promesso di attenderle al ritorno, a Parigi. Lui aveva una casa, a Parigi. Sarebbero tornati in macchina, giorni dopo e Attilio le avrebbe riportate a casa loro. A lei da suo marito. Ad Angelica chissà. Ancora non capiva bene come aveva potuto accettare tutto questo. Accettava ogni cosa da Attilio, ma non capiva perché lo faceva. Come aveva accettato Angelica, come aveva accettato tutto il resto. E come lo accettava Matteo, suo marito. La presenza di Attilio era diventata via via più normale. Ci pensava sorvolando l'oceano nero, diretta ad un altro scalo. Ci pensava perché Angelica dormiva serena al suo fianco. Oppure fingeva. Pensava a tutto ciò che aveva già accettato dall'amante e non poteva che riconoscere che l'aveva sempre accettato con gioia. Ma questo non era troppo? Ma lui e Matteo e perfino Angelica l'avevano quasi costretta a dirgli di sì. Attilio, bastava il suo sguardo, a farle dire di sì. No, pentita mai, di nulla... quello lo sapeva. Non si sarebbe pentita nemmeno di questo, nonostante l'angoscia. In fondo, quello che le imponeva Attilio era sempre trascinante, coinvolgente. Depravato, ma sofisticato, eccitante.
L'aveva già ceduta ad altri, come aveva ceduto Angelica; erano i giochi di Attilio. Ricordava tutti quei giochi e li riviveva, con la stessa emozione e con la stessa eccitazione. Non poteva parlarne con Angelica, lei dormiva... ma non avrebbe potuto parlarne ugualmente, pensando agli altri passeggeri, alle loro orecchie. Non le dispiaceva se qualcuno sentiva ma sull'aereo? Uno spazio troppo ristretto. Ogni tanto, in qualche bar, ne avevano parlato, dei giochi di Attilio. Era quasi fiera del fatto di farsi ascoltare da qualche estraneo. Ma poi poteva fuggire; con Angelica o con Matteo. Guardò l'orologio... doveva mancare ancora un'ora all'atterraggio. Una lunga ora di solitudine e ricordi. Nessun programma, invece. Sarebbero scesi a New York per salire su un altro volo, l'ultimo della tratta. Ma ancora un volo lungo, cinque ore di volo, forse sei, veleggiando sull'infinita America, quasi a consumarla tutta. E prima del volo c'era una lunga sosta in aeroporto.
Anche in aeroporto Angelica era rimasta serena, per nulla turbata da ciò che le attendeva. Avevano preso un caffè, avevano visto il duty free ma poi si erano rintanate in sala d'attesa e Angelica si era quasi addormentata. Anche sull'ultimo volo Angelica aveva approfittato della mascherina. Sabrina guardava fuori, guardava l'America che scorreva sotto le sue ali, delicata e misteriosa. Non aveva mai pensato all'Arizona; non le era mai venuto in mente di poterla vedere. E cosa ne avrebbe visto, poi? Ma era meno agitata sotto al sole... l'oceano nero aveva portato pensieri strani, adesso era più tranquilla. Ormai. Ormai non c'era altro modo. Doveva fare come Angelica. Sorridere.
Si ritrovò a sorridere a tutti, ai controlli doganali, ai passeggeri e a quel tipo strano col cartello con su scritti i loro nomi... SABRINA ANGELICA. Gli andarono incontro tranquille, sorridenti, trascinando il leggero trolley sul pavimento lustro, nel vasto salone con l'aria condizionata. Lui quasi non sorrideva e non disse nulla. L'abito elegante, scuro e la camicia bianca ne facevano aumentare le proporzioni ma era comunque un colosso di quasi due metri, grosso e robusto. Prese i bagagli e si girò verso l'uscita. Loro due lo seguirono. Fuori, il torrido deserto le invase immediatamente. Quasi le travolse, ma dovevano seguirlo e lui camminava. Camminava verso un posto preciso, verso un enorme e lucido ammasso di lamiere nere che pareva un furgone. Ne aprì la portiera solo quando furono vicine a lui e loro salirono. Dentro era fresco, il motore già in moto, il condizionatore attivo. L'interno della Lincoln era molto confortevole, molto elegante. Sentirono aprire il portellone, non si voltarono nemmeno. Mentre lui sistemava i bagagli, loro si accomodarono meglio e allacciarono le cinture. Quasi senza accorgersi dell'altro omone che stava lì, davanti al volante. Sabrina si rese solo conto che non si dissero una parola, quei due... appena l'altro salì, l'autista partì. Non avrebbero visto quasi nulla di Phoenix, lo sapeva, lo immaginava. Buttava lo sguardo oltre i vetri scuri dell'immenso SUV ma non percepiva la città e, dopo poco, percepì il deserto. Il deserto e una lunga strada dritta, piccola per quel che le pareva la macchina, piccola per essere America. Pensava alle strade americane a sei corsie. Non immaginava che ce ne fossero a due corsie. Pochissime auto incrociate, pochissimi camion... solo il deserto e la calura. Pensava anche ad un deserto piatto, infinito, ma si ritrovò a salire dolcemente le colline. La macchina proseguiva con passo felpato, senza far pesare nulla, nemmeno le larghe curve. Poi abbandonò la strada principale, svoltò a sinistra su una strada ancora più sottile, appena più tortuosa. Rallentarono, senza fermarsi; poi ripresero. Colui che le aveva accolte, senza nemmeno girarsi, gli annunciò che erano a casa, at home. Attraversarono una sorta di cancello che Sabrina non vide quasi ma si girò per vederlo dopo. Un cancello bianco, anonimo, leggero. La Lincoln continuava a procedere decisa e veloce sul nastro d'asfalto che, ogni tanto, piegava a destra o sinistra e saliva, quasi sempre. Sabrina buttava l'occhio fuori, davanti... nella speranza di vedere. Vedeva solo il deserto e poche piante. Dietro uno sperone di roccia vide il SUV che lasciava ancora la strada e s'infilava in un buco buio. Si ritrovarono in un garage, vastissimo garage, assieme ad una decina almeno di altre automobili. L'autista parcheggiò, l'altro prese i bagagli e le fece scendere. Non era proprio come fuori, non c'era quel caldo infernale da deserto, ma non era nemmeno fresco, nel garage. Senza una parola, l'uomo coi loro trolley s'avvio e fece in modo che loro lo seguissero; l'autista restò in garage. Attraverso una porta raggiunsero un ascensore davvero molto grande. E salirono sbucando in un salone molto vasto ma quasi buio di cui non ebbero il tempo di vedere nulla o quasi. Poi un corridoio, lungo, fresco e poco illuminato. Delle molte porte che vi si affacciavano, lui ne aprì una, diede il trolley a Sabrina e la fece entrare richiudendo la porta. S'era quasi stupita che dei due trolley, quasi identici, le avesse restituito il suo, ma lui l'aveva fatto senza esitazioni. La stanza era molto vasta, lussuosamente arredata, riparata dall'accecante luce del deserto, fresca, profumata. Sul vasto letto c'era un accappatoio grigio, steso sulla coperta bianca. Dietro ad alcune persiane vide un armadio ma a poco le sarebbe servito. Aprì l'altra porta, non quella del corridoio. C'era una vasta sala da bagno, con lo stesso parquet sul pavimento, quello della camera ed un'altra porta, in faccia alla sua che si aprì mentre la guardava. Angelica le sorrise, dalla sua camera.

- Avevo proprio bisogno di un bagno, sai? -

- Potremmo farlo anche assieme... la vasca è grande... -

Le interruppe lo spalancarsi della porta di Sabrina, senza che nessuno avesse bussato. Ancora l'omone vestito di scuro, ancora nessuna parola. Le porgeva una busta. Sabrina la prese, gli disse che parlava inglese, lo ringraziò ma lui la fissava serio, senza dire nulla. Sabrina aprì la busta e l'omone se ne andò richiudendo la porta; Angelica le venne accanto e la pregò di leggere la lettera, il suo inglese non era molto buono.

- Benvenute nella mia casa, spero abbiate fatto un discreto viaggio. Se siete stanche avete tempo per riposarvi, la festa comincia soltanto domani sera verso le sette. Ricordatevi soltanto che ci sono delle regole, anche se io non sono lì con voi. Ted, l'uomo che vi ha accolto all'aeroporto vi servirà di tutto ciò che vi necessita ma solo se vi attenete alle regole. La casa è dotata di piscina esterna ma fuori è molto caldo di giorno, conviene usarla la sera. Vi è anche una piscina interna che è migliore, in questi periodi. Accanto alla piscina troverete una sala fitness e una Spa, sono a vostra disposizione. Io sarò a casa verso le cinque di domani pomeriggio. -

- Tutto qua? Non dice altro? -

- Tutto qua... Donald non è logorroico, Attilio ci ha avvisate. Le regole le conosci anche tu... cominciamo a seguirle. Non chiedermi nulla di Ted, non lo capisco... prima di tutto facciamoci il bagno. -

- Se le regole sono così ferree... sarebbe meglio farlo separate... -

- Dobbiamo solo non arrivare al limite, senza il suo permesso... le coccole sono ammesse. Apro l'acqua e mi spoglio... devo anche far pipì. -

- Anche io... mi spoglio qui; i vestiti li metto via dopo. -

In breve furono nude, Attilio non voleva che portassero biancheria; il padre di Angelica si era preoccupato di ispezionarla, prima che uscisse. Lo aveva fatto davanti ad Attilio, come faceva spesso. Lo aveva fatto per il gusto di far capire ad Attilio che gradiva quella nudità della figlia. Matteo non l'aveva controllata, invece... Matteo era un poco preoccupato di quel viaggio, ma il bacio di Sabrina l'aveva un po' tranquillizzato. Nemmeno a lui era stato concesso di accompagnarle all'aeroporto. Attilio doveva istruirle e non voleva altre orecchie, solo quelle di Sabrina, solo quelle di Angelica. In macchina, da casa di Sabrina all'aeroporto, gli aveva spiegato le regole... erano semplici, mica difficili. Ma Attilio le aveva ripetute a lungo e le aveva interrogate. Scesi dalla macchina non avevano più detto nulla delle regole.
Adesso, nude nel bagno, Sabrina seduta sul water, gli pareva di non ricordarle nemmeno, quelle regole, come fuori dalla porta dell'esame. E la porta ancora s'aprì, senza che nessuno chiedesse permesso. Ted entrò nel bagno, le guardò appena, raccolse gli abiti di entrambe e gli disse che li avrebbe fatti lavare... le prime parole di Ted che Angelica neppure capì. Aggiunse anche che gli avevano preparato qualcosa da mangiare, potevano fare il bagno e infilarsi l'accappatoio, lasciarlo aperto e tornare all'ingresso, le aspettava lì. Sabrina era rimasta seduta, Angelica ballettava e Ted non si muoveva. Gli chiese se avevano capito... Sabrina si alzò per lasciare il suo posto all'amica che, ormai, se la faceva addosso. Balbettò che aveva capito. Ted grugnì appena, non seguì nemmeno lo spostarsi di Angelica, il suo sedersi... se ne andò via, coi vestiti e le scarpe.

- Pareva ci dovesse stuprare... manco ci guarda! -

- Angy... lui è abituato. Probabilmente non potrà nemmeno sfiorarci ma ci vedrà così per tutto il tempo che stiamo qua. Può darsi anche che ce lo ritroviamo nel letto, stanotte o domani. Le regole sono chiare, siamo a disposizione di tutti coloro che sono in questa casa. -

- Non solo durante la festa... lo so! Non dobbiamo godere da sole, nemmeno farci godere a vicenda. Mi preoccupa di più l'idea di resistere a lungo, cercare di farcelo ordinare, aspettare il consenso. -

- Magari non lo gradiranno nemmeno tutti, il nostro piacere... abbiamo visto solo questi due tipi, per adesso. Ted e l'autista... mi mettono soggezione, più che voglia di far l'amore. Non mi stupirei affatto se volessero solo la mia bocca o il mio culo per scaricarci velocemente il loro sugo. -

- Hanno dato questa impressione anche a me, Sabrina. La cosa mi eccita ugualmente... Attilio mi ha imposto di venire a questa festa, non me l'ha chiesto. Me l'ha imposto mentre mi scopava... -

- A me l'ha chiesto, ma non potevo dirgli di no nemmeno io... -

Si carezzavano dentro la vasca, immerse nell'acqua tiepida e profumata di Sali, ma lo facevano senza la solita armonia, come fosse solo consuetudine. Non trovavano quelle strade luminose che le conducevano alle gioie, trovavano soltanto il modo di sentirsi più vicine, meno smarrite. Nemmeno evitavano i seni o il pube, ma erano modi diversi, meno giocosi. Si scambiavano anche i soliti baci, intensi, dolci e lunghi. Ma si trasmettevano altri segnali, non la voglia di far l'amore. E dire che gli piaceva, far l'amore assieme. Con Attilio o senza Attilio. Lui le aveva anche cedute assieme, a volte. E l'amico di Attilio che le aveva potute avere si era stupito di quanto fossero così unite e complici. Attilio era soddisfatto, molto soddisfatto, quando i suoi amici glielo raccontavano. Ma nella vasca non facevano l'amore... forse, a Phoenix, non l'avrebbero fatto mai, fra di loro. Si sciacquarono col doccino, mentre l'acqua scolava via dalla vasca; si sciacquarono a vicenda, sorridendo ma come per tranquillizzarsi a vicenda. S'asciugarono a vicenda, con piccoli teli di spugna vaporosi e profumati. Poi, senza dirsi quasi nulla, si avvicinarono ai loro letti e presero il leggero accappatoio grigio e l'infilarono. Un accappatoio corto, a metà coscia, senza cintura, molto sciallato che doveva restare sempre aperto. Sabrina si chiedeva perché metterlo, se doveva essere sempre aperto. Si ritrovò Angelica a fianco, si sorrisero ancora ed uscirono nel corridoio. In fondo intravidero Ted, seduto su una panchetta... Angelica, istintivamente, ricongiunse i lembi dell'accappatoio mentre Ted non la guardava neppure ma sentì immediatamente lui che ruggiva un - OPEN - e li lasciò liberi di mostrare il suo pube, i suoi seni. Aveva vacillato, a quel grido, le gambe avevano tremato ed una scossa le aveva percorso la schiena finendo a farle pulsare la vulva. Anche lei si chiese che l'aveva indossato a fare, allora. Ma stava nelle norme anche quello, lo ricordava. Senza ancora poter vedere il salone che stava appena sotto all'ingresso, Ted le condusse in una sala accanto, dove c'era un tavolo abbastanza grande, non enorme come tutte le cose di quella casa. Un tavolo apparecchiato per loro due. Mangiarono con lui che le controllava ma non le guardava. Mangiarono e parlarono sottovoce. Poi Sabrina chiese a Ted della spa e della piscina. Tornarono all'ingresso, ripresero il corridoio, girarono in corridoio laterale che nemmeno avevano notato e camminarono a lungo fin davanti alla porta che lui aprì. Da lì videro la piscina interna che finiva contro una vetrata... fuori proseguiva con la piscina esterna, protetta dall'ombra della casa fin quasi a metà; oltre l'ombra, l'acqua sfavillava al sole del deserto per finire con una cascata fragorosa che pareva scendere direttamente dalle rocce circostanti. Nella spa c'era di tutto: attrezzi ginnici e saune e lettini. Scelsero una sauna e tolsero l'accappatoio. Ted le aveva già viste nude e la sua reazione se la immaginavano. Fecero dentro e fuori dalla sauna diverse volte, per farsi una doccia fresca, carezzandosi a vicenda. Nulla turbava Ted, nemmeno Sabrina che faceva anche pipì, nella doccia. Angelica cercò di provocarlo maggiormente, facendola in piedi e schizzando le gambe di Sabrina... ma nemmeno quello lo scosse. Sazie di sauna, fecero un tuffo in piscina, nuotando oltre la vetrata ma dovettero tornare quasi subito dentro, fuori l'aria era veramente troppo calda. Prontamente accolte da Ted con gli asciugamani, si stesero un attimo sui lettini ma pochi minuti dopo lo stesso Ted gli chiese se gradivano un massaggio. Sì, lo gradivano... videro lui sorridere, finalmente. Sparì dietro una porta e tornò poco dopo vestito di bianco con un carrello pieno di oli e creme. Porse la mano a Sabrina e la condusse su un apposito lettino alto, la fece sdraiare di pancia e cominciò il suo lavoro sotto l'attento sguardo di Angelica che li aveva seguiti. Il massaggio, davvero molto professionale, era talmente ben fatto che Sabrina non sapeva più nemmeno dove fosse... sapeva soltanto che si stava rilassando ma anche caricando. Lui riusciva a mandare tutte le sue energie a concentrarsi in un punto e lei non sapeva nemmeno quale fosse, quel punto. Solo sentiva tutto lì. La fece girare senza che se ne rendesse conto, prese a massaggiarle le spalle, i seni. Poi le gambe, le cosce. La pancia e le cosce. Angelica vedeva le labbra della vulva di Sabrina gonfiarsi e pulsare, farsi sempre più umide e luccicanti. Poi le mani, le grosse mani di Ted, si concentrarono quasi completamente sul pube e lei cominciò a sospirare e mugolare. Le dita di lui si fecero strada, due dita lunghe e grosse, l'altra mano premeva aperta sul pube e ritmava qualcosa che Angelica non capiva ma, in un crescendo continuo, Sabrina sprigionava tutta la sua energia e le sue mani ghermivano il lettino fino a far bianche le nocche. Il suo canto saliva, i suoi fremiti salivano, il suo respiro era sempre più corto. Ed esplose, fiottando qualcosa sulla mano di Ted. Uno, due, tre... quattro fiotti contò Angelica meravigliata. Non l'aveva mai vista fiottare, in tanti anni non l'aveva mai vista e non l'aveva mai sentita raccontare di questo. Lei, Angelica, era perfino sicura che si trattasse di una leggenda... ma no, era successo davanti ai suoi occhi, doveva esser vero! Ted sorrideva soddisfatto, ripeteva good, good. Sabrina era stravolta ma sorrideva anche lei, con le lacrime agli occhi e le dita di Ted che ancora stavano dentro di lei, a cullarla, a placarla. Poi guardò Angelica; anche Ted la guardò... estrasse le dita dalla vulva e le porse alle labbra di Angelica. Ed ella le prese, le succhiò, se ne cibò. Notò un sapore diverso dal solito, migliore, più pieno. Non era pipì, conosceva anche quella. Era proprio quello di cui aveva sentito parlare ma che mai aveva visto. E Ted continuava a dire che era buono, in inglese... e lo disse anche lei che era buono... in inglese e in italiano, costringendo Ted a dirlo anche in italiano con una pronuncia davvero oscena. Non potevano attendere che Sabrina fosse in grado di starsene in piedi... Ted prese la mano di Angelica e la fece stendere sul lettino a fianco, cominciando a massaggiarla. Dopo poco Sabrina riuscì ad ergersi sul fianco, per vederli. Bravissimo Ted! Ogni tanto ne incrociava gli occhi e lui ammiccava, soddisfatto. Era stata la prima volta, anche per Sabrina. Tutto si aspettava da Ted, tranne questo. Forse nemmeno le carezze di Ted si aspettava... ma questo? Cominciava a vederla diversa, questa sorta di gita. Avrebbe riportato a casa almeno un ricordo buono, se non altro. Angelica ci mise forse meno tempo di quanto ce ne aveva messo lei... i canti della ragazzina appena ventenne le parvero migliori dei suoi. Chissà. Magari lei l'aveva già provato... non ne avevano mai parlato, non se l'erano mai chiesto, in due anni passati ad amare Attilio assieme. Si sarebbe fatta insegnare la tecnica da Ted, l'avrebbe fatto davanti ad Attilio, forse anche davanti a Matteo. Anche a lui piaceva amarle assieme, anche solo vederle amarsi. Attilio gradiva di meno, il solo guardarle. Ma lei amava strappare i sospiri di Angelica, cullarla, baciarla, guardarla. Da sempre, da subito. Anche Sabrina si nutrì con gusto degli umori di Angelica sulle dita di Ted, anche lei li trovò diversi dal solito... pensò agli unguenti di Ted, però. Quelli avrebbero potuto cambiare sapori e odori. Anche i cibi, le bevande... nel lungo viaggio le avevano spesso nutrite, sugli aerei. Good, good, ripeteva Ted sorridendole; very good, rispondeva contemplando il viso di Angelica stravolto, sudato, con le lacrime e il sorriso, very good. E adesso? Che doveva fare adesso? Non si poteva mica approfittare così di tutto quel bene senza dargli nulla in cambio, no? Scese dl lettino e si accorse di vacillare, ma non si perse d'animo... s'avvicinò a Ted e gli cinse la vita; con l'altra mano cercò di raggiungere l'inguine dell'uomo ma la sua mano la bloccò. No, non voleva, non serviva, non era necessario. Why? Perché? Niente, non ora, non lì. Un pochino contrariata, Sabrina decise di non insistere ma non capiva perché. Si sciolse da lui che l'aveva comunque abbracciata e andò a cercare le labbra e i baci della sua compagna. Soltanto quando anche Angelica fu in grado di scendere dal lettino, allora sentì Ted che le diceva:

- Oh... well... now! - - Oh... bene... adesso! -

Allora si tolse il kimono bianco rivelando una poderosa mazza che porse ad entrambe, perché ci prendessero confidenza, perché se la dividessero che ce n'era per due, forse per quattro. Era fatica farla entrare in bocca, era fatica cingerla, quasi spaventava. Se ne presero cura assieme, quasi golose dapprima, quasi preoccupate dopo qualche secondo. Però, lì assieme, inginocchiate e piccine, trovarono i modi, i ritmi, i sistemi. E Ted pareva gradire, ne carezzava le testoline, le premeva verso la mazza, anche assieme come fossero due tette, passando e ripassando il membro fra le guance, fra le lingue. Poi volle altro: prese le ascelle di Angelica e la sollevò di peso sul lettino, prese le sue gambe e le portò sulle spalle, prese la verga e la puntò senza nessuna incertezza sulla vulva ma non la trafisse, come s'aspettavano loro... ne carezzò a lungo le labbra, finché i petali non si schiusero da soli e, ghiotti, lo vollero. Sabrina seguiva quello strano immergersi lento, un pollice fuori, due pollici dentro, quasi incredula. Vedeva il pube di Angelica gonfiarsi, dilatarsi, ma accogliere, prendere. Le diede il tempo d'abituarsi all'idea, cullandola dolcemente, non aveva fretta, poi si fece più vorace, quel suo andirivieni, tanto che sul volto di Angelica si vedevano smorfie di dolore e piacere. Le mani di Ted sulle anche della ragazza armonizzavano la danza, i suoi pollici seguivano da fuori ciò che succedeva dentro, quasi guidando le energie di Angelica verso il suo clitoride, gonfio e orgoglioso. Anche la mano di Sabrina raggiunse quel pube, lievemente posandosi sui peli, ascoltando più che dicendo, sfiorando il bocciolo con le punte delle dita, con tocco leggero, gradito, caldo. Tanto caldo che i canti di Angelica divennero ancora più melodiosi, fino ad indurla a gridare, svanire, svenire. Ted non modificò di tanto il suo daffare... sembrava quasi non aver capito. Neppure Attilio era così premuroso, con lei, con loro... lentamente rallentò, lentamente riemerse dal fodero e lentamente si mise a carezzarne ancora la fessura col glande, come prima. Ma poi guardò Sabrina mentre depositava meglio che poteva la sua amata sul lettino. La guardava, sorrideva. Poi l'andò a cercare e le fece lo stesso massaggio, sul lettino a fianco, sotto gli occhi annebbiati di Angelica. Molto dopo le volle ancora in ginocchio, affiancate e adoranti. Da solo si sparse sui loro visi, sulle lingue intrecciate nei baci, sugli sguardi devoti. Non un bacio ma tutto il resto sì... baci di Ted non ne ebbero; li chiesero ma non ne ebbero.
Mentre erano ancora lì a crogiolarsi di coccole e baci, a mangiarsi di dosso il seme dell'uomo, Ted s'era già lavato e rivestito dell'abito scuro. Si lavarono e indossarono anche loro il loro kimono grigio e leggero; il sole tramontava, le portava ancora a mangiare, allo stesso tavolo. Erano anche stanche, bisognose di sonno davvero, non tanto di cibo. Mangiarono assieme, anche lui mangiò con loro ma sempre zitto e serio, come prima. Poi chiesero di poter andare a letto e lui gli indicò il corridoio, non le accompagnò neppure.
Al mattino dopo Sabrina si svegliò con una strana sensazione... non era raro che suo marito la svegliasse così ma Matteo non c'era! Una lingua raspava la sua vulva, se ne pasceva, la mangiava. Nella penombra cercò di vedere, di capire. Fra gli occhi ancora pieni di sonno e di piacere, faceva fatica, a vedere. Poi lo vide, gli parve. Non poteva che essere lui, non poteva che essere Ted. Ted che non voleva i suoi baci ma le mangiava la figa, di mattina, per svegliarla. Ted nudo e immenso che la scavava da dentro con una lingua immensa e vorace; Ted che non voleva i suoi baci. Ma non riuscì a pensarci per molto, si ritrovò semplicemente a guardarlo stringendo il lenzuolo con le mani, impastandolo come una gatta, vedendolo anche con gli occhi chiusi, serrati di piacere. Ed esplose lì, nella bocca che non aveva voluto la sua bocca. Quando riuscì a riprendersi, a vedere ancora, vide la porta del bagno spalancata e Angelica in piedi, appoggiata allo stipite che li guardava.

- Ha svegliato anche me così, sai? Solo che non vuole altro... ho provato ma non vuole. Peccato! Ma vederlo nudo è già un bel buongiorno! -

- Magari ci voleva assieme, provo a chiedere io? -

Ma no, proprio non ne voleva sapere, se ne stava lì con una mezza erezione, orgoglioso di farsi ammirare ma non voleva proprio nulla... sorrideva.

- Dai, vieni in bagno adesso! Si è divertito molto a guardarmi mentre facevo pipì e poi è venuto a svegliarti... chissà? Magari vuol vedere anche te. -

Infatti la seguì in bagno, sorrise al primo timido fruscio e si godette tutta la pipì di Sabrina ma senza nemmeno allungare le mani sulle cosce o sui seni; solo gli occhi di Ted la penetravano... a fondo, quasi come la sua mazza. Non se ne andò via nemmeno subito, volle vederle lavarsi. S'era seduto comodo sul water e le seguiva; ma non durò molto, dopo un po' si alzò, si stiracchiò e se ne andò via, lasciandole sole. Lo ritrovarono al solito posto, in fondo al corridoio, vestito di scuro. Dopo colazione provarono a prendere un briciolo di sole, approfittando del fresco del mattino. Provarono a chiedere a Ted un nuovo massaggio ma non era possibile... la festa era troppo vicina; forse, dopo la festa, se Donald glielo avesse permesso. Intravidero altre persone, maschi e femmine che non avevano visto il giorno prima. Gente che lavorava lì, evidentemente... e che non si curava quasi della loro presenza e della loro nudità. Nemmeno il giardiniere le degnava di sguardi diretti, solo qualche occhiata di sfuggita; e dire che era molto vicino a loro, mentre lavorava.
Fecero l'abitudine anche a questo, nel breve volgere della giornata. Tornarono in camera a riposare dopo pranzo, scegliendo di stare assieme, non come la notte prima. Bastava che non arrivassero al limite, che non si facessero godere l'una all'altra... quello dicevano le regole. Ma potevano far l'amore assieme, se sapevano fermarsi in tempo. E chi l'avrebbe mai saputo se... scherzi? Sarà pieno di telecamere! Già! Ma anche non ci fossero state, avevano promesso ad Attilio... già! Finì che si addormentarono abbracciate e sorridenti. Il risveglio fu meno piacevole di quello del mattino. Sempre Ted ma quel Ted professionale vestito di scuro... Donald sarebbe arrivato di lì a mezz'ora, dovevano prepararsi. Una doccia veloce, un filo di trucco, il caffè portato da una ragazza in divisa e poi via, senza nemmeno il kimono grigio. Ted gli disse come dovevano porsi in attesa di Donald, inginocchiate davanti all'ascensore, con le palme delle mani in alto lungo le cosce... le cosce divaricate, non così chiuse! Ok, così andava bene... meno male! L'ascensore già saliva! Sabrina, girando lo sguardo, vide qualcosa di scuro sulla panca dove solitamente sedeva Ted... e qualcosa di lustro, metallico. Ma non le fu possibile capire, la porta si aprì e videro Donald.
L'avesse incontrato per strada, non ci avrebbe neppure fatto caso... un ometto basso, tarchiato, malvestito. I capelli erano sicuramente tinti, se non finti ma l'occhio era furbo, tagliente, dinamico. Anche il sorriso ben poco si addiceva al resto, un sorriso da satiro, le parve... fu cordiale con loro, però, anche con Ted. Con tutte le loro foto che Attilio gli aveva già mandato, il pudore non era nemmeno da contemplare. A volte Sabrina era anche pudica... Angelica più sfacciata. Ma davanti a Donald non le venne nemmeno l'idea del pudore. Donald parlava quasi esclusivamente con Ted, Sabrina capiva tutto ma non era sempre di loro che parlava, anche del resto della casa. Ad un certo punto allungò la mano verso Ted guardando dritto negli occhi di Sabrina, come a farsi dare qualcosa. Ted raccolse dalla panca uno di quegli oggetti scuri e glielo porse... un collare... un collare da cane. Sabrina sapeva che alcuni ci si divertivano, ma non ne aveva mai visti. Ugualmente si raccolse i capelli e porse il collo a Donald, affinché glielo mettesse, la facesse sua. La sensazione era del tutto nuova ma non spiacevole, in fondo. Dopo averla vista, anche Angelica la imitò; lei lo trovò meno piacevole, ma ci si abituò quasi subito... le piacque meno il guinzaglio che subito dopo allacciò Donald prima a Sabrina e poi anche a lei, ma non lo diede a vedere.

- Noto con piacere che Attilio vi ha addestrato benissimo... non tutte le ragazze che vengono qui si lasciano mettere subito il collare. A volte devo usare lo scudiscio per convincerle. Avete una pelle bellissima, meglio non segnarla, per ora. So che siete state brave, mentre non c'ero, spero che sappiate fare in modo che i miei ospiti si ricordino di voi. Una ragazza greca, venuta circa un anno fa, è ancora qui con uno dei miei amici, stasera la vedrete. Potrebbe capitare anche a voi di non voler tornare in Italia. Lei era sposata ma non è voluta tornare... a volte me la lascia qui... meravigliosa fanciulla. Ma abbiamo poco tempo per queste cose, è meglio che io vi dica qualcosa della festa prima che arrivino i miei ospiti. Ted mi ha raccontato che siete state molto brave con lui, ieri pomeriggio, ve ne sono grato. Non troverete certamente nulla di vicino a Ted, stasera ma... cercate di far vedere che son tutti migliori di Ted. In fondo, non vi si chiede moltissimo... solo di essere convincenti. Attilio dice che gli fate fare sempre buona figura ed io gli credo. Io non mi approfitterò della vostra presenza durante la festa... se sarà tutto andato bene, avremo modo di festeggiare quando i miei ospiti se ne saranno andati. Ma se mi fate fare brutta figura... -

- Nelle nostre intenzioni c'è solo di farle fare la migliore figura, Mister Donald, siamo venute apposta... complimenti per il suo italiano... -

- So che la bella Angelica non parla inglese... io ho studiato a Milano, molti anni e molti anni fa... amo l'Italia, appena posso ci vengo. Spero di rivedervi anche là... -

- Se gradisce, la ospito anche a casa... i miei me lo permettono... -

- Grazie Angelica, in genere preferisco gli alberghi ma vedremo... tornando alla festa, ci sono molte stanze che non avete visto. Ora ve le mostro. Naturalmente, potrete farvi prendere ovunque, i miei ospiti vengono apposta; ma qualcuno chiede maggiore intimità e lo condurrete nelle vostre camere se non preferisce altro. Altri vorranno scoparvi in pubblico e so che non vi dispiace. Questo grande salone permette molte alternative. Naturalmente, se ricevete un invito a seguire uno dei miei ospiti, alla fine della festa, siete libere di seguirlo, a volte capita perfino che le ragazze vengano pagate per questo. Preferirei poter approfondire la vostra conoscenza ma siete libere. -

Le teneva al guinzaglio, camminavano a fianco a lui nel salone cosparso di divani e gli diceva che erano libere. Si diresse ad un portone in legno massiccio, veramente grande. Ne aprì una sola parte e le fece entrare.

- Questa non è la mia stanza preferita ma molti miei amici l'amano, quindi non sarà difficile che vi ci conducano. Il dungeon non deve farvi paura, la paura aumenta la violenza del sadico... affrontatelo con umiltà e serenità. Qualcuno potrebbe volervi legare, molti soltanto potervi bendare e farvi scoprire piaceri mai visti, come ieri ha fatto il buon Ted. Raramente si permettono di frustare una ragazza mai vista, ma Ted e Fred vi tengono d'occhio, quando non posso farlo io... non avete nulla da temere. So che non siete abituate alla frusta, magari potrebbe anche piacervi... se così fosse... -

Ed anche la festa finì... tutti gli ospiti se ne erano andati. Donald le portò nella sua camera, le fece lavare, si lavò con loro e le volle nel suo letto, anche così, anche stanche e assonnate. Alcuni giorni dopo vennero riportate in aeroporto da Ted e Fred con la Lincoln nera. Donald se n'era andato il giorno prima con una vecchia Rolls Royce cabriolet; l'avevano voluto salutare in garage. Avevano perfino parlato poco fra loro, Sabrina e Angelica. Sabrina pensava solo a Matteo, a come gli avrebbe raccontato tutto, a quanto bisogno aveva delle sue braccia, delle sue mani e dei suoi occhi. Quasi non aveva mai pensato ad Attilio, che le aspettava a Parigi. Anche di lasciare Ted le dispiaceva, quasi le pianse sulla spalla; ma si voltò in tempo e raggiunse il suo gate. Il viaggio era lungo, dannatamente lungo, fino a casa.

silverdawn

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