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Racconto n° 5111
Autore: silverdawn & Fabiola Altri racconti di silverdawn & Fabiola
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I suoi Occhi, il suo più bel paesaggio
(omaggio a Georges Brassens e a Fabrizio De Andrè, sulla traccia de - Le passanti - 1974)

di Fabiola e silverdawn


"Attenzione: Intercity 599 diretto a Firenze Santa Maria Novella in arrivo al binario due. Si prega di allontanarsi dalla linea gialla."
Così sta risuonando l'altoparlante, interrompendo i miei pensieri. Sono le 18,40 di un freddo venerdì d'inverno. Sono entusiasta del corso che ho frequentato e al tempo stesso rimpiango il caldo del focolare, consapevole che una volta scesa a Firenze dovrò recuperare la macchina e non sarò a casa prima delle 23.

Ancora a Piacenza, siamo... speravo qualcosa di più. Questi viaggi mi hanno stancato, una volta li facevo con più entusiasmo. Non ho nemmeno voglia di leggere e fuori dal finestrino si vede poco o nulla. L'orologio della stazione segna le sette meno venti, prima delle undici non mi riesce di essere a casa. Speriamo salga poca gente, almeno.

La stazione di Piacenza è piccola ma piuttosto trafficata. Il via vai delle persone che la frequentano presenta personaggi bizzarri, altri più composti. È divertente osservarle ed immaginare quali possano essere la loro vita, i loro sogni, le loro emozioni, le loro paure o reticenze. Con questi pensieri nella mente, seguo con gli occhi i vagoni che mi passano davanti e finalmente mi dirigo verso quello a me destinato.

Ecco... questa guarda i numeri! Lo so che non è il mio posto, che il mio è quello di fronte ma mi piaceva più qui... se restava vuoto. Invece questa signora o signorina guarda proprio qui, sopra la mia testa. Begli occhi, però! Mi fan tornare in mente quella vecchia canzone di Guccini... no, di De Andrè! Ma sì! Com'è che faceva? Alla compagna di viaggio, i suoi occhi il più bel paesaggio... fan sembrare... sì, mi sposto subito, prego!

Ho prenotato accanto al finestrino; adoro osservare i paesaggi che mi sfrecciano davanti e ho come la sensazione di respirare meglio.
Con disappunto apro lo scompartimento e vedo che al mio posto è seduto un bel l'uomo, distinto nell'abbigliamento, assorto a fissare oltre il vetro. Con delicatezza gli sfioro la spalla e mostro il mio biglietto, sorridendo dolcemente. L'alternativa sarebbe stata viaggiare in senso opposto alla direzione del treno, e dopo una giornata fuori casa non avrei resistito per due ore e mezza di treno...

Fan sembrare più corto il cammino... e nemmeno lei ha tanto da fare, guarda fuori, ma non si vede molto, è tutto buio! Soli, io e lei... begli occhi, davvero. Proviamo anche la voce... le dico due cose, banali. Straordinaria voce di mezzosoprano... incantevole. Con accento toscano, per giunta. Trovo difficile toglierle gli occhi dagli occhi. Mi sento anche un po' scemo, tutto sommato... come continuava la canzone? Ah, sì! E magari sei l'unico a capirla e la lasci scendere senza seguirla... invece scenderò io, a Bologna, per cambiare treno. Ma... mi resterà il colore dei suoi occhi, nella mente... la luce, il sorriso.

L'uomo, che dimostra 35-38 anni circa, sorride e si sposta scusandosi della disattenzione. Le fossette che si formano all'angolo della sua bocca sembrano provocarmi. Il timbro della voce, basso e morbido, mi colpisce immediatamente; quasi lo immagino sussurrare parole dolci e provocanti al mio orecchio. Distolgo velocemente lo sguardo, anch'esso magnetico e avvolgente. Una scossa elettrica ha attraversato tutto il mio corpo in un secondo, regalandomi una sensazione fortissima ed improvvisa. Mi siedo e volgo subito l'attenzione oltre il vetro, quasi vergognosa e sconvolta per ciò che avevo appena provato per un perfetto sconosciuto.

Non c'è nulla da fare... ha un sorriso ammaliante, trasmette una serie di messaggi che non posso ignorare. E se veramente mi volesse dire qualcosa, se veramente fossi l'unico a capirla ad esser capace di... con tutti i fallimenti che mi porto addosso? Non posso lasciarmi suggestionare dai suoi occhi, dalla voce, dal sorriso... ci ho già fatto l'amore con lei... non so dove ma è già successo. La rivedo mentre la guardo, la rivedo dentro ad un letto, sorridente con quella stessa luce negli occhi... conosco il suo corpo, i suoi fremiti, i suoi sospiri. Dove li ho visti? In che sogno li ho persi?

Sento i suoi occhi costantemente posati su di me, evito con attenzione di sfiorare le sue gambe lunghe, che sembra volutamente distendere per creare un seppur minimo contatto fisico con il mio corpo.

Non posso essere così cretino d'andarmi a perdere dietro un sorriso, una voce... i suoi occhi! I suoi occhi! Sono un cretino, lo ammetto! Ma c'è un'energia che non posso ignorare e... mi pare, non la possa ignorare neppure lei... nemmeno il nome, non so nemmeno come si chiama. Bisogna che io la faccia parlare, è timida ma freme, la sento!

Il mio respiro si fa più intenso e rapido, mi manca quasi, un calore improvviso mi avvolge tutta e mi sento nuda e trasparente di fronte a lui.
Siamo soli nello scompartimento, il treno sembra viaggiare a rallentatore. Con altrettanta lentezza prendo una pinzetta dalla borsa, tenuta fino ad ora saldamente sul grembo, quasi a barriera e difesa da chissà quale pericolo, e raccolgo i capelli sulla testa. Una ciocca ricade ribelle sopra l'occhio sinistro e l'immagine che vado riflessa sembra sconvolta, come fossi stata reduce da una notte di intensa passione.

Mi travolge ogni pensiero, penso ad una cosa e ne dico un'altra... sotto certi aspetti va anche bene... altrimenti le avrei già detto che ho già fatto l'amore con lei, con le sue emozioni, coi suoi occhi, con la sua voce, con suoi sogni. Non posso, come non posso fermare questo treno che corre come un delinquente... ma cosa corri? Dammi il tempo, il tempo di capire, il tempo di agire, di richiamare tutti i suoi sensi su questa vecchia carcassa stanca... ecco, una vecchia carcassa stanca, piena di fallimenti... ma piena di emozioni. Fallirò anche questa volta? Anche questa mia voglia di te?

I battiti aumentano, il respiro è spezzato, il treno rallenta in prossimità della stazione di Bologna.

Ecco, rallenta, bastardo di un treno! Dammi ancora due minuti, un segnale rosso, un incidente, un ponte crollato, una guerra in Crimea... dammi il tempo di conservare i suoi sospiri dentro la memoria, per sempre. Ma il treno non ferma, rallenta... ancora due parole col suo accento che mi riempie ogni poro della pelle, ogni atomo... tra poco mi devo alzare, uscire, abbandonarla, non farci mai più l'amore... non posso pensare che sia già tutto finito, non posso... non è giusto! Io bramo il tuo corpo! Ora lo dico... lo dico, lo dico!

Lui continua a non parlare, non ne ha bisogno. La sua virilità mi inonda. Sento la sua passionale forza diretta verso di me. Temo le mie emozioni, la mia impulsiva reazione....

Non è mica così facile, dire alla compagna di viaggio che i suoi occhi sono il più bel paesaggio! Bella forza! Fuori è buio, non si vede un cazzo! Faccio la figura del cretino... lo so, lo so che sono un cretino ma non posso mica andare fino a Firenze per continuare a vedere i suoi occhi!

Ed ecco che decido in un attimo di compiere una pazzia che reputo meno rischiosa... con scatto improvviso mi alzo e schizzo direttamente giù dal treno. Sento il bisogno di fuggire. Il rimbombo dei miei tacchi mi accompagna, quasi travolgo i passeggeri che sono in attesa di salire e dopo 10 metri finalmente mi fermo, credendo di essere in salvo.

Ma che fa, adesso? Fugge lei? Scende qui? Devo scendere anche io... la seguo ma fugge, veloce... fuori dalla stazione, nella confusione più totale. Sola, è ancora sola, non ha nessuno che la sia venuta a prendere. Si ferma, alla fermata dell'autobus... pazzo! Cosa pensi che succeda, adesso? Che senso ha... prenderle un braccio, farla girare... che le dico?

Una mano dolce e decisa sembra bussare alla mia spalla destra, invitandomi a voltarmi indietro... Il cuore sembra fermarsi, i battiti sono quasi inesistenti, il mio corpo si blocca per un attimo, poi mi sento quasi obbligata a voltarmi. Non so cosa mi stia accadendo. Quella mano morbida e delicata, e al tempo stesso così stranamente familiare e protettiva, quella voce suadente e morbida, profonda, seppure gioviale, il timbro basso e avvolgente, guidano il mio corpo a voltarsi, seppure la mia mente mi grida di scappare via, il più lontano possibile.

- Il mio nome è Matteo... avevo bisogno di sentire ancora la tua voce... -

Ed ecco, i nostri sguardi si incrociano. I suoi occhi sono di un misterioso blu trasparente che sembra perforare l'anima, il mio respiro sembra adeguarsi al suo, sento riprendere velocemente colore sul viso spaurito.
Sento che le nostre anime si toccano, si sono già toccate in passato, non so quando. Forse mi sto facendo troppi film! Sono due anni che evito qualunque contatto maschile che vada oltre una distaccata amicizia, ed ecco che sto facendo la figura della stupida e della sciocca...
Faccio per aprire la bocca, ma le labbra sembrano paralizzate. Non riesco ad emettere alcuna parola, se non pochi suoni spezzati e senza senso.
Ed ecco che la mia attenzione sale alla fronte, spaziosa e aperta. Sembra circa 10 cm più alto di me, nonostante io stia indossando i tacchi; la pelle è morbida, quasi in attesa delle mie carezze, le labbra piene e tumide, chissà quanto bene sa baciare! No!!! Cosa vado a pensare! Sono certa che farebbe un sacco di risate se riuscisse a leggere anche solo poche parole dei miei complessi pensieri.
E poi non capisco. Il suo accento è emiliano. Vuoi vedere che scioccamente ho perso il treno per fuggire da lui, e sono scesa alla sua stessa fermata!?!?
Alla fine sussurro il mio nome, titubante... "Il mio nome è Sara..."

- Perdonami Sara ma... non posso perderti così. Pochi minuti, pochi minuti ancora, se non c'è qualcuno che ti aspetta... - Spero con tutto me stesso che non ci sia, qualcuno che l'aspetta, che abbia lo stesso bisogno che ho io di lei, della sua voce, del suo sorriso, dei suoi occhi luminosi, dentro il buio freddo di Bologna. Bologna mi è cara: ci ho studiato, ci ho passato giornate e nottate memorabili ma non è più la mia Bologna... nulla è più mio, ultimamente. Ma la luce dei suoi occhi si illumina, m'illumina, mi travolge. Come il suo profumo intenso, maschile, secco... armonioso su di lei.

"Perdonami Sara ma... Non posso perderti così. pochi minuti, pochi minuti ancora, se non c'è qualcuno che ti aspetta..." ...sul finire di quella richiesta, fatta con strana familiarità e una voce morbida e calda, avvolgente quasi, risuona in stazione il fischio di partenza del mio treno. Sollevo lo sguardo all'orologio posto in alto vicino a noi. Le lancette segnano le 20.18. Realizzo che ho appena perso il treno per rientrare a casa. Il mio volto diventa pallido. Le mani tremano leggermente, così come il mio labbro inferiore. I miei occhi sono smarriti, sconsolati, quasi si inumidiscono per le lacrime che sembrano voler uscire e mi impongo di trattenere. Che comportamento stupido, il mio! E tutto per una reazione improvvisa ed inspiegabile... io che sono sempre così razionale e riflessiva.
Mi rivolgo all'uomo di fronte a me e sussurro con voce triste e flebile ...."In realtà, ho appena perso il treno per tornare a casa..."

- Anche io ho perso un treno... non ho potuto perdere te, non posso perdere te... non ho nulla da donarti, non valgo nulla ma ho bisogno di conoscerti, non posso lasciarti fuggire. - Ma chi le ha dette, queste cose? Non è il mio solito, non è il mio comportamento! Rimbombano più dentro di me che dentro di lei, queste parole. Siamo stranamente tremanti, ho le sue mani nelle mie, la sento vibrare e non è il freddo, che ci fa tremare. Affogo il mio sguardo nei suoi occhi e mi ci perdo, come dentro un lago, un grande lago verde. Le sue mani sono calde, timidamente si muovono nelle mie come a cercare una carezza, un sussurro di emozione che ribolle dal profondo... ho voglia di baciarla, abbracciarla, fondermi in lei, in lei che non conosco. Ma temo! Ho paura delle sue reazioni, della sua fuga, del dissolversi di questo sogno strano, ridicolo, astratto più di ogni mio sogno precedente... e se fossi davvero l'unico a capirla come diceva la canzone?

"...non posso lasciarti fuggire." ...la sua voce bassa e calda mi risuona lentamente in testa, le mie mani calde e tremanti si muovono rapide catturate dalle sue... Il corpo vibra di una vita propria, il cuore batte e pulsa veloce, la temperatura intorno e dentro di me sembra letteralmente infuocata, mille timori assalgono i miei pensieri ...e la mia mente mi incita a scappare da quella situazione ambigua ed insolita, e soprattutto mi "grida" di fuggire da lui, quello sconosciuto misterioso.
Alzo titubante il volto pallido e volgo lo sguardo verso il suo, i nostri occhi si incrociano ancora e di nuovo percepisco una strana familiarità, un incontro di anime dove lo spazio e il tempo scompaiono, le gambe tremano, le forze mi abbandonano mentre la mente vaga in un luogo remoto e infinito ... Le mie mani scivolano via delicate dalle sue e mentre il mio corpo cade inerme verso il terreno, sento il buio annebbiare la mia vista e pervadermi tutta...

Che delizia il tuo sguardo, Sara... sembri in estasi, sembri pensare ad un universo diverso, migliore. Sembra che ti abbandoni a tutto, che mi caschi fra le braccia... no, caschi proprio, svieni? No! Ti prendo, ti raccolgo in un abbraccio, ti sostengo tutta. Il tuo volto arrovesciato fra le mie braccia, nel mezzo della piazza della stazione di Bologna, alla fermata dell'autobus. Che faccio per rianimarti, adesso? Temo anche che la gente possa venirci a soccorrere ma io non ho bisogno di loro... ho bisogno di te, della tua voce, dei tuoi occhi che si sono chiusi ma sono dolci, divinamente dolci. Provo a baciare le tue labbra, nelle fiabe funziona, funziona sempre. Questa è una fiaba ma io non sono il principe azzurro, non sono nemmeno il cacciatore, sono solo un sfigato qualsiasi. Sfioro le tue labbra, il tuo sorriso, il tuo corpo intero, con le mie labbra. Sfioro la tua anima, cerco di nutrirti di me, per quel poco che valgo. Rivoglio i tuoi occhi, la tua voce, la tua vita... svegliati, ti prego. - Svegliati, Sara, Ti supplico... -

Una voce avvolgente e preoccupata ripete più volte il mio nome e lentamente mi aiuta a riemergere dell'oblio. Mi risveglio indolenzita e confusa tra le braccia di uno sconosciuto. Non oso alzare lo sguardo verso il suo per l'imbarazzo della mia reazione, e soltanto l'assiduo viavai a quell'ora nella Piazza della Medaglia riesce a portarmi finalmente al totale risveglio e alla piena coscienza di dove mi trovo.
Con fatica e grande emozione, mi alzo in piedi, mormorando timide e incomprensibili scuse... tremo, e non certo non per il freddo, mentre infine rivolgo I miei occhioni verdi e spauriti verso quell'uomo misterioso che mi attrae e al tempo stesso mi inquieta terribilmente ...
"...ho perso il treno!" ...ripeto con dolcezza e un misto di preoccupazione .. "...devo trovarne un altro, altrimenti non riesco a tornare a casa stanotte! abito a 200 km da qui, e domani devo rientrare al lavoro!"

- Anche io ho perso il treno... adesso tu sei il mio treno, Sara. Io devo capire dove mi porti, Sara. Devo conoscerti, non posso lasciarti fuggire, non subito, non ora. Ti propongo una cosa, Sara. Adesso noi due andiamo a mangiare qualcosa nel primo buco che troviamo, poi cerchiamo un altro treno. Ma non ora, non subito. Ora e subito tu sei il mio treno. -
Ma chi è che ha scritto 'sto copione? Non mi appartiene, non sono io che parlo! Il mio treno? Non ho mai detto cose del genere, mi sembra anche patetico, paragonarla al treno. No, non è la mia parte, ridatemi un copione diverso, per favore! Poi? Se mi dice di sì... dove la porto? Bologna è talmente cambiata! Qui dietro c'era una trattoria in una viuzza... magari ci sono i cinesi, adesso! Val la pena di cercarla, se mi dice di sì... si stava bene, quando studiavo a Bologna. Che occhi belli, Sara. Fammi questo regalo, regalami ancora il mio affogarci dentro. Domani fuggo, mi dissolvo come un sogno, ma stasera... lasciati guardare, lasciati ascoltare, lasciati avvolgere nel mio malato sogno, nel mio acquitrino, nella mia palude.

Sono sconvolta! un perfetto sconosciuto mi invita a cena, dopo che ho perso il treno praticamente per colpa sua, e mi propone di trovare un treno più tardi ...come se non sapesse che non ci saranno altri treni per Firenze dopo le 22, che poi non ci saranno altre corse fino all'indomani...
Mai fidarsi degli sconosciuti, mi hanno sempre insegnato fin da bambina... ed io, quasi sempre coscienziosa e razionale, anche questa volta, una delle poche in cui reagisco di istinto, mi ritrovo nei guai, bloccata in una città a me sconosciuta, con poche monete in tasca, un bancomat di cui al momento non ricordo neanche il codice segreto -beh, al momento è già tanto che ricordi il mio nome!- e soprattutto senza un posto dove andare a dormire. Il mangiare poi, figuriamoci! ho lo stomaco chiuso praticamente a chiave!!!
Lo guardo di nuovo, con cipiglio questa volta, quasi mi ci tufferei in quegli occhi tenebrosi ed intensi ... Alzo la testa sopra di lui. L'orologio della piazza mostra le 21. A quest'ora potrei essere quasi a Firenze!
E finalmente rispondo, desolata e triste: "Purtroppo non credo ci siano molti altri treni per Firenze stasera, e domani devo essere al lavoro alle 10. Prima di tutto ho premura di prenotare il primo treno per domani mattina, poi trovare un bed and breakfast dove pernottare qui vicino, a meno che il treno non ci sia verso le 5 e che possa riposarmi nella sala d'attesa della stazione ferroviaria. Dopo, una pizza o qualcosa di più particolare e leggero lo potrei mangiare volentieri, Matteo!"

- Non occorre prenotare adesso... domattina ci sono ottimi treni anche regionali per Firenze, Sara. Ho con me l'orario, lo consultiamo a tavola, con calma. Fidati di me, hai bisogno di sederti, rilassarti, mangiare un boccone. Conosco un posto carino qui dietro, a due passi... ho fatto l'università a Bologna, molti anni fa. Se occorre ti faccio compagnia fino a domattina. Se preferisci, dopo cena, prendiamo un'auto a noleggio. Ma prima devi mangiare, devi rilassarti, devi darmi modo di sentire ancora la tua voce, Sara. - Tanto, debito più debito meno, meglio un minuto in più con te che un sorriso del direttore della banca... manco fossero i suoi, i soldi che gli devo! Vuoi che ti porto a casa con l'elicottero? Noleggio l'elicottero! Ma adesso vieni con me. Camminare con te al fianco, raccontarti cose, prenderti a braccetto, sentirti sorridere divertita e... vedere i tuoi occhi illuminarsi di luce! Il resto cosa conta? Nulla! I passi sono decisi, camminiamo quasi svelti sotto i portici, in penombra, con pochi passanti. E io mi godo quei tuoi occhi, questa tua voce sublime, questo tuo stringere il mio braccio ad ogni sorriso che ti strappo. Eccola la trattoria che ricordavo... non ci sono arrivati i cinesi ed è ancora tale e quale ad allora... c'è molta gente ma ci trovano un tavolo piccolo, in un angolo. Togli il cappotto, ritrovo il tuo profumo, m'incanti con un sorriso sincero, felice. La luce dei tuoi occhi riempie tutto, vedo solo quello, Sara, solo la luce che emani...

Improvvisamente la stanchezza mi assale. Comprendo che non posso pensare lucidamente sotto I morsi della fame che si stanno manifestando. In effetti sono in piedi dall'alba e ho pranzato solo con poca frutta. E poi... la sua voce, il suo sguardo, il suo tono deciso! Si, lo so! Sono forse troppo ingenua ed incosciente a seguire quest'uomo sconosciuto fino ad un'ora fa... uno sconosciuto che sembra provare le mie stesse emozioni!
Abbandono ogni indugio o titubanza e lo prendo a braccetto. Che emozione farmi guidare sotto I portici di Bologna, città magica e calda, sotto una notte stellata e ricca di promesse. Guardo quegli occhi così profondi e bui. Mi ci tuffo dentro con tutta l'anima e sorrido di gioia. Mi sento desiderata e coccolata. Non posso desiderare altro al momento. E' così facile seguirlo, ascoltarlo, parlare con lui. Sembra conoscermi da sempre. E poi, quella fossetta che si forma quando sorride... mi fa impazzire! Vorrei percorrere con l'indice tutto il labbro superiore e poi quello inferiore, mentre con la lingua percorro le mie labbra. Spero che dai miei occhi non traspaiano i miei impudici pensieri.
Ed ecco che siamo già arrivati alla trattoria. Sono lieta di constatare che non era una bugia, la sua. Gli sorrido di nuovo, il cuore batte veloce quando mi aiuta a sfilarmi il cappotto e le sue mani morbide e salde mi accarezzano le spalle. Come vorrei sentire le sue labbra posarsi sul mio collo, ammirandolo e accarezzandolo con dolce languore. Evito di parlare e di voltarmi. Seguo il cameriere. E' meglio evitare altri imbarazzi per il momento.
Il luogo è carino, accogliente, ed ecco che il tavolo assegnatoci è addirittura in un angolo appartato del locale. Sono così imbarazzata e al tempo stesso eccitata; da lui, dalla situazione, dalle emozioni che credevo sopite da anni...
Prima di leggere il menu' lo rimiro ancora una volta e di impulso sfioro la sua mano destra con la mia sinistra. Ha mani affusolate, da artista, morbide e al tempo stesso presenti e decise, calde. Le dita si muovono veloci sotto le mie ed infine catturano a loro volta la mia mano.
La mia anima si specchia ancora nei suoi occhi. Ho come un fermo immagine di noi due, nudi, abbracciati, su di un letto dalle lenzuola chiare e morbide... Non posso credere di fare simili pensieri... Arrossisco e distolgo lo sguardo. Intorno a noi ci sono oramai solo tre tavoli. Le luci sono soffuse e la musica in sottofondo sembra essere la cornice ideale ad un incontro romantico e fugace...

Deve essere un sogno e, se è un sogno, non voglio svegliarmi mai. La tua mano nella mia, dolcemente abbandonata come in un arpeggio di sensi completi. Vibra, la sento vibrare ad ogni parola, ad ogni sguardo, ad ogni più lieve tocco delle mie dita su questa pelle morbida, sensuale, magica. Adoro il mio essere mancino, che mi ha creato tanti problemi fino adesso... adesso ho la tua mano nella mia e tu riesci a mangiare, a nutrirti senza problemi. Non so nemmeno cosa stiamo mangiando... abbiamo ordinato, ci hanno serviti, ti ho versato il vino, abbiamo brindato. Ma non chiedermi mai cosa abbiamo mangiato. Io ho mangiato te, le tue parole, le tue risate piene di gioia, i tuoi profumi, i tuoi sorrisi e i tuoi occhi. E non sono sazio, no! Ho fame, immensa e insaziabile fame di te, dei tuoi rossori, di tutto ciò che non dici, di tutto ciò che non dico. Di cosa abbiamo parlato? Non so, non ricordo... non ricordavo già mentre lo dicevo. Come fossi dissociato da me, osservatore estraneo, lontano. Un me parlava a te di cose che non so; un me pensava a te e a tutto ciò che vorrei farti, a tutto ciò che vorrei dirti. Ti vedevo distesa su un prato, a primavera, sorridente e splendente col pube coperto di piccoli fiori, solo i fiori a coprire quel poco. Il tuo sorriso era quello, quello che mi regalavi lì a tavola, sorriso di occhi e di bocca, sorriso limpido, leggero. Poi, a coprire le carezze alla mano, l'orario dei treni... consultare l'orario ma non staccarsi, lasciarsi uniti, lasciarmi godere di te, delle tue vibrazioni. Quasi pudica ti sento restituire la carezza, sotto l'orario dei treni, come a vergognarti di farti vedere da altri, che mi carezzi; come a vergognarti persino di me, nell'accarezzarmi. Il primo treno utile è alle sei e quaranta ma ce ne sono parecchi, subito dopo e tutti ti permettono di arrivare in tempo al tuo lavoro. Meglio dormire qui, a Bologna. Chiedo il conto alla cameriera e un posto per dormire.

- Abbiamo anche noi delle camere... ne è rimasta giusto una! -

....Alzo gli occhi verso la cameriera, con stupore palese. Si è avvicinata senza che me ne accorgessi. E adesso come faccio? Si, riconosco che questo Matteo mi attrae enormemente, gli occhi profondi e misteriosi, le mani morbide e delicate, la voce profonda e decisa... e di certo le luci soffuse e il vino rosso assaporato durante la cena sanno essere molto convincenti. Lo guardo confusa e timida... una goccia di vino sporge invitante sull'angolo destro della sua bocca. Decido di seguire il mio istinto per una volta. E' così facile tacere e lasciare fare docilmente ad un'altra persona per una volta. Il tempo scorre veloce. Già mi trovo in piedi vicino alla cassa. Matteo è così dolce e premuroso, mentre paga il conto e insieme saliamo piccole scale laterali che ovviamente non avevo notato all'arrivo. Le mie mani si intrecciano con le sue in modo così naturale. Il suo calore mi entra dentro. Lo seguo a testa bassa, imbarazzata e al tempo stesso eccitata. La nostra camera è in fondo al corridoio. Entro titubante e osservo l'arredamento, molto ottocentesco, con un grande affresco sopra la testata del letto, colori caldi alle pareti richiamano le emozioni provate sul treno e durante la cena. La porta viene chiusa silenziosamente dietro di me e mi ritrovo avvolta dalle sue braccia, dal suo calore, dal suo profumo. Le sue labbra si posano inizialmente con timida incertezza sul mio collo, poi con maggiore desiderio e sicurezza...

Come in un sogno malato. Siamo qui dentro una camera d'albergo, forse non siamo nemmeno esistiti mai, prima. Posso fare ciò che voglio, è solo un sogno, è tutto finto. Solo il suo fremere è vero, reale. Fremi sotto le mie mani, fremi sotto le mie labbra. Si lascia spogliare con disinvoltura, si lascia baciare, accarezzare e stringere senza alcun pudore. Finalmente le sue labbra sulle mie, timide e frementi, serrate e ingenue. E il guizzo della sua lingua sulle mie labbra, delicato come l'ala di una farfalla ma mi stritola l'anima come una morsa enorme. Cade anche la mia giacca, aspiro il suo profumo delicato e secco. Quasi senza rendermene conto la trovo nuda sotto la maglia di lana... nessun reggiseno, nessuna canottiera. Mi riempio le mani dei suoi seni magici, morbidi e vellutati. Piccoli seni con capezzoli già molto eccitati. Li mangio, li bacio ma la sua bocca chiama, torno a baciarla, la lingua s'avvinghia alla mia, ci gioca e si torce, come il suo busto, come il suo corpo. Via tutto... resta con le mutandine, di cotone quasi pudiche, infantili... le immagino bianche, ma non posso andare a guardare. Sento le sue calze, sotto la mano. Appena sopra al ginocchio, strane... come le chiamano, queste? Parigine, mi pare... la sua pelle mi inebria e il suo vibrare mi esalta. Ormai sono nudo pure io, son riuscito perfino a togliere i calzini da solo. La sua pelle sulla mia è una sinfonia, una canzone, un sogno. Scendo dalla sua bocca, seguo il collo, la clavicola, l'ascella e torno al seno. Ora, sdraiata sul letto è perfino più piccolo, delicato ma chiama prepotente. Non posso fermarmi ancora molto, qui... devo correre più giù, assaporarne l'ombelico, la dolcezza infinita del ventre e delle anche... ora le vedo, quelle mutandine bianche... con un fiocco rosso o viola, nella penombra non distinguo il colore. Un piccolo fiocco proprio sopra al pube gonfio e profumato, celato dal cotone. Le afferro coi denti, le tiro di lato, le calo piano mentre la tua voce sussurra e mugola, mentre fremi più forte, mentre ti torci e ti inarchi. Un sogno, troppo bello, tremo all'idea di svegliarmi... calo ancora un poco questo tessuto bianco, scopro il pelo che ti orna, scopro l'anca armoniosa e tu mi aiuti... muovi il bacino, muovi il sedere... e le mie mani scorrono via a carezzare i tuoi piedi mentre io mi allontano per guardare un attimo questa meraviglia che freme. Poi, tolte anche le calze, la mia mano riprende a salire e t'induce a scostare le cosce, a farmi spazio, ad aprirti, ad invadermi tutto del profumo sublime del tuo abbandono, della tua resa. M'accorgerò, fra non molto che non è una resa, non è un abbandono; non sono io quel che voglio, siamo già noi, noi uniti e fusi in una lega indissolubile. Magari non avremo più modo di incontrarci, di vederci, di sentirci... ma saremo ugualmente fusi assieme. Mi calo a baciare le tue cosce bianche e morbide, a leccarle e a brucarle. Mi nutro di questo come dei tuoi sospiri, dei tuoi mugolii, delle tue parole incomprensibili e delle tue mani che premono la mia nuca. M'avvicino piano, lentamente, alla tua fonte senza toccarla e le tue mani guidano, vorrebbero. Disubbidisco, ci giro attorno, mangio il pelo profumato del tuo pube premendo il mento un po' più in basso e le tue mani reagiscono, il tuo bacino rotea, mi cerchi come impazzita, come falena che cerca la luna. E poi, finalmente, mi nutro del sugo che hai speso e ti sento subito cantare di gioia. E continuo, leccando avido ogni stilla d'umore, ogni millimetro delle tue labbra, baciando il bocciolo, raccogliendolo tutto fra le labbra, coccolandolo piano lo accolgo dentro me, mi lascio scopare. Tu vibri ancora, scossa di piacere, con le mani che m'arruffano i capelli, mi strappano la pelle, mi s'insinuano nel cervello. E piano risalgo fino alla tua bocca a condividere con te il mio pasto come lupo sottomesso. Giungo al tuo sorriso, vedo le lacrime che scorrono sulle tue guance e gli occhi velati. Le lingue si incontrano all'aria, torcendosi e avvolgendosi prima che le labbra s'uniscano in bacio infinito. Non si scollano neppure mentre entro in te, mentre scivolo dentro la tua calda tana che mi sembra abbracciarmi e trascinarmi per metri e metri. Mai sazio, mai stanca; il mattino ci troverà ancora così, incastrati e frementi, curiosi di tutto perché questo sarà, Sara, l'amplesso eterno. Pur se sarà l'unico, resterà aperto, mai chiuso. Ti guarderò partire, sul treno... non sarà facile, Sara, ma continuerò a scoparti anche mentre sarai lontana, mentre sarai d'un altro, mentre sarai vecchia, mentre tutto. E così sarà per te, Sara.

silverdawn & Fabiola

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