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Racconto n° 5237
Autore: Fiordaliso Altri racconti di Fiordaliso
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Veleno, scorre dentro il sangue e ti porta via. Remember, fantasmi dal passato. Phobos, il senso della paura. Legality, le perversioni di una Star della musica. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Inferno, le ombre oscure della rete. Orchid Club, il piacere tecnologico Rebel II,  la conferma di ogni sospetto X Stories, i mille volti di una straordinaria follia Libero Arbitrio, il tempo dell'intrigo.
 
 
La cameriera
Preghiera

- Eppure non mi avevi detto addio. Mi donavi carezze, una parola mancata, un saluto atteso troppo a lungo, per me erano punizioni. ll mio è un piacere mentale. Solo chi riesce a percepire lo spiraglio per entrare, può venirmi in testa e scoparmela.
E tu lo hai fatto. Parole, pause, riflessioni, insulti: sono questi gli atti della penetrazione.
Nulla a che vedere con l'atto materiale, così meccanico e banale.
La fantasia che per notti non mi ha dato tregua nell'attesa di una tua parola, di un tuo saluto.
Tu hai messo la chiave nella fessura giusta che non è tra le mie gambe ma nella mia mente, io provo piacere anche soltanto a pensarti e quando avverto la tua calma avvolgermi nella ragnatela del dominio il mio corpo sussulta di piacere.
Tutto quello che ho imparato da te resta nel mio racconto di sottomissione!
Se io solo potessi ancora sentire la tua mente, accarezzarne il pensiero, aprire le mie cosce alle tue parole e lasciarmi penetrare dai tuoi ordini perentori, sapere che non mi ha abbandonata, sarei così tanto felice da tenere in vita questo
racconto che ormai per me è soltanto cronaca passata.
Ma io voglio che continui a crescere e tu finalmente decida di apparirmi ancora a donarmi quel pò di depravata linfa che mi consente di dar sangue ai personaggi.
Desidero esser punità dove più ribolle la mia lussuria e vivo nell'ansia delle tue bacchettate ancora.
Lo dico rossa in viso per la vergogna provata. Lo sai che sono qui solo perchè spero che i miei racconti siano lettere messe in bottiglia e gettate nel mare verso la tua riva.
Ti prego torna a trovarmi: Fiordaliso, la tua eletta, ti aspetta! -

Risposta:

-Fiordaliso, mi sei mancata tu e la tua femminilità messa al servizio di pochi. Sai benissimo che la tua sensibilità accresce il mio piacere nel disquisire con te. Tu e la tua personalità ambivalente che affascina, intriga ed incuriosice, ma soprattutto denota il tuo distinguerti nel mondo dell'erotismo raccontato.
Il tuo nick name non ha importanza, nulla è un nome senza l'essenza, l'animo e lo spessore che dimostri in ogni tuo atteggiamento della vita reale: anche se io ti adoro in veste di puttanella sottomessa!
Il tuo ruolo è intoccabile e nessuno può sperare di togliertelo.
Ricorda che nessuno è come te, esprimilo, anche se mettere a nudo la tua anima significa sconvolgere il mondo di chi ti sta attorno. Ora a te mia serva insolente, donna avvezza al piacere, adorabile lurida femmina che con il suo fascino serve ed è servita, che sopporta e strattona il guinzaglio, ferma il tuo racconto, vai ad affondare la tua penna nella melma, un pò più di sudicio e di sconceria perversa aumenteranno l'erotismo senza per questo volgere al porno.
Presto avrai la visita del mio segretario attuale, lui ti spiegherà i motivi non detti del mio necessario allontanamento, a volte ci sono tempeste improvvise e spesso ripararsi non basta, occorre cambiare direzione.
Tu non cedere alle lusinghe dei nuovi padroni, che quello con loro sia soltanto un provvisorio nuovo rapporto di lavoro, e magari ti sia di aiuto per accrescere la tua esperienza. Che l'attesa del mio ritorno, inevitabile, aumenti il mio e tuo desiderio repressi -

Fatti di cronaca ed agonia del racconto:

Con me è severa, pretende molto e quando sbaglio è volutamente intrasigente, al punto di allontanarmi, destinarmi a servizi umilianti, rimproverarmi di fronte ad altri. Io, maledettamente timida, arrossisco e più percepisco che gli altri si accorgono del mio disagio e più mi vergogno.
La scorsa estate, per un mio involontario ritardo, mi umiliò a tal punto che ebbi una crisi di nervi e le rovesciai addosso il piatto che aveva di fronte.
Cosa avevo combinato! Chiesi perdono, disperata, la signora, non si scompose:- E brava Fiordaliso, sei proprio una pasticciona ribelle- e quando aprì le gambe portando con forza la mia bocca sulla sue mutandine iniziai a baciarla cercando di darle più piacere possibile.
La baciavo e cercavo, con la lingua, di farmi spazio nell'incuria dei suoi peli folti e dell'afrore della sua fica sudata.
Scoprii che, forse volutamente, non curava molto la sua igiene intima. Mi tratteneva con forza incitandomi - Lecca lecca Fiordaliso, bagascetta mia ecco così', brava, ora pulisci per bene ogni pezzettino di pasta che è sulle mie scarpe-
E mentre china leccavo quella minestra, come una obbediente cagnetta, avvertii tra le mie gambe che il piacere mi aveva vinta, le mie lacrime si mescolarano alla sua bava che mi colava in bocca.
Quando la mia sottomissione fu sulla bocca di tutti, nessuno, neppure lo stizzoso chef osò più rimproverarmi.
Da quella sera, ero io, quando tardava più di due o tre sere a chiamarmi, a farmi coraggio ed a bussare alla sua stanza ed offrirle il mio servizio.
- Cosa succede, perchè hai chiesto di vedermi? - Sapevo di dover rimanere in piedi, ferma, ad un metro dalla sua poltrona.
Sapevo di dover tenere il capo chino o almeno non sfidarla nello sguardo.
- Ho da fare, cosa c'è di così urgente che non poteva aspettare ad essermi detto nel normale orario di ufficio? -
Arrossii. Non avevo nulla di urgente, solo voglia di vederla. - Ormai che sei qui, lasciami terminare un lavoro, intanto risistema la camera - Ero felice di poter rimanere.
Mi concentrai a mettere in ordine tutte le sue scarpe buttate alla rinfusa, la biancheria persa, il suo intimo mi faceva impazzire.
Avevo sentito parlare del suo cassetto dei giochi e non resistetti ad aprirlo: un guinzaglio, addirittura, faceva bella mostra di se insieme ad una bacchetta di bambù con manico in cuoio.
La sentii alle mie spalle - Chi ti ha dato il consenso di frugare nelle mie cose -
Farfugliai una scusa che potesse interessarla, sapevo del cuoco che quando faceva l'ordine delle provviste, una parte di esse prendevano la strada del ristorantino della figlia. Si sedette sul letto - Dimmi, dunque e attenta a non dimenticare nessun particolare! -
Capii che già ne era a conoscenza e voleva accertarsi non inventassi altro per screditarlo ancor di più, a mio favore.
Lei già sapeva ma era paziente ed abile ad attendere il momento giusto per agire, mai agiva d'impulso. Le raccontai solo quello che sapevo per certo.
- Fiordaliso sei una lurida bagascetta, curiosa tanto da frugarmi nel cassetto proibito, ma serva fedele, ora riapri quel cassetto e scegli tu la punizione che meriti: la verga o il guinzaglio! - Scelsi il frustino ed avida di piacere, glielo offrii.
-Ora metti le palme delle mani sul tavolo - ed io che stavo togliendomi le mutandine per offrirle il culo!
-Non devi avere fretta bagascetta - e sentii il dolore sferzante della verga sul palmo della mano: sette colpi, tra uno e l'altro solo il tempo di apprezzare il dolore ed una lettera del suo vero nome, fino a singhiozzare la mia resa.
Fu allora che tirandomi forte un orecchio mi disse - Ripeti, io solo sono una serva e non oserò mai più importunare la mia padrona se non chiamata -
In ginocchio la implorai di darmi piacere. -Alzati bagascia ho da fare ora - e mi cacciò fuori mezza svestita.
Le donne che pulivano il corridoio mi avevano vista, così mezza nuda, con la Signora che mi gettava dietro le mutande ed i collant, piena di vergogna arrossii.
Si fece ben sentire -Ho da fare, non ho tempo per i tuoi pettegolezzi, di serva -.
Nella mia camera, stesi crema lenitiva sul palmo della mani doloranti, e ripensando a tutti gli oggetti che avevo visto nel cassetto della Signora, immaginai con la mano nella fica, dopo la verga di bambù, di provare piano
piano, a dolore lento inferto, lo scudiscio sulla mia schiena.
Il giorno dopo ero esentata dai lavori di cucina per una noiosa dermatite alle mani.
Ero certa che le donne della pulizia avevano raccontato in giro di come la signora mi aveva cacciata, camminavo con la testa bassa e cercavo di evitare le spiegazioni. Solo dopo una settimana si degnò di rivolgermi ancora la parola per
chiedermi di accompagnare il signor Grandi, cliente facoltoso ed anziano, a cena alla Locanda del Porto.
Gli ricordava la sua gioventù e quando andava lì a cercar bagasce.
Ormai era diventato un ristorante di lusso e le puttane c'erano, ma di altro tipo.
Faticai a tenergli a freno le mani in modo che non apparissi come la sua giovane mantenuta.
All'uscita mi chiese di attenderlo in un angolo buio della strada, fermò l'auto mi chiese il prezzo e mi caricò come una di quelle.
Era felice e pure un pò ubriaco, poco più avanti accostò in uno spiazzo mi chiese di sbottonargli i pantaloni e di prenderglielo in bocca.
Era solo per rinnovare il ricordo, perchè di venire non se ne parlava neppure. Mioffrì 100 euro, proprio come una puttana.
L'Hotel Regina, come tutte le strutture, stava asfissiando per la quarantena Coronavirus e Lady V. volle organizzare una festa per il fine lockdown.
Di quelle che solo la sua mente perversa poteva concepire, naturalmente gli invitati furono scelti tra i più facoltosi e fedeli alla struttura.
Mi chiese obbedienza e riservatezza assoluta. Fece preparare dei ghiaccioli di granita, nello stecco centrale di uno solo fece incidere un fiore.
Sarebbero stati offerti soltanto verso le due agli ospiti rimasti, scelti personalmente della signora nel suo - giro del cassetto dei gioch-.
Pur stanca e sudata, non mi fu permesso di allontanarmi con il resto del personale.
Avrei dovuto servire io il cestello dei ghiaccioli, mentre la festa si avviava all'orgia depravata.
Fu allora che Lady V. consigliò a tutti di gustare le granite e scoprire lo stecchino, ci sarebbe stato un premio per chi avesse trovato il simbolo di un fiore. Toccò ad una signora vedova, sulla sessantina, grassotella, col trucco ormai sparso,
tenuta in pista soltanto dalla voglia di trasgredire. Poteva rinunciare e cederlo, il premio non era conosciuto, volle provare
l'ebbrezza del gioco e chiese il diritto al premio.
La Signora pronunciò il mio nome a voce alta - Fiordaliso, tu sei l'eletta a premio! accompagna Federica in stanza e mostrale il cassetto dei giochi, sia lei a scegliere quale usare -.
Diventai rossa di vergogna e di rabbia: la mia Signora che mi offriva come un gadget, prima al Grandi, poi alla Federica.
Quando s'accorse che stavo per disubbidire mi sussurrò tirandomi un orecchio - Lurida bagascetta obbedisci e per premio sarò molto cattiva con te -
Mi sentii avvampare di desiderio, precedetti Federica in camera e le mostrai il cassetto, lei non ebbe dubbi: scelse un vibratore e mi ordinò di usarlo su di lei insieme alla mia lingua. Godette sbavando come una troia, poi tornò al cassetto e mi bendò.
Avvertii il campanello dell'ascensore ed il sussulto della discesa verso la sala giochi e la palestra, erano locali insonorizzati.
Quando si aprirono le porte capii che Federica non teneva più il guinzaglio, mi sentii stringere le braccia dalle mani forti di un maschio, qualcuno mi tolse la benda, di fronte gli stivali di cuoio nero della Signora e di lato i suoi due ausiliari, dietro di loro un piccolo pubblico.
Mi fu ordinato di inginocchiarmi, gli spettatori si accomodarono su tre file di sedie e la Signora circondata dai due ausiliari, salita su di un piedistallo iniziò:- il pubblico cui questa seduta si rivolge è chiaramente ristretto ai soli invitati cui piace imparare o assistere agli effetti dell'uso della sferza e poi ulteriormente ristretto a coloro che hanno ritenuto che questa funzione abbia diritto ad un tangibile omaggio. -
Venni spogliata e fatta stendere prona su di un apposito attrezzo che consisteva in una barra centrale distanziatrice e due barre orizzontali alle quali mi legarono con mani e piedi, ed un paletto sostenitore su cui appoggiare il mento. Rimasi così esposta, e mi fu presentata, in una coppa d'argento una sferza simile ad una medusa dai lunghi tentacoli, dovetti baciare prima la coppa poi la sferza.
Un ausiliario recitò: -Quando una serva viene sorpesa a rubare due sono le vie o la si consegna alla polizia o se si vuol essere magnanimi la si punisce, la coppa d'argento è stata trovata nascosta in camera di questa ragazza nel tentativo di sottrarla; che siate voi dunque a decidere, la prima ed ultima frustata sono riservate alla Signora le altre nove a ciascuno di questo pubblico eletto -.
-Serva - pronunciò il primo esprimendo la sentenza con il primo colpo di frusta, -ladra - il secondo, il terzo mi chiese scusa ma mi colpì più forte degli altri, il quarto, un ricco benefattore che aveva fama di persona seria, si sentì in diritto, lui magnanimo, di chiedere alla Signora che, visto il mio culetto ormai tuttoarrossato, gli fosse concesso di constatare con mano quale fosse lo stato della mia fica; la Signora acconsentì.
Ero stesa come una rana e gli venne facile, senza chiedermi il permesso di effettuare visita ginecologica, prima con due, poi con tre dita e disse:- una eccitazione da troia depravata - ed anche gli altri indugiarono nel controllo, verificando a lungo ed attentamente.
La Signora sembrava soddisfatta dalla cerimonia così ben riuscita ma non riuscì a contenere la sua eccitazione e volle darmi l'ultima staffilata esclamando ad alta voce -Ti serva ad esempio lurida bagascia!- Quale esempio, pensai io singhiozzando di piacere intenso, quel vassoio lo hanno nascosto loro in camera mia! Più tardi, ormai era giorno, la signora mi fece consegnare questo messaggio:- Le emozioni non le tratto mai con fretta, ma le elaboro con la lentezza necessaria per goderne appieno oscenamente. Oggi hai il mio permesso di riposare e non presentarti in cucina. Astieniti dal toccarti, la notte che verrà ti porterà dolore, ignobile serva alla mercè della sua Signora -.
Ma quella notte non successe nulla e neppure il giorno dopo, io intanto avevo ripreso il servizio in cucina.
Poi ad un tratto iniziò a circolare la voce che la notizia della festa depravata era arrivata in alto e qualcuno dei papaveri si trovava in forte difficoltà presso i protettori politici, la Signora avrebbe avuto conseguenze; cercai inutilmente di avvicinarla, in risposta ebbi un'altro suo messaggio, che subito non compresi bene, in tutta la sua gravità e tristezza:
-Ti ho amata come una madre ama sua figlia, desderata come si desidera il più primitivo degli amanti, nella sconcezza, nella perversione, nella più truce intimità e complicità. - Nel pomeriggio era ufficiale la notizia della destinazione ad altro incarico della Signora.
Assomigliava il capo del personale l'ing. Renatino, con quei baffetti da testa di cavolo, a Pedrito el Drito, era isterico e sacrestano, e pure, dicevano incompetente e stronzo. Ma è cosa nota, dei capi del Personale non se ne parla quasi mai bene.
Mi convocò nell'ex ufficio della signora, trasformato in suo quartier ispettivo generale. Mi parlò, arrotolandosi i baffetti, della gravità della cosa accaduta, erano state scattate foto, si doveva evitare lo scandalo, io ero in parte responsabile avendo accondisceso etc. etc. , mi offrì trentamila euro per firmare le dimissioni ed un ottimo attestato di servizio.
Mi riservai un giorno di riflessione ed intanto avevo pensato ad un signore che portava tutti il giorni il barboncino a fare pipì al parco dell'hotel e mi aveva detto essere un noto avvocato esperto di questioni del lavoro. Non gli ero indifferente.
Andai nel suo studio, lui era anziano ma, dalla targa esposta, risultava avere più di dieci collaboratori. Fu felice di trattare il mio caso direttamente e mi chiese di non omettere nessun dettaglio nel racconto, anzi a porte chiuse volle constatare" de visu" quanto avesse subito il mio povero sedere, ne fu molto mortificato.
Accarezzò le ferite in via di guarigione ed indugiò con il dito all'entrata del buchino rimasto indenne dalle voglie di quella notte, era grasso e sudava molto, aveva il dito cicciotto e si tolse la voglia di scoparmi, con quel fallo...di mano.
Poi si aprì i pantaloni offrendomi il cazzo, che proprio stava giù, capii subito la fatica che avrei dovuto fare, di bocca e di mano per farlo godere. Poi gocciolò sudore e sborra sul mio viso.
Dopo aver telefonato a Renatino si disse felice di aver dovuto trattare con un ingegnere, che sono quasi tutti negati sulla problematica del rapporto di lavoro, e questo Renatino probabilmente era il più incompetente, malleabile e raccomandato dei capi del personale. Ne uscii con sessantamila euro al netto delle spese legali.
Con quel lusinghiero curriculum fu cosi che venne assunta nella ditta che si occupa di preparazione cibi per catering a bordo....

Fiordaliso

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