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Racconto n° 5243
Autore: Mobidick Altri racconti di Mobidick
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History, il desiderio venuto dal passato. Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Madame, i segreti di una signora per bene. Dugi Otok, oltre il flusso della marea. Escort, un gioco che può cambiare la vita Rebel II,  la conferma di ogni sospetto Black Earth, la terra oscura della vita God save the Queen, una sola Regina per l'Europa. Remember, fantasmi dal passato.
 
 
L'odore
Fu una fredda sera d'inverno, tormentata dal vento e da forti burrasche di pioggia, che capi' che il sesso ha sempre lo stesso odore.
Saette che abbagliavano istanti di una notte cupa anticipavano, con un silenzio sordo, quei tuoni che fanno tremare perfino l'aria.
Erano passate da poco le due del mattino ed ero appena tornato dal lavoro. Come un fulmine mi infilai sotto le coperte.
A me queste serate fanno venire voglia di riscaldarmi tra le gambe di una donna. Ma purtroppo ero solo.
Cominciai a smanettare col telefono e mandai un messaggio ad una tipa con cui chattavo da poco e non ci eravamo ancora conosciuti.
-Ciao, sei sveglia?
~Si.. E tu, che fai ancora sveglio?
-Non riesco a prendere sonno. Sono appena tornato dal lavoro e mi sento ancora adrenalinico. E questa serata malinconica mi fa pesare di essere solo. Mi ci vorrebbe una bella compagnia.
~Hai ragione, sarebbe l'ideale.
-Non hai nessuno che ti riscalda il letto? - gli chiesi.
~Purtroppo no. E questa sera non c'è neanche mia madre, è andata a fare compagnia a mia sorella e ai miei nipoti.
-Una donna sola, di notte, con questo brutto tempo non ci dovrebbe proprio stare.
Vengo io a farti compagnia e a riscaldarti il letto...
~Non lo so... chissà cosa potrebbe succedere? - ribatte'.
-Scopriamolo subito.. - Ero lanciatissimo..
~E se non ti piaccio?
-Perché non dovresti piacermi?
~Perché non mi piaccio.
-Non mi creo nessuna aspettativa, ti prometto di non giudicarti. Regaliamoci un avventura.
~Va bene. Si, proviamo. Vieni. Ti mando la posizione. Conosci il quartiere Balzo? È dietro la chiesa di San Giuseppe. Non puoi venire fino a casa mia con la macchina, devi lasciarla prima.
-Si conosco benissimo il quartiere, ci andavo sempre da piccolo, ci viveva una mia cara zia. Vengo in moto, posso arrivare fino a casa tua. Mi preparo e parto subito. Fra 15 minuti fatti trovare davanti alla porta.
~Ok ti aspetto.

Mi sistemai in un baleno. Uscì, presi la moto e partí. Attraversai tutto il paese, le strade bagnate erano deserte, fui velocissimo.
Ecco la chiesa, mi intrufolo tra le strette vie, simili ad un labirinto, con estrema disinvoltura. Comincio a percorrere la stradina in discesa, poi il vicolo a sinistra, una serie di cunette. Supero la prima, la seconda e proprio alla fine della terza cunetta l'ombra di una persona davanti l'uscio di casa mi fa cenno di fermarmi. Parcheggio la moto, tolgo il casco e vado verso di lei.

-Ciao
~Ciao. Entra. Veloce.
-Wuuaauuu che corsa.
~Shhhh!!! Vieni. Non mi guardare per favore. Guarda come sono conciata. Entra in camera, togliti quello che ti devi togliere e vieni a letto. Che disagio. Ma che stiamo combinando. Non ci sto capendo niente. Ma tu come fai a essere così tranquillo?

Farneticava per l'emozione. Completamente sopraffatta dall'ansia. Stava seduta sul letto, con una tuta pigiama fucsia, dello stesso colore dei capelli, un pó in carne, non era affatto bella e aveva una voce molto bassa. La confusione tutto in torno di vestiti e oggetti vari stancava gli occhi. Insomma la situazione ispirava tutto tranne il sesso e avevo pensato seriamente di andarmene. Ma ormai ero lì e non volevo mancarle di rispetto, aveva accettato la mia proposta di vederci di nascosto a casa sua. Così mi misi a sedere sul letto, appoggiai la mano sulla sua gamba e la accarezzai dolcemente e le dissi di stare tranquilla e che se non volesse fare niente me ne sarei andato subito. Mi fece cenno di no con la testa. Così mi avvicinai a lei che si porse verso di me, appoggiai le labbra sulle sue e infilai subito la lingua nella sua bocca che mi ospitò molto calorosamente. Fu allora che capi' che il sesso ha sempre lo stesso odore, quell'odore che quando lo senti ti spinge ovunque, con chiunque a fare di tutto per il nome del piacere.
Cosi, senza pensarci due volte, la spogliai mentre le nostre lingue continuavano ad assaporarsi, mi trovai le carni molle tra le mani e la palpai con vigore tra morsi e leccate ai seni e ai capezzoli. La lingua vorticava su quei capezzoli ormai turgidi di piacere. Scesi ancora più giù e allargate le cosce presi a leccarle il clitoride mentre con le dita della mano sinistra le allargai le labbra e infilai due dita della mano destra e la lingua contemporaneamente dentro la vagina. Prese delicatamente tra le mani la mia testa, la tenne stretta tra le gambe e con un movimento istintivo del bacino spinse la fica sulla mia faccia chiedendomi di non fermarmi. Ora il mio viso odorava dei fluidi della sua vagina. Mi afferrò il pacco ancora nei pantaloni, lo tirò fuori e lo accarezzo' mentre mi spogliavo. Quando fui nudo mi avvicinai in ginocchio davanti a lei che si era sdraiata e se lo ficco' tutto in gola, con una mano giocava con i testicoli e con l'altra teneva saldo il cazzo che diventava sempre più duro ad ogni assalto della sua testa e ai virtuosi movimenti della lingua. Fu così vorace che non resistetti più, mi alzai, la sdraiai con la testa penzoloni sul bordo del letto e mi scopai quella bocca convulsa. Mai nessuna era riuscita a mangiarlo in quel modo e mi riempí così tanto di piacere che la mia crema uscì in quantità da inondarle bocca viso e seno.
Ci sistemammo e ripulimmo tra sguardi di compiacimento e senza farci nessuna promessa ci salutammo e mi concedai dalle sue braccia.


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