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Racconto n° 5253
Autore: Nikitaverdeveleno Altri racconti di Nikitaverdeveleno
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Veleno, scorre dentro il sangue e ti porta via. Remember, fantasmi dal passato. Phobos, il senso della paura. Legality, le perversioni di una Star della musica. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Inferno, le ombre oscure della rete. Orchid Club, il piacere tecnologico Rebel II,  la conferma di ogni sospetto X Stories, i mille volti di una straordinaria follia Libero Arbitrio, il tempo dell'intrigo.
 
 
Tu
Certi legami nascono in modo misterioso ed irrazionale. Come il bisogno di sentirsi in totale balìa del volere dell'altro.

Ho conosciuto solo una persona che per un breve tratto ha nutrito fisicamente​ quel lato di me. Ero assolutamente...affidata. Senza barriere, con una fiducia massima in lui.​ Non so spiegare perchè.

Ha acceso quel lato di me...l'ho "sentito".

Ho accettato il primo incontro decisa a scoprire se le mie fantasie erano radicate o solo un istante che mi attraversava.

La prima dote che di lui mi ha attratta è stata la ferrea organizzazione. Non ho dovuto pensare. E per me è stato...come aria pura.

Il luogo.
Le modalità per accedere. Il codice per entrare senza dovermi far aprire.
Le istruzioni su cosa avrei dovuto fare, appena oltrepassata la soglia.

Una stanza su due livelli.

Spogliarmi, restando solo in intimo, autoreggenti e tacchi.

Bendarmi. Ed aspettare.

Sentivo la sua voce che mi guidava.
Poi la sua mano sulla mia che mi aiutava a salire quella scala.

La prima cosa che ha fatto è stata far scivolare sulla mia pelle il primo regalo che aveva scelto per me.

Un paddle con un lungo manico tempestato di piccoli brillantini.

Sentivo i sensi all'erta, tesi nello sforzo di captare ciò che accadeva intorno a me.

Eccitata.

Mi ha fatta appoggiare al muro, la parete irregolare fatta di mattoni pungeva attraverso il poco tessuto che copriva il seno.

Il suo corpo premeva sul mio, mentre la sua bocca si appoggiava lieve sulle spalle.

E poi, la sua gamba che allarga le mie.
La mano blocca i miei polsi sopra la mia testa.
La voce, calma e sicura, mentre mi diceva di restare immobile.

Il paddle che scorre sulle gambe.

Il primo colpo sulla natica. Ho sussultato, ma per la sorpresa.

Il secondo, più deciso. Aspettavo il dolore, ma era lieve.

Il terzo è stato l'inizio del mio precipitare.

Mirato, preciso, sul sesso esposto.

Non lo vedevo in viso, ma sapevo che stava sorridendo.

Alternava colpi...e dita a frugarmi dentro.

Ma da perfetto Master, non mi ha concesso l'orgasmo.

Mi ha tolto la benda. Mi ha baciata giocando con la mia lingua a lungo.

Di nuovo, la sua mano mi ha accompagnata verso il grande letto.

Sul quale aveva disposto in bella vista un collare, il secondo regalo che ha pensato per me.

Sorrideva ed io con lui, mentre lo allacciata sul mio collo.

Ricordo così bene le sensazioni, un conflitto potente tra il mio lato indomabile e la parte di me che ha bisogno di essere sottomessa...

Non andrò oltre, con il racconto di ciò che sono stati quei momenti, reiterati più volte.

Non sono certa che sia ciò che desideri.

Posso dire, con fermezza e totale certezza, che in un tempo ormai lontano...io ti ho "sentito", mio Signore.

Tu.
Sei sempre stato Tu.

Sulla pelle e nella testa.
Primordiale l'istinto di chinare il capo ed offrirti i polsi da legare per rendermi vulnerabile.
Potente il bisogno di scatenare il tuo lato oscuro, disobbediendo e contravvenendo al tuo volere, ancora non espresso ma in fondo chiaro.

Sfuggente ma perennemente legata.

Senza che tu abbia mai fatto nulla per farmi riconoscere il tuo Essere.

Mi vedo...come mi sono vista così tante volte...piegata al tuo capriccio del momento.

Mai completamente domata, forse.

Lo sguardo sfrontato non so proprio spegnerlo...

Le tue dita. La tua bocca. I denti a lasciare impronta sui capezzoli turgidi.

I giochi tra le tue mani.

Le tue fantasie.

E in​ fondo...il tuo volermi.

Hai ragione, un Padrone non si cerca.
Si riconosce.

E io Ti ho riconosciuto.

Nikitaverdeveleno

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