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Racconto n° 5302
Autore: John coltrane Altri racconti di John coltrane
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La deviazione

Io e mia moglie siamo stato un po' libertini, in passato. Lei ha avuto delle avventure, e così io. Col tempo le cose sono cambiate e a volte, quando ripensavo a quelle storie, mi sembrava impossibile che riguardassero me, o Anna. Ma soprattutto Anna, perché, per oscure ragioni, i nostri tradimenti ci sembrano quasi sempre poca cosa, quelli die nostri partner invece assumono ai nostri occhi un valore più grande.
A cinquant'anni mia moglie Anna era una bionda attraente, con un viso dolce, un corpo ben proporzionato e un ottimo carattere. Non c'era niente in lei che facesse pensare a certe serate di cui era stata protagonista, in un'altra città, un'altra parte del paese.
Sapevo che i nostri amici attuali, quelli di sesso maschile, molti dei quali più anziani di noi, mi invidiavano. Forse anche qualche donna mi invidiava. Tuttavia nessuno, almeno che io sapessi, ci aveva mai provato esplicitamente. Né lei mi aveva fatto capire di volere altro rispetto alla nostra tranquilla ma ancora soddisfacente vita sessuale.
Immaginatevi perciò la mia sorpresa quando mi raccontò cosa era successo con Alfonso.

Alfonso aveva settant'anni. Portati bene, l'ho sempre detto. Anche lui veniva da un'altra regione, come tutti nel nostro giro. Era stato un architetto e un docente universitario. Adesso era in pensione. Un uomo anziano, basso di statura, magro, con tutti i capelli al loro posto, pieno di vitalità. La moglie, a sua volta docente dell'ateneo del capoluogo, ancora lavorava. Era alta e aristocratica e mi stimava. Ma...nessuna attrazione, fra noi. Il che per certo versi era perfetto.
Uscivamo spesso assieme. Sia noi quattro sia anche con altri amici. Alfonso con Anna faceva sempre il galante e anche qualcosa di più, ma in maniera divertente e non volgare. Sua moglie stava al gioco. Anna a volte lo provocava, con fare bonario, accondiscendente. Io non ero preoccupato. Da un bel po' di anni non ero preoccupato del comportamento di mia moglie, dei suoi desideri.

Mi disse: Quella volta che siamo andati al cinema, a vedere Blade Runner II.
Sì, me lo ricordavo anche perché non mi era piaciuto.
Tu eri seduto da una parte, e dall'altra c'era lui. A un certo punto...le nostre ginocchia si sono incontrate.
Mentre mi raccontava questo Anna stava per andare a fare un bagno. Di solito si faceva sempre la doccia, ma stavolta, chissà come mai, si era riempita la vasca.
Vai avanti, le ho detto. Mi sentivo agitato e al tempo stesso eccitato. Forse anche lei si sentiva così.
Si è spogliata: pantaloni, mutande, camicia reggiseno, tutto ammonticchiato sul bidet. Ha chiuso i rubinetti ed è entrata in vasca, nella schiuma.

Quella volta, niente, è finita lì. Ma ormai, sai com'è, era successo. Quindi, qualcosa nell'aria c'era. Non si torna indietro.
No, lo so.
Ti ricordi che una settimana dopo, circa, si era offerto di accompagnarmi da quell'arredatore?
Sì. Per il divano. Non avete trovato niente, alla fine.
Ecco. Allora...
Mentre continuava a parlare, si è lasciata scivolare un po' più giù. Adesso La schiuma le copriva completamente i seni, le arrivava quasi al mento. Ha chiuso gli occhi. Non so se per imbarazzo o... Non so nemmeno dove tenesse le mani, ma io sospettavo che le avesse appoggiate fra le gambe, là sotto.
Mi sono messo dietro di lei, ancora tutto vestito. Ho iniziato ad accarezzarle il collo, le spalle. Sudavo per via del caldo che faceva in bagno, e anche per quello che mi aspettavo venisse fuori da quella confessione.
Dunque, nel viaggio di andata è stato tutto quasi normale, eravamo con la sua macchina, lui scherzava, sai come fa. Solo, a un certo punto mi ha messo una mano sulla gamba.
Una mano come?
Sulla coscia. Avevo una gonna...
Quale?
Non so. Quella nera.
Ovviamente non potevi metterti dei pantaloni.
Faceva caldo, era quasi tre mesi fa.
E poi? L'hai lasciato fare.
Mah, io non mi sono mossa, più che altro. Ho fatto finta di niente. Comunque, siamo arrivati, abbiamo incontrato il tipo...
Sì, sì, e?
Quando siamo risaliti in macchina, lui aveva capito che non ero stata contenta, di quello che ci aveva mostrato. Mi ha detto che gli dispiaceva, mi ha chiesto se poteva farsi perdonare.
E?
E intanto mi ha rimesso la mano sulla coscia. Ha iniziato a muoverla, stavolta, a accarezzare, e a salire su, lentamente...
E tu?
Beh, sai che a me sono sempre piaciuti quelli più vecchi. E poi Alfonso lo conosciamo da così tanto tempo...
Vieni al sodo.
Allora – ha detto, con voce un po' arrocchita, mentre a me sembrava che l'acqua fra le sue ginocchia, che spuntavano dalla schiuma, si stesse muovendo – mi stavo eccitando, come puoi immaginare. Mi dicevo che dovevo chiudere le gambe, prendergli il polso, ma intanto lui saliva, saliva... Ad un certo punto è riuscito ad arrivare in cima, mi ha accarezzato da sopra le mutande, piano, mi sfiorava il cavallo con il mignolo, come se stesse passando di lì per caso...
Fai meno la spiritosa, per favore?
Scusa, ma...era così. Io ad un certo punto ho allungato una mano e ho iniziato ad accarezzarlo a mia volta.
Mentre guidava?
Sì. Si sentiva che ce l'aveva bello duro.
Ci credo. E poi?
Poi...mi sono chinata, fra le sue gambe, gli ho sciolto la cintura, gli ho tirato giù la lampo, e gliel'ho tirato fuori.
A quel punto Anna ha sospirato in maniera inequivocabile.
E gliel'ho preso in bocca. Lui ha detto, Anna, che fai, aspetta che mi parcheggio. Io gli ho ordinato di continuare a guidare. E, sai che lui sempre si vanta di avercelo grande? Beh, in effetti, ha proprio un gran cazzo.
Mi fa piacere. E poi?
Sono andata avanti fin quasi alla rotonda di casa sua. Per fortuna finalmente è venuto.
Ho fatto appena in tempo a tirarmi su prima che parcheggiasse. Tempismo perfetto. Mi aveva riempito la bocca di sborra. In quel momento è arrivata Elke, ha parcheggiato subito dopo di noi. Sono dovuta scendere e ingoiare tutto di corsa...
E lui?
Ah, non so. Era ancora vivo, almeno.
Tu avevi lasciato lì la tua macchina?
Sì, ma Elke mi ha invitato dentro, voleva sapere com'era andata, io sentivo addosso l'odore di suo marito...
Hai chiesto di andare in bagno.
Ovvio. Almeno mi sono sciacquata la bocca. Poi ho dovuto anche bere il caffè.

Ma: e adesso? Scusa, non capisco: sta andando ancora avanti questa cosa?
No, ha detto Anna. Lui aveva continuato a scriverle mail e messaggi per un mese, ma lei gli aveva detto chiaramente che era finita lì.
Perché? le ho chiesto.
Perché...una cosa così sapevo di potertela raccontare. Giusto? È una deviazione. Un momento di vertigine. Ma una relazione no. Non l'avresti accettata.
Hai ragione, le ho detto. È proprio così.
E sarebbe stato faticoso portarla avanti, comunque.
Sì.
Ti dispiace? Ti ho ferito?
Un po'. Non so cosa farò quando ci incontreremo di nuovo, più che altro.
Non è l'unico nostro conoscente con cui ho fatto sesso, no? Non hai mai fatto scenate.
Però...
Però niente. È finita lì. Ma volevo dirtelo.
Lentamente si è voltata. Si è messa in ginocchio, dentro la vasca. Dentro a tutta quell'acqua e quella schiuma, che lentamente si stava disfacendo. Io me lo sono tirato fuori.

coltranejohn39 gmail.com

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